Kelly Moore, Larkin Reed, Tucker Reed.
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I SEGRETI DI AMBER HOUSE.
Parte 2.
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Titolo originale: AMBER HOUSE. 2012.
Traduzione di: VALENTINA DANIELE.
2013. Giangiacomo Feltrinelli Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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I SEGRETI DI AMBER HOUSE.
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CAPITOLO 13.
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La mattina dopo mantenni la promessa fatta a Rose:
preparai delle uova strapazzate per Sammy e per me. Con
una dose appropriata di ketchup, erano quasi commestibili.
Sam non si lament.
"Sarah, come fai a capire che  un sogno?" Si mise una
forchettata di uova in bocca, poi cominci a radunare con
le dita i pezzetti rimasti sul piatto.
"Che cosa  un sogno, Sam?"
Le storie. Ammucchi i pezzetti sulla forchetta. Le
cose che succedono. Tutte le cose. Come fai a capire?
Non puoi farmi un esempio?
Be', per esempio ho conosciuto una bella signora che
mi ha dato un giocattolo bellissimo, disse, poi si mise la
forchetta in bocca. Alcuni dei pezzetti arrivarono a destinazione,
altri no. "Per non lo trovo da nessuna parte.
"Dove l'hai incontrata?
"In una stanza buia senza muri.
"Ah, dissi, "allora sono abbastanza sicura che fosse un
sogno, Sam. Dopo ti sei svegliato?
"Forse s, rispose lui, pensieroso. Non me lo ricordo.
"Vedi, Sam, la differenza la fa se ti svegli. Devi stare
attento a questo...
Qualcuno buss alla porta, mettendo fine alle nostre
elucubrazioni filosofiche. Quando andai ad aprire, trovai
un fiorista che mi consegn due grandi mazzi di fiori assortiti.
Immaginai che l'idea fosse di convincere la giornalista
del Southern Home che avevamo cinquecento dollari di fiori
freschi in casa tutti i giorni.
Mamma mi sistem al tavolo di cucina con un paio di
cesoie e una dozzina di vasi. La mia espressione marcatamente
sonnolenta la colp. Devi adattarti all'orario del
Maryland, Sarah, e dormire di pi. Hai un'aria tremenda.
Di solito mi sarei offesa per il suo commento, ma visto che
mi sentivo veramente uno schifo, lo trovai appropriato.
Prosegu. "Me ne servono due alti pi o meno cos,
port la mano sopra un vaso, "per la sala da pranzo e il soggiorno.
Comincia con i rami per dare una struttura. Poi,
prosegu indicando i vasi pi piccoli, misure assortite per
tutte le altre stanze. Fanne uno solo di rose. In tutti i vasi
pi piccoli metti un assortimento diverso."
Poi prese un paio di stracci per la polvere e un flacone
di cera liquida, e mi resi conto che tutto sommato mi era
andata bene. Perci, quando mi chiese con aria dubbiosa:
Tutto chiaro?, io risposi: Certo, con il tono pi sicuro
che mi riusc.
Sam? disse lei. Tu mi aiuti a spolverare.
S, trill lui, felice di partecipare. Sorrisi. Non ero
mai sicura se i suoi imprevedibili entusiasmi fossero da
attribuire all'autismo o al fatto che era piccolo. Per mi
piacevano tanto.
Speravo che quel compito mi aiutasse a tenere lontani
dalla mente i pensieri sgradevoli, ma invece si dimostr
perfetto per i vagabondaggi mentali. Che mi riportavano
tutti alla donna frustata e al neonato annegato in un secchio.
Entrambi crimini commessi da psicopatici della mia
famiglia.
Un contrasto orribile con le facce allegre degli aster, dei
gigli degli Incas, degli amarilli e dell'echinacea: i mazzi erano
dotati di etichette, a beneficio degli ignoranti come me.
Finii un vaso. Niente male. Molto carino, in effetti. Finii
l'altro con lo stesso risultato. Bene, mi dissi stancamente,
avanti cos.
Mia madre entr in quel momento, guard le composizioni
e spost abilmente un paio di steli. All'improvviso
nei vasi c'era una bellezza nuova. Fiori lunghi e corti in un
ritmo aggraziato e spontaneo.
Questa era mia madre. Pi che perfetta.
Lei prese uno dei vasi grandi e lo port in sala da pranzo.
Molto bene, disse seccamente. Avanti cos.
A volte era proprio brutto essere me.
Feci un'altra mezza dozzina di vasi, a fatica (steli lunghi,
steli corti, bilancia i colori) quando bussarono di nuovo
alla porta. Vado io, dissi, posando le cesoie.
Mia madre e io arrivammo alla porta insieme. Era un
corriere FedEx con un pacco tutto per me da parte della
scuola di Seattle. Una settimana di compiti.
Sar meglio che cominci subito, disse mamma.
L'ho gi detto che a volte fa proprio schifo essere me?
Aprii la busta nella mia stanza, pensando che sarebbe
stato infinitamente pi facile ignorarla se non ci fosse stato
nessun altro presente all'apertura. Misi la pila di fogli,
spessa alcuni centimetri, sul cassettone e presi solo i primi.
Cinque pagine di esercizi di geometria, pi le istruzioni.
Ne presi due. Compito di storia: scrivere un saggio riassumendo
le cause della Prima guerra mondiale. Non oggi.
Dieci pagine di esercizi di Franais. Merci, Madame Anderson,
reine dei compiti. Misi i suoi esercizi sopra quelli di
geometria, nella pila delle cose da fare subito. Rimisi tutto
il resto nella busta: di quello mi sarei preoccupata in un
altro momento.
Con un gemito da condannata a morte, presi la penna
e cominciai. Due ore dopo decisi che ero stata sufficientemente
virtuosa e misi via gli esercizi di francese che restavano.
Une autre fois... un'altra volta. Ma almeno mentre
lavoravo non avevo pensato nemmeno una volta alle sofferenze
della schiava frustata.
Chiss chi era. Pensai che forse avrei trovato qualche
indizio nei diari di Fiona. Visto che l'uomo era il Capitano,
l'episodio delle frustate doveva essere accaduto alla fine del
Settecento. Tirai fuori i quattro volumi che avevo nascosto
sotto il letto e aprii il pi vecchio. Passai le dita sulla grafia
incisa nella carta spessa. Una parte di me sent il grattare di
una penna, ma mi sforzai di ignorarla. Volevo solo leggere
del passato, non andarci.
Sfogliando le prime pagine, notai che gli appunti non
erano in ordine. Saltavano di mese in mese e di anno in
anno. Tuttavia riguardavano tutti il decennio indicato sulla
copertina, 1770-80. Scelsi una pagina a caso e lessi.
26 luglio 1777. Compleanno dei gemelli. Sarah-Louise ha
ricevuto la casa delle bambole fatta sul modello di Amber
House. C'era anche Camilla, che ha detto che era un
gioco da bambini piccoli. Sarah-Louise non le ha dato
retta.
Camilla? Chi era? Chiss com'erano i suoi capelli.
Poi il Capitano ha detto a Joseph di prendere in braccio
Matthew e portarlo fino al molo. Il regalo per lui era una
yawl, slanciata e con un solo albero, la prima a chiamarsi
Liquid Amber.
Matthew voleva salirci sopra e farla uscire subito: il Capitano
gli ha detto che prima doveva diventare un po' pi
forte, ma che la navigazione gli avrebbe fatto bene e l'avrebbe
reso pi duro.
Sapevo gi che Matthew non avrebbe mai pilotato la sua
barca.
Matthew e Sarah. I miei amici. Non solo fratello e sorella,
ma gemelli. Meditai tristemente su di loro per un momento
(sulla loro perdita, sulla separazione) come se fossero
persone che conoscevo e non estranei sepolti da secoli.
Gli appunti del diario chiarivano ci che non avevo capito
prima, e che l'editore di Fiona non aveva mai saputo.
Niente di ci che la mia bisnonna aveva scritto era frutto di
fantasia. Lei aveva assistito a tutti quegli eventi in visioni
come le mie, che poi aveva annotato nei diari.
Andai a un'altra pagina.
Gennaio, 1778? Ho visto di nuovo Persefone, come la
chiamo io. Non ho ancora idea di chi sia o da dove venga.
Vorrei poterla aiutare: non saprei dire con precisione,
perch ho la sensazione cos netta che abbia bisogno di
aiuto, quanto meno per la tristezza persistente che vedo
in lei. E il fatto che vaghi negli anni terribili delle macchinazioni
del Capitano.
A volte ho la bizzarra impressione che sappia che c' qualcuno
che la osserva.
Persefone? Una bambina persa nell'altro mondo? Che
senso aveva? Voleva dire che Fiona era in grado di vedere
qualcun altro perso nella stessa eco? Era mai possibile?
E come l'avrebbe capito? Pensai che potevo vagare a
lungo tra gli appunti disordinati di Fiona senza trovare la
risposta. Ma spiegava la sua insistenza sulla statua messa a
guardia della vasca. Chiss perch non aveva potuto aiutarla.
E se qualcun altro avrebbe potuto farlo, invece.
Mi domandai se Fiona fosse stata in manicomio per
via delle visioni. Sapevo da mia nonna che la madre di
Fiona era originaria del profondo Sud, non faceva parte
della genealogia di Amber House. Forse i suoi genitori non
sapevano niente del dono. Forse quando Fiona aveva cominciato
a vedere i morti, i suoi genitori avevano pensato
che fosse... che termine aveva usato mia madre? Schizofrenica.
Rabbrividii. Ricordai di aver letto ci che facevano agli
ospiti dei manicomi nella prima met del Novecento: elettrochoc,
lobotomie. Cosa avevano fatto a Fiona per rendere
i suoi pensieri pi "normali? E cosa mi avrebbe fatto mia
madre se avesse saputo delle cose che vedevo?
Presi dal cassetto il libro della mia bisnonna e lo sfogliai
dall'inizio. Non trovai riferimenti alla schiava, ma
a circa un terzo trovai i ritratti in miniatura di Sarah e
Matthew. La didascalia identificava i gemelli e aggiungeva
che Matthew era morto poco dopo l'esecuzione del ritratto.
Pi in basso nella pagina c'era una foto della lapide di
Matthew nel cimitero di famiglia, accanto a quella di sua
madre, morta dopo di lui. L'epitaffio di lei diceva: Deirdre
McCauley Foster, madre adorata, 1743-1776. Port il sogno
ai suoi limiti estremi.
Lessi il breve indice sul retro. La voce schiavit mi
port alle pagine dedicate alla nonna di Fiona, Maeve
McCallister, che evidentemente era stata un'abolizionista attiva
nell'Underground Railroad: la donna di cui mi aveva
parlato mia nonna. Dal numero di pagine che le aveva dedicato,
era chiaro che Fiona era orgogliosa di lei. Anch'io
lo ero: almeno una di noi aveva cercato di rimediare alle
colpe degli antenati.
Presi il libro per spostarmi sul letto e dal retro caddero
dei fogli. Erano scritti da una mano diversa da quella di
Fiona. Sul primo c'era la data del 20 giugno 1969. Voleva
dire che l'aveva scritto mia nonna.
I medici non sanno dire quando o se ne uscir.  come la
principessa della favola, che dorme finch non viene svegliata
da un tocco. Come posso aiutarla? Mark mi dice di
avere pazienza e fiducia nei medici. Ma credo che ci sia
qualcos'altro che posso fare.
Guardai la nota con un familiare senso di rabbia. Un'altra
sorpresa dal passato di mia madre. Doveva essersi ammalata,
molto gravemente. E non me ne aveva mai parlato.
Cominciavo ad avere l'impressione che mia madre non
mi avesse mai detto nulla della sua infanzia. Come se avesse
tenuto tutto nascosto. Mi domandai cosa avesse avuto,
cosa fosse successo dopo. Cominciai a scorrere i fogli in
cerca di risposte, ma mia madre grid, in fondo alle scale.
"Sarah? Telefono!
Rimisi i fogli nel libro e il libro nel cassetto. Scesi a rispondere
nell'ingresso.
Allora, Parsons, direi che hai fatto una gara niente
male.
Ero colpita. Pensavo che non l'avrei sentito mai pi, figuriamoci
poi per farmi un complimento. Ho avuto fortuna,
risposi.
Balle.  chiaro che sanno come insegnarvi le cose, l al
Circolo polare artico.
Ridacchiai. Seattle non  proprio l'Artico, ma  meglio
non cadere dalla barca. L'acqua  freddina, fidati.
Lui rise. Vieni a scuola con me domani. Stai un po' con
noi.
Wow. Vediamo. Niente compiti, non dovevo stare attenta
alla lezione, niente brutti voti se non sapevo una risposta,
dovevo solo essere carina e stare vicino al ragazzo pi
bello che avessi visto fuori da una rivista? E fuggire da questa
casa e da mia madre? Va benissimo, dissi.
Ti vengo a prendere alle nove meno un quarto.
Perfetto. A domani.
A domani, Parsons."
Mamma era arrivata all'inizio della conversazione per
curiosare discretamente. Ora mi guardava come se avesse
voluto farmi alla griglia. Io mi limitai a sorridere. E non
dissi una parola.
 arrivato il fotografo e ha bisogno del mio aiuto, disse
alla fine. "Non ho avuto il tempo di preparare il pranzo
a tuo fratello. Gli fai tu qualcosa?
Per me andava bene. Non avevo pranzato nemmeno io.
Sammy era seduto al tavolo quando entrai in cucina.
"Io e l'Orso Peso abbiamo fame, Sarah. Vogliamo un sandwich
al formaggio.
"Facciamo burro di arachidi e marmellata. Che marmellata
vuoi?
No. Il burro di arachidi no. Formaggio.
"Marmellata di uva, molto bene. Presi il barattolo dal
frigo e andai a cercare il burro di arachidi, che doveva essere
da qualche parte. "Ci vuoi delle fettine di banana?"
No-ooo. Vogliamo il formaggio. Noi odiamo il burro di
arachidi.
Lo so. Sembro cattiva, ma conoscevo le regole del gioco.
Un bambino con gli schemi mentali di Sammy si mette
in testa che vuol mangiare una certa cosa e niente altro al
mondo andr bene. Insomma,  piccolo,  bizzarro e tu
vuoi essere carina e rendere le cose pi semplici. Ma pap
mi aveva spiegato molto tempo prima che non facevo un
favore a Sammy dandogliele tutte vinte: doveva imparare a
vedere le cose in modo diverso, ad accettare anche le necessit
degli altri. Perci dovevo essere pi testarda di lui e a
quanto pareva ci riuscivo benissimo. Anzi, avevo un talento
naturale, specie quando non mi andava di cucinare.
Stammi a sentire, Schizzetto. Primo, so per certo che
tu non odi il burro di arachidi, lo mangi sempre. Secondo,
non ho intenzione di cucinare, n di lavare padelle. Se preparo
il pranzo, o  burro di arachidi o sono cereali. Allora,
cosa scegli?"
Burro di arachidi, disse lui rassegnato.
Preparai due sandwich, uno per ciascuno. Li avevamo
quasi finiti quando Jackson entr dalla porta sul retro. Mise
dentro la testa, con un sorriso. Devo prendere qualcosa
per mia nonna, per cena, stasera. Torna oggi pomeriggio.
Sam, ti va di venire?
Io e Sarah, disse lui, prendendomi la mano come se
non avesse nessuna intenzione di mollarla.
Certo, disse Jackson in tono misurato, se vuole venire.
Un salto al supermercato? Perch no, mi dissi. Ehm, se
andiamo in citt devo cambiarmi. I jeans andavano bene,
ma non potevo farmi vedere in giro con la maglietta oversize
che avevo fregato a pap.
Vai benissimo cos. Mettiti solo le scarpe da ginnastica.
Dobbiamo sbrigarci.
Bene, dissi, ma non chiedermi di scendere dalla
macchina.
Andiamo, Sam, disse Jackson. Ma... forse l'Orso
Peso star meglio a casa, che dici?
Va bene, Jackson, rispose allegro Sammy. Un accordo
cos veloce era una novit. Evidentemente il mio fratellino
aveva trovato il suo eroe del momento.
Ci mettemmo le scarpe e uscimmo dalla cucina. Invece
di andare verso la porta principale, per, Jackson si avvi
verso il retro della casa.
Ehi, dissi inseguendolo. Non prendiamo la macchina?"
Non guido, rispose lui scuotendo la testa.
Dove andiamo?
A prendere la cena," rispose lui con un sorriso.
Lo seguimmo gi per le scale di pietra. Legata al molo
c'era una vecchia barca a remi dal fondo piatto, con la vernice
scrostata e due centimetri di acqua sul fondo. Davanti
alla panca di mezzo era ammucchiata della lenza, con altri
attrezzi, e a poppa era appeso un rettangolo di fil di ferro
arrugginito. Avrebbe imbarcato acqua appena fossimo saliti,
o almeno cos sembrava.
Hai intenzione di affogarci, Jackson? dissi.
Sali, mi invit con un sorriso. Star a galla.
Sammy salt a bordo per accaparrarsi la panca a prua.
Io guadai la pozza e mi sedetti a poppa. Jackson sedette
in mezzo, rivolto verso di me. Prese i remi, punt i piedi e
cominci a vogare.
Era evidente che sapeva bene quel che faceva. La barca
andava esattamente dove voleva lui, senza sforzi eccessivi.
I muscoli delle braccia e delle spalle si flettevano a ogni
colpo di remi. In breve prendemmo velocit.
Sul fatto di imbarcare acqua, per, avevo ragione io.
Dopo un paio di minuti avevamo cinque centimetri d'acqua
intorno ai piedi. Dovevo avere l'aria preoccupata. Senza
fermarsi, Jackson accenn con la testa a un barattolo di
caff vuoto e disse, allegro: Forza, a sgottare.
Presi il compito molto seriamente. Dopo ogni decina
di metri riversavo parte del Severn di nuovo nel suo alveo.
Credo che la cosa lo facesse ridere.
Hai intenzione di dirci dove stiamo andando, ora?
chiesi.
A pesca di granchi. Per la cena.
Granchi! strill Sammy, come se fosse la quintessenza
dell'avventura. E come si fa?
"Vedrai, promise Jackson. Siamo quasi arrivati.
Rallentammo in una piccola cala, dove gli alberi gettavano
lunghe ombre sull'acqua. Lui ritir i remi e cal l'ancora
di cemento.
Questo  il mio posto, disse. Lo facciamo alla vecchia
maniera, con lenza e rete. Ci mostr l'attrezzatura. Ecco
le lenze, due a testa. Leghiamo l'esca e aspettiamo che un
granchio abbocchi. Quando sentite che il granchio mangia,
lo tirate su e qualcuno lo prende con il retino prima che
ricada gi. Poi con le pinze togliete il granchio dal retino e
lo mettete nella nassa appesa a poppa. Tutto chiaro?
Io avevo qualche dubbio, ma Sammy annu con convinzione.
Ecco l'esca, disse Jackson, aprendo un sacchetto. L'odore
acre del contenuto arriv come una zaffata.
Oh mio Dio, che c' l dentro? chiesi.
Colli di pollo. Pi puzzano, meglio .
Io non li tocco, dissi.
Lo faccio io, rise lui. Da vero gentiluomo, leg dei colli
di pollo a due lenze.
"Buttatele in acqua, disse, mentre sistemava le altre
esche. Reggete forte.
Una volta legate tutte e sei le esche, tir fuori da sotto
la panca un pezzo di sapone e si tolse il pollo rancido dalle
mani. Gett la lenza e aspettammo.
Cosa stiamo aspettando? chiese Sammy.
Devi parlare piano, Sam. Non dobbiamo spaventare i
granchi.
Che cosa stiamo aspettando?" sussurr lui, appena un
poco pi piano.
"Fai attenzione a quando senti tirare la lenza. Se la senti
tirare, significa che un granchio  venuto a mangiare.
"LA SENTO! LA SENTO! ci inform Sammy.
Jackson rise. Parla piano, Sam. Piano."
La sento! sussurr Sammy.
Okay, rispose Jackson, sorridendo. Ora tira la lenza
molto lentamente e vedi se il granchio ti segue. Senza strattoni,
o il granchio moller la presa.
Sam tir la lenza, millimetro dopo millimetro, con aria
esperta.
 ancora l? chiese Jackson.
S, sussurr Sammy.
Bene. Sarah... disse lui.
Ah, perch, dovevo fare qualcosa? Mi alzai, riluttante.
"Prendi il retino, disse Jackson. Controlla l'acqua.
Quando vedi il granchio venire su, prendilo con il retino,
appena puoi.
Mi avvicinai piano a Sammy e guardai intensamente
nell'acqua. A lungo. "Tira un po' pi in fretta, Sam, dissi.
Nooo, sussurr lui. Sammy, l'esperto di granchi.
Alla fine comparve il collo di pollo, insieme a un granchio
avido che ne mordeva via dei pezzi. Mentre calavo il
retino nell'acqua pensai che i granchi erano come ragni
troppo cresciuti che non potevi n schiacciare, n affogare.
Quella cosa orrenda stava per guardarsi intorno con sospetto
quando fin nel retino, in trappola. Lo sollevai fuori
dall'acqua e lo tenni sospeso sulla barca, sgocciolante.
L'HO PRESO! L'HO PRESO! grid Sammy, a un volume
tale da farsi sentire da tutti gli altri granchi.
Jackson prese il retino. Sarah, puoi prendere le pinze?
 il mio granchio," obiett Sammy. Lo prendo io con
le pinze."
Va bene, Sam, disse Jackson, pensi tu alle pinze.
Le porsi a mio fratello molto volentieri.
Ora lo prendiamo con le pinze, va bene, Sam? E lo
mettiamo nella nassa di ferro. Sarah, puoi tirarla dentro?
Mi voltai per prenderla. No, Sam, aspetta che Sarah prenda
la nassa. No, aspetta, Sam!
Mi voltai con il rettangolo di fil di ferro. Sammy non
aveva aspettato. Stava venendo a poppa con il granchio
stretto nelle pinze. Ebbi appena il tempo di pensare, No,
cos non va bene che Sammy inciamp e si sbilanci in
avanti. Non cadde, ma il granchio vol via. Atterr dritto
sul mio petto e si afferr ai capelli con una chela e due o tre
di quelle zampe da ragno.
AIUTO! gridai, ragionevolmente calma, secondo me,
date le circostanze. "AIUTO! ripetei per ribadire il concetto,
chinandomi istintivamente in avanti per scrollarmi via
il granchio.
Jackson stava cercando di aiutarmi. Lo so perch barcoll
verso di me scavalcando il sedile. Il problema era che
stava ridendo cos forte che per poco non cadde in acqua.
"Stai ferma, balbett tra accessi spasmodici di risa. S-tai
ferma.
Sentii uno strillo acuto, sul genere di Iiiiiiiiiiiiiiiiiiii e
mi resi conto che ero io che squittivo come una bambina.
Ferma, ripet, senza fiato. Smettila di agitare i capelli
ah-ha-ha-ha.
Mi costrinsi a restare ferma e Jackson afferr il granchio
per la chela libera. Lo allontan dalla mia faccia e
quello, bont sua, mi lasci andare. Jackson apr la nassa
ai miei piedi e mise dentro il granchio.
Uh-uh-uh, disse, accomodandosi sulla panca e asciugandosi
le lacrime.
"L'hai preso, Sarah, disse Sam con autentica ammirazione
e fece un salto, con il pugno chiuso in aria. Vaiii!
Anch'io scoppiai a ridere. Jackson ricominci e Sammy
pure. Dopo un po' dovemmo spostarci in un posto dove
non avevamo spaventato tutti i granchi.
Quando attraccammo a casa, Jackson disse che avrebbe
pensato lui ai granchi: era meglio che io non rischiassi un
altro incontro ravvicinato. A me andava benissimo. Sam
e io scendemmo dalla barca senza niente da portare o da
fare. Salimmo le scale, cantando una canzone sulla pesca
dei granchi che Sammy aveva appena inventato. La melodia
era la stessa che canticchiava sempre. Dovetti far finta
di conoscere le parole, ma Sam era un autore molto comprensivo.
Entrammo dalla porta della cucina nella penombra di
una stanza non illuminata. La donna che alz la testa era
mia nonna, come doveva essere stata quarant'anni prima.
In mano aveva un bicchiere con un liquore dorato. Le spalle
erano arrotondate e curve. Il viso era gelido.
Dove sei stata?
Rimasi confusa per un istante. Perch la visione mi parlava?
Poi il volto di Ida divenne quello di mia madre, ugualmente
freddo. Dove sei stata? ripet.
Oddio, scusa, dissi. Pensavamo di andare a fare
la spesa con Jackson, ma invece siamo andati a pesca di
granchi..."
"Perch trascorri cos tanto tempo con quel ragazzo?
Sammy usc dalla cucina. Avrei voluto andare con lui.
Jackson  molto simpatico, mamma, e con Sammy 
bravissimo...
Perch? Non ti fai mai questa domanda, Sarah. Che
cosa ci guadagna lui? Cosa vuole da te?
"Non penso che fosse niente di...
Tu non pensi, questo  il tuo problema. Non rifletti
mai. Che cosa pensa Jackson, secondo te? Non hai notato
come ti guarda?  giusto che tu lo incoraggi?
Incoraggiarlo? Oddio, pensava che lui avesse una cotta
per me. Ma lui aveva una cotta per me?
"Senti! sbottai. Non c' niente tra me e Jackson! Richard
viene a prendermi domani mattina e passiamo la
giornata alla sua scuola, va bene? Va tutto a meraviglia.
Tutti stanno usando tutti per i propri scopi malvagi, esattamente
come devono fare, va bene, mamma? Jackson 
solo un amico. Diamine, non  nemmeno quello... tra dieci
giorni andiamo via.  solo una persona con cui ammazzare il tempo, va bene?
Sentii un leggero rumore. Mi voltai e vidi la porta esterna
socchiusa. La aprii. La pentola con i granchi era sul gradino.
Jackson non c'era.
...
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CAPITOLO 14.
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...
Quando rientrai in cucina, vidi di nuovo mia nonna.
Aveva gli occhi velati ed era malferma sulle gambe. Gesticolava,
agitando il liquore nel bicchiere.  colpa tua,
grid. Sei stata tu. Te l'avevo detto e ridetto di stare pi
attenta. Non sarebbe successo niente se tu non fossi stata
cos stupida, fredda ed egoista.
La ragazza dai capelli ramati contro cui stava urlando
era seduta, immobile come una pietra, e fissava il tavolo.
Era mia madre, pi giovane di me ora; le lacrime le scendevano
silenziose sulle guance.
Aprii la porta sul retro, facendola sbattere, strappandomi
a forza da quella visione. Nonna aveva ragione. Era
sempre mia madre a rovinare tutto. Perch non le importava
di quanto facesse male agli altri.
Ero stata stupida. Avevo permesso alla paura che avevo
di mia madre di farmi dire stupidaggini. Non sapevo se
fosse possibile rimediare, ma ci avrei provato. Jackson...
chiamai. Arrivai fino alle scale di pietra. Jackson?
Nessuna risposta.
Mi incamminai sul sentiero che costeggiava il fiume, a
ovest. Non sapevo bene dove portasse e il cielo cominciava
a farsi scuro. Ma la casa di Rose doveva essere da qualche
parte pi avanti.
L'avrei trovato e gli avrei chiesto scusa. Gli avrei detto
che non dicevo sul serio, che stavo solo cercando di togliermi
di dosso mia madre. Che eravamo amici. Che eravamo...
cosa? Non volevo certo illuderlo, se gli piacevo sul serio.
Per sapeva che pi o meno uscivo con Richard.
Superai il cimitero, con quella piccola porzione di terra
nuda che copriva la nonna che avevo conosciuto a malapena.
Era stata pi vicina a Jackson che a me. Lui le aveva voluto
bene. E lei gli aveva raccontato della famiglia, di noi.
Perci la famiglia di Ida era un po' parte della sua. Forse
era questo che percepivo quando lui mi parlava come se
ci conoscessimo da sempre. E questo era il motivo per cui
mia madre pensava che lui mi riservasse troppe attenzioni.
Entrai nel bosco, alla fine del campo. L'oscurit si addensava
ancora pi fitta sotto gli alberi. Alla mia destra
il terreno era scosceso, ma il sentiero continuava praticamente
in piano. Alberi e cespugli incombevano da entrambi
i lati, neri sullo sfondo grigio scuro.
Dov'era la loro casa? Vedere dove andavo diventava
sempre pi difficile. Non facevo che finire in mezzo ai rami
e incespicavo ogni volta che il terreno cambiava improvvisamente
pendenza. Pensai di tornare indietro, ma credevo
che mancasse poco, di essere pi vicina a casa di Rose che
alla nostra. Avrei potuto chiedere a loro una pila per tornare
indietro.
Sentii qualcosa davanti a me. Il rumore di qualcuno che correva. Forte.
"Jackson?" dissi, accelerando il passo. Jackson? Mi a sen...
Mi ero sbilanciata troppo a sinistra, in mezzo ai cespugli,
e finii con il piede proprio sul ciglio del sentiero, dove l'argine
precipitava a picco sul fiume. Vacillai, afferrandomi al
nulla, cercando di trovare un appiglio, con il piede sinistro
che stava scivolando. Alcuni sassi franarono e rimbalzarono
gi per il pendio, sul terreno, sui tronchi, sulla roccia e
poi nell'acqua. Piccoli rami si piegarono e mi scivolarono
fra le dita, lasciandomi in mano solo le foglie. Mi resi conto,
con agghiacciante lucidit, che stavo precipitando.
Poi una mano mi prese per il braccio.
Finii contro il petto di qualcuno, un braccio mi circond
per sostenermi. Lo strinsi di riflesso, con la testa che ancora girava.
Stai bene? chiese Jackson. Era senza fiato e il cuore
gli batteva forte sotto la mia guancia. Sentii, assurdamente,
che stavo scoppiando a piangere.
Stavo precipitando."
Ora  tutto a posto, disse lui, fra i miei capelli. Non 
successo niente. Sembrava scosso.
"Mi hai presa all'ultimo istante. Come hai fatto? Come
lo sapevi? balbettai. Dovevo respirare pi lentamente. Ma
come aveva fatto? Com'era possibile che fosse l, nel posto
giusto al momento giusto?
Ti ho sentita correre. Il sentiero in questo punto passa
molto vicino al burrone. Ero preoccupato.
Quindi aveva fatto il sentiero di corsa ed era arrivato
proprio al momento giusto. Mi aveva afferrata all'ultimo
secondo. Era cos... tipico di lui. Recuperava sempre tutto.
Dovevo aver parlato a voce alta, perch lui disse:
Come?
Tu recuperi sempre tutto, ripetei stupidamente.
Lui si mise a ridere. Forte. Dovette fare un passo indietro
e poggiare le mani sulle ginocchia. "Ah, Dio, disse,
riprendendo fiato, non hai idea. Forse, se la piantassi di
perderti le cose.
Ridacchi di nuovo e capii che mi aveva perdonato per
le cose orrende che avevo urlato in cucina.
Scusami, dissi comunque. Le cose che ho detto a mia
madre non le penso sul serio. Lei a volte mi manda fuori di
testa. Tu e io siamo amici.
No," disse lui con solennit, siamo pi che amici.
Come?
Sorrise. "Siamo parenti, non ti ricordi?
Esatto, ricambiai il sorriso, siamo cugini.
Ti accompagno, disse. Mi prese per mano e mi guid
sul sentiero. Io mi godetti la sensazione di quella stretta,
qualcosa di solido e sicuro dopo la mia quasi-caduta. Non
era ancora completamente buio quando uscimmo dal bosco.
Pensi di farcela da qui senza romperti l'osso del collo,
cugina?
Non ti prometto niente, rispose, ma ci provo.
S, provaci, disse lui con un sorriso. Andiamo a caccia
di tesori stasera?
"Domani, dissi. Credo che me ne andr a dormire.
Ma prima mangia quei granchi, mi giunse la sua voce
dall'oscurit sotto gli alberi. "Buonanotte, Sarah.
Mio padre era venuto di nuovo a cena. "Mi ha chiamato
Sammy. Ha detto che aveva preso dei granchi che dovevo
cucinare," spieg.
Bella mossa, Sammy. La preparazione in effetti mi preoccupava
un po', ma per fortuna pap aveva fatto gi tutto.
Non mi piaceva molto cucinare i granchi.
Nel giro di venti minuti eravamo tutti e quattro intenti
nell'arduo compito di estrarre la polpa. Mamma ruppe il
guscio per Sam, ma al resto ci pens da solo. Entrambi
sapevamo come si mangiano i granchi fin da quando avevamo
imparato a masticare.
Dopo cena pap mise Sam a letto, mentre io cominciavo
a riordinare la cucina. Mamma and in sala da pranzo
per lavorare all'organizzazione della festa: aveva il tavolo
ingombro di carte.
Pap doveva tornare ad aiutarmi, ma si ferm in sala da
pranzo. Sentii la sua voce attutita.
Non capisco perch tu debba usare Sarah come scusa
per questa festa, Anne.
Non riuscii a sentire la risposta di mia madre, ma il
tono era secco, sulla difensiva. Chiusi l'acqua e mi accostai
alla porta per ascoltare.
Tanto farai comunque una fortuna vendendo questo
posto," prosegu mio padre. Non c' bisogno di mettere
in imbarazzo tua figlia per qualche migliaio di dollari in pi."
E se fosse qualche centinaio di migliaia? O un paio di
milioni, se conti anche l'asta. Ma non parliamo di soldi,
Tom. Forse credo solo che sia importante per Sarah, poter
ricordare, un domani, la festa nella casa della sua famiglia.
Perch non ti viene mai in mente che potrei pensare a qualcun
altro, oltre che a me stessa?
Forse perch cos  sempre stata la mia vita con te.
Oh, benissimo, ribatt mia madre, riapriamo le vecchie
ferite, ti va? Riviviamo tutto. Non sono certo io quella
che ha tradito il nostro matrimonio.
Avevo sentito abbastanza. Uscii nel corridoio sul retro.
Un uomo che non riconobbi usc da sotto l'arco dell'ala
est. Mia nonna lo seguiva, con il viso contorto dalla rabbia.
Se te ne vai, non tornare, ringhi. Non chiamare, non
scrivere e non tornare mai pi.
L'uomo oltrepass l'altro arco fino all'ingresso principale.
Dir alla bambina che sei morto, gli grid dietro Ida.
"Non tornare pi... Scomparve sotto l'arco dietro di lui e
la sua voce si spense come un interruttore.
Corsi dietro a entrambi. Dovevo arrivare alle scale prima
che i miei litigassero, prima che mio padre arrivasse
alla porta. Non volevo che sapessero che qualcun altro era
presente. A volte era peggio, se c'era qualcun altro.
Chiusi la porta della mia stanza e ci misi davanti dei
vestiti. Avrebbero nascosto la luce e reso pi difficile aprire
la porta dall'esterno.
Per volevo compagnia. Volevo stare con qualcuno che
avesse vissuto le stesse cose che stavo vivendo io. Volevo
provare la sensazione di non essere sola.
Tirai fuori da sotto il letto la scatola con i diari e le foto.
Ripresi a leggere gli appunti di Fiona.
Tarda primavera, 1750? Ho seguito nonna nella galleria
verso Heart House. Ma quando sono arrivata alla porta
l'ho toccata inavvertitamente e ho visto cose ancora pi
remote. Una bambina con un vestito chiaro al centro della
stanza. Piangeva per la casetta. Guardava gli schiavi
che posavano gli ultimi mattoni per sigillare le finestre.
Disse alla sua compagna, una negra adolescente: Heart
House si sentir cos sola. Chi verr a trovare i nonni
quando pap la seppellir?
L'altra ragazza chiuse gli occhi e si concentr. Troveranno
il modo, signorina Deirdre. Tutti quelli che verranno. 
Tornai in me nel buio completo della galleria, ora chiusa
da travi, sepolta e ingombra delle radici delle siepi. Pensai
a quelli che verranno, che io non conoscer. Pensai alla
bambina e mi chiesi se sarebbe stata capace di fare quello
che io non ho potuto: salvare Persefone.
Ancora Persefone. Mi domandai se qualcuno fosse mai
venuto a salvarla. Una bambina perduta. Chi lo sapeva?
Chi sapeva se fosse davvero esistita? Dopotutto Fiona era
stata anche in manicomio. Ripresi a leggere la nota, che
non era finita.
Poi accesi la lanterna che avevo portato con me e tornai
di sopra dalla botola, fino al centro del labirinto.
Una botola al centro del labirinto? Oh mio Dio.
Abbracciai il volume con grande entusiasmo. Una galleria.
Un'intera casa sepolta. E magari... i diamanti del Capitano?
Mi prese di nuovo il demone della caccia al tesoro.
Non vedevo l'ora di dirlo a Jackson.
Forse c'era dell'altro.
Guardai la nota successiva, ma era datata 1761, anni
dopo. Senza un ordine cronologico non c'era modo di trovare
la continuazione della storia, ammesso che ci fosse.
Maggio 1761. Edward mi ha seguito di nuovo, lasciandomi
turbata come al solito, perci immagino che sia stato
questo a provocare la visione. Sono entrata in biblioteca
e ho visto il Capitano, da giovane, accompagnare Deirdre,
sorridendo mentre oltrepassavano la soglia. Lei era cos
emozionata, cos tenera, in attesa di essere baciata. Ma
mentre lui si chinava su di lei, con le dita sull'ambra che
le pendeva appena al di sotto della clavicola, non riuscii
a non pensare a quella battuta della favola: Che denti
grandi che hai".
Rabbrividii. Quelle stesse parole. Aveva pensato le mie
stesse identiche parole. Si pu ereditare un modo di pensare...
no, un pensiero... da una bisnonna pazza?
Mi tastai l'ambra intorno al collo. Era improbabile che
fosse la stessa che portava Deirdre. Ma in fondo, perch
no? Eravamo ad Amber House, dove il passato non passava
mai davvero.
Rimisi i diari nel nascondiglio. Sbloccai la porta e mi
affacciai fuori. La casa era immersa nell'oscurit. Pap doveva
essersene andato e mamma era a letto. Chiusi la porta
per tener lontano il buio. E dormii con la luce accesa.
...
.
...
CAPITOLO 15.
...
.
...
La mattina dopo, Rose era di nuovo in cucina, a preparare
gentilmente la colazione per Sammy.
"'Giorno, disse. Sembrava irritata, forse ancora pi del
solito.
'Giorno, Rose.  andato bene il viaggio ad Alexandria?"
Bene, grazie. Ho sentito che tu e Jackson avete fatto
follie mentre non cero.
Uh? Ah, s. Abbiamo vinto la regata.  stato bellissimo,
te l'ha detto Jackson?
No, nemmeno una parola. Deve aver pensato che non
avrei approvato.
Ero confusa. Perch non approvava?
"Jackson non ti ha mai detto niente... disse Rose, "...
del suo problema? Perch secondo me avrebbe dovuto.
La guardai intensamente. Non volevo chiederle spiegazioni,
perch non ero certa di volerle sentire.
Lei sospir. "Sono affari suoi e non mi piace intromettermi.
Ma visto che passate tanto tempo insieme, probabilmente
dovresti saperlo:  epilettico. Fin dall'incidente.
A volte perde i sensi. Deve evitare attivit stressanti che
richiedono una concentrazione ininterrotta. Ci sono molte
cose che non pu o non vuole fare.
Come guidare, pensai. O andare in barca. O comunque
cos credeva Rose. E magari anche il progetto di darsi alla
ricerca invece di fare il medico.
Rose prosegu: Non ce bisogno che tu glielo dica.
"Ma certo, Rose.
Pensavo solo che dovessi saperlo.
Probabilmente s. Ma avrei preferito non saperlo.
Dopo colazione ebbi poco tempo per prepararmi prima
che Richard entrasse sgommando nel vialetto, cos mi concentrai
sul da farsi. Prima una telefonata a Jackson per dirgli
della galleria e fissare un orario per l'incontro di quella
sera all'ingresso del labirinto. Mi dispiacque dover lasciare
un messaggio, ma non potevo fare di meglio. Il messaggio
fu breve e criptico, per tenermi un po' del piacere di mostrargliela
di persona.
Poi passai al dramma di cosa mettermi. A scuola di
Richard portavano l'uniforme. Partendo da quello cercai
qualcosa che fosse al di l di ogni critica, ma... s, insomma...
comunque sexy. Misi insieme una camicetta bianca
e una minigonna scozzese a pieghe, simile a quelle che
portavamo nel mio liceo, a casa... centimetro pi, centimetro
meno. Lasciai perdere i calzettoni al ginocchio
da scolaretta, in favore di un paio di stivali da equitazione
color caramello che trovai in fondo all'armadio di mia madre.
Sperai di non aver esagerato con gli stivali. Ma notai lo
sguardo di approvazione di Richard quando accost, e mi
concessi un senso di soddisfazione.
Durante il tragitto mi spieg che la Saint Ignatius Academy
era una scuola importante: oltre a essere un normale
liceo per i figli di chi poteva permettersi la salatissima
retta, ospitava i figli dei politici locali, di diversi VIP e vari
miliardari. Aveva dovuto smuovere vari contatti per farmi
entrare: se qualcuno me l'avesse chiesto, assistevo alle lezioni
perch pensavo di iscrivermi. Con Richard al volante
arrivammo in meno di venti minuti, svoltando sotto un
enorme arco di pietra che sosteneva un doppio cancello di
ferro. Una guardia fece passare Richard con un cenno della mano.
La scuola era incredibile: edifici di pietra in stile gotico
ricoperti di edera, dotati di ogni lusso moderno e circondati
da prati curatissimi che arrivavano fino al fiume Potomac.
Arrivammo all'ingresso principale su un sentiero di
mattoni. "Dobbiamo registrarti, prima.
La signora dai capelli azzurri nell'ufficio era gentile, anche
se un tantino zelante. Firmai un registro e ricevetti un
cartellino che mi identificava come Visitatore. Poi volt
il registro e vide il mio nome. Oh, ma lei  la signorina di
Amber House, vero?
S, risposi, sorpresa.
" una delle case pi belle di tutto il Maryland. Una
volta ho detto a Ida che avrebbe dovuto aprirla ai turisti.
Conosceva mia nonna?
Oh, certamente, disse lei, "eravamo amiche, un tempo,
quando sua madre era piccola. Facevamo equitazione
tutte e due, a livello agonistico. Certo, io non ero neanche
lontanamente brava come sua nonna.
Faticavo a immaginare quelle due salire in groppa a un
cavallo vero. Richard scelse quel momento per prendermi
per il braccio e tirarmi verso la porta.
"Grazie! dissi, voltandomi appena.  stato un piacere
conoscerla, riuscii ad aggiungere prima che Richard richiudesse la porta.
Un'altra chiacchierata di dieci minuti su Amber House
e mi farai fare tardi a lezione, disse. Ti devo togliere dei punti, Parsons.
Chiacchierata? sbottai. Ero senza parole, perci gli
detti un pugno sul braccio. Lui finse che gli avessi fatto un gran male.
Suon la campanella. Le classi della prima ora si riversarono
in corridoio. Vidi una serie di sguardi perplessi che
si posavano sui miei stivali e poi risalivano.
Richard mi poggi una mano sulla schiena e mi condusse
in una classe, voltato l'angolo del corridoio. Una parete
di vetrate colorate inondava banchi e pavimento di tutti i
colori dell'arcobaleno. Richard sedette a un banco vuoto
verso il fondo dell'aula e batt su quello alla sua sinistra.
Mentre mi sedevo, tre ragazze presero posto dietro di noi e cominciarono a bisbigliare.
Ma non ...
Belli gli stivali.
 quella ragazza.
Richard mi guard di traverso, con un sorriso ben visibile.
Quella che l'ha battuto nella regata.
Poi si volt, non prima che lo vedessi sospirare rassegnato.
Mi dispiacque un po' di avergli reso le cose difficili.
Scommetto che lui l'ha lasciata vincere."
Cos ho sentito dire.
Eh? Magari no...
Non ebbi molte possibilit di ascoltare la lezione. Ero
troppo occupata a scambiare bigliettini con Richard. La
sua grafia era praticamente illeggibile, ma quello che riuscivo
a capire era talmente divertente e perfido che non
facevo che soffocare le risate.
L'insegnante ci ferm mentre uscivamo. Pensai che ci
avrebbe ripreso perch eravamo stati troppo indisciplinati.
Lei  la signorina Parsons di Amber House, vero? disse il professor Donaldson.
S.
Ho letto il libro sulla casa della sua bisnonna. Sono
affascinato dalla sua storia e dal ruolo svolto dalla sua famiglia
nella storia politica del Nord America.
Davvero? dissi. Non avevo idea di cosa stesse dicendo.
Richard ci ha detto che intenderebbe iscriversi alla St
Ignatius. Sar un piacere averla tra i nostri studenti.
Lo ringraziai, mentre Richard mi tirava via di nuovo.
Mio Dio, ma c' qualcuno che non conosca Amber
House? chiesi.
"Hai idea di quanto sia famosa nel Maryland?  il motivo
per cui tutti verranno alla tua festa.
Credevo che venissero per gli Ataxia.
Be', s, anche quello aiuta.
Dopo storia ci fu la pausa pranzo. Un po' presto, per
me. Non avevo ancora fame. Il che fu un bene, perch
mentre gli altri studenti migravano in massa in direzione
(presumo) della sala mensa, Richard mi prese per mano e
mi attir nella tromba delle scale, deserta. Ha intenzione di
baciarmi di nuovo? mi domandai speranzosa.
"Sarah!
Kathryn si tuff dalle scale sopra di noi. Mi strinse in
un abbraccio profumato di fiori. Non ho avuto modo di
congratularmi con te per la gara dell'altro giorno!
Dov' Chad? chiese Richard, cambiando argomento.
Ci raggiunge l.
Ci infilammo in un corridoio tra un lato dell'edificio e
una siepe di ligustro, poi scendemmo alcuni gradini fino a
un altro vialetto, tagliando i prati attraverso dei cespugli.
A questo punto ero certa che i piani prevedessero qualche
violazione delle regole. Arrivammo all'ingresso laterale di
un grosso edificio con il tetto a volta; Kathryn buss e Chad
venne prontamente ad aprire, mi sorrise e disse, con un
cenno della testa: Bella vittoria, Parsons.
Grazie.
La corrente d'aria che usc dalla porta socchiusa sapeva
nettamente di cloro: eravamo arrivati alla piscina olimpionica
coperta. Gli altri misero le borse ai piedi di una delle
gradinate e si sedettero sui cuscini (niente di banale, come
il cemento, intorno a questa piscina).
Chad aveva un sacchetto pieno di alimenti essenziali:
bibite gassate e cioccolato. Dopo qualche minuto di conversazione
su gente che non conoscevo che faceva cose di
cui non sapevo nulla, Chad cominci a spogliarsi. A ogni
capo che cadeva indietreggiavo di qualche centimetro, finch
non finii con la schiena contro le piastrelle della parete.
Nessuno sembr farci caso.
Chad si ferm quando rimase in boxer. Prese la rincorsa
e si tuff a bomba nella piscina. Kathryn, che era rimasta
in mutandine e reggiseno, fece altrettanto. Richard and
con calma dalla parte pi profonda della piscina e fece un
tuffo: perfetto.
Richard e Chad perlopi scherzavano in acqua, ma
Kathryn si parcheggi vicino al bordo per parlare con me.
Dopo un po' si rese conto che non funzionava. Usc dall'acqua
e si stese sul pavimento morbido, come una modella di
costumi da bagno.
Alla festa ho notato che non bevi, disse. E non fai il
bagno con la biancheria. Cosa fai, allora?
Non molto, mi sa.
Lei rise. Tranne far fare brutta figura a Richard davanti
a tutti i suoi amici. Magari sapessi portare cos la barca,
l'avrei fatto anni fa. Si sollev su un gomito e con l'altra
mano si ravvi i capelli bagnati. Begli stivali.
Grazie.
Hai fatto benissimo, prosegu lei. Stava diventando talmente
vanitoso. Era ora che qualcuno gli desse una lezione.
Oh, be'.
Voglio dire, a parte il fatto che quella  stata tipo l'ultima
gara della Swallow. Ecco, quello  uno schifo.
In che senso?
Abbass la voce. Suo padre ha detto che vuole venderla.
Vendere la barca?
Scommetto che non lo far, per, disse Kathryn. Sarebbe
proprio una cattiveria.
Ma perch lo farebbe?
Non la vender, ribad Kathryn con sicurezza. Ma a
Richard  venuto un colpo, ovviamente. Mi serve un asciugamano,"
disse. Si alz e prese i vestiti dal pavimento. Vieni.
La seguii negli spogliatoi fino al suo armadietto... immagino
che fosse il suo, visto che conosceva la combinazione.
Tir fuori un grande asciugamano soffice e si asciug.
Mi domandai perch non avesse fatto il bagno in costume,
invece che con quel completino intimo a pois.
Non vedo l'ora che arrivi la tua festa. Mia madre non
parla d'altro. Non sono mai stata in una casa stregata. Hai
visto qualche fantasma?
Rimuginai su come rispondere. Decisi per un: Non ancora.
"Dovresti provare con il voodoo o che so io. Io ho una
tavola ouija. Potrei venire da te, facciamo una seduta spiritica?
Una seduta spiritica ad Amber House. Gi era abbastanza
brutto sapere tutto ci che avevo scoperto dei miei
antenati; ero assolutamente sicura di non volerci parlare.
Mi sembra un'idea stupenda, risposi.
Lo so! rovist nell'armadietto e trov una spazzola.
Poi si tolse dal polso un elastico per capelli e cominci a
farsi la treccia. "Mia madre mi ha raccontato della tua bisnonna.
Dice che si dava alla pazza gioia. Aveva tipo venti
amanti, beveva e praticava la magia. Forse sacrificava dei polli..."
A quanto pare tua madre ne sa pi di me. Come quasi
tutti. L'altro giorno Richard mi parlava del libro sulla casa
che sua madre gli ha regalato prima di morire.
Come? Inclin la testa di lato, come aveva fatto alla
festa in piscina. La sua tipica espressione confusa.
"La mia bisnonna... la pazza, insomma... scrisse un libro...
No. Hai detto 'prima di morire'? Come ti  venuto in
mente? Mi guardava in modo strano, come se fossi stata
stupida. Claire Hathaway, disse, non  morta. Se ne andata,
pi o meno quattro anni fa. Lo sanno tutti.
"Se n' andata? Perch mentire su una cosa del genere?
S. Ed  stata dura per Richard, perch quella con i
soldi era lei. Insomma, il padre ha la casa, ma Claire ha un
sacco di soldi.
Dovevo avere un'aria sbalordita, perch Kathryn ridacchi
con la mano davanti alla bocca. Non c'era da stupirsi
se suo padre pensava di vendere la Swallow. Non c'era da
stupirsi che stesse cos addosso a mia madre. Se vendeva
Amber House anche lei avrebbe avuto un sacco di soldi.
Suon la campanella.
Oh cavolo, dobbiamo rientrare. Si ricomincia fra dieci minuti.
Anche i ragazzi si erano asciugati. Quindi tutti avevano
accesso agli armadietti, era chiaro. E presumibilmente anche
ai costumi da bagno.
Uscimmo da dove eravamo entrati. L'edificio di arte era
sul punto pi alto del campus. Fu una scalata. A un certo
punto Richard tese la mano per aiutarmi, ma io finsi di
avere molto da fare con qualcosa sulla mia manica. Non
mi piaceva che mi avesse mentito su sua madre. Ora mi
chiedevo su cos'altro non fosse stato del tutto sincero.
L'insegnante di arte, il professor Schrieber, purtroppo
era un altro esperto di Amber House. Dopo che Richard ci
ebbe presentati, Schrieber si lanci in una mini-conferenza
a mio esclusivo beneficio su tutti i famosi ritrattisti americani,
"tre secoli di pittura, appesi alle pareti di Amber
House. Per non parlare di quelli che chiam i biblici di
Hicks sulle alzate della scala principale.
Una volta la mia prozia Gwendolyn trascorse la notte
ad Amber House. Lo disse con un tale entusiasmo che mi
aspettai qualche aneddoto simpatico.
Davvero? dissi, incoraggiante.
Molto tempo fa, quando era piccola. Ci raccontava che
quella notte ebbe gli incubi pi terribili di tutta la sua vita.
"Ah dissi, smontandomi un po'.
In effetti sono stati l'ispirazione per tutte le storie
dell'uomo nero nella nostra famiglia, prosegu lui, tutto
contento. Se non ci comportavamo bene, zia Gwen ci diceva:
State attenti o lei viene a prendervi. Abbass la voce
in un sussurro sinistro. "La Madre Che Arriva Nel Sonno."
Rise, felice. "Zia Gwen era tutta matta.
S, pensai. Che bella storia.
Richard dovette aver notato la mia freddezza nei suoi
confronti. Dopo essere risaliti in auto per tornare a casa,
sospir, si appoggi allo schienale e disse: Va bene, Parsons,
cosa ho fatto?
Ero sicuramente arrossita. Non avevo idea di come rispondere.
Insomma, lui non era costretto a dirmi la verit.
Ma non riuscii a trattenermi: Kathryn mi ha detto che tua
madre non  morta.
Lui non disse una parola. Vidi che serrava le mascelle,
poi accese il motore e ingran la retromarcia. Uscimmo dal
parcheggio sollevando la ghiaia.
Ero triste e spaventata e avevo paura di aver appena rovinato
tutto. Insomma, gli avevo praticamente dato del bugiardo.
Avevamo chiuso, giusto? Per lui mi aveva mentito.
Poi rallent e inchiod a lato della strada. Parl guardando
avanti, verso il volante, senza guardarmi. Scusami.
Non so perch ho mentito in quel modo... sono stato uno
stupido.  solo che..." S'interruppe, come se quelle parole
fossero state amare. Non volevo dirlo ad alta voce, capisci?
Che lei ci ha mollato e se ne andata. Mi ha abbandonato.
Come se il problema fossi io, capisci? O lei. Poggi i
gomiti al volante e si premette le mani sugli occhi.
Io mi sentii un verme. Gli scostai la mano dal viso, la
girai e intrecciai le dita con le sue. Lui strinse forte. Scusami, Parsons.
Ricambiai la stretta. Non ce problema, Hathaway.
Scusa tu se ne ho parlato.
Lui si sporse in avanti, mi mise l'indice sotto il mento.
Esit un istante, poi mi dette un bacio leggerissimo. Mi
piacque. Mi piacque molto.
Poi ingran la marcia e torn ad Amber House, il che
significa che guid a una velocit folle, fece sei sorpassi
e una derapata sulla ghiaia del vialetto. Tuttavia ero sorprendentemente
rilassata, come un fascio di muscoli tesi
che si fosse allentato all'improvviso. Poi capii perch: mi
ero appena goduta una giornata di pura normalit, senza
echi.
Richard mi stava dicendo qualcosa: Mmmh? chiesi.
Ho detto: perch domani dopo la scuola non montiamo
un po' in sella? ripet.
In sella a cosa? chiesi.
Lui rise. Ai cavalli, tontolona. A cosa pensavi?
Tu hai dei cavalli? chiesi.
S," disse lui, "e ce l'hai anche tu. Diamine, Parsons,
non vai mai in esplorazione? Qualcuno dovrebbe darti una
mappa e farti fare un giro di casa tua.
Be', tu non te la stai cavando male, Hathaway, anche se
ci stai mettendo una vita.
Be', certo, mi servono delle scuse per venire a casa
tua. Sorrise, accattivante.
No che non ti servono, risposi io ricambiando il sorriso.
"Hai un invito aperto. Sei sempre il benvenuto.
Aspettavo, speravo in un altro bacio e lui dovette capirlo,
perch sorrise prima di chinarsi ad aprirmi la portiera.
Tua madre ti sta aspettando sul portico, disse.
Ah, dissi io, arrossendo, giusto.
Mentre scendevo, intrecci il mio mignolo con il suo,
come un piccolo abbraccio segreto. Ci vediamo domani,
Parsons, promise. E io sorrisi.
...
.
...
CAPITOLO 16.
...
.
...
Mia madre mi apr la porta. Come andata?
Non mi andava affatto di analizzare la giornata per lei.
Volevo solo andare in camera e analizzarla per me stessa.
 andata bene, risposi. Non sai quanti ragazzi mi
hanno detto che verranno alla festa. Credo che sia soprattutto
merito di Richard.
Lei dovette sentire qualcosa nel modo in cui dissi il suo
nome, qualcosa che mi trad.
Non fartelo piacere troppo, mi avvert.
Rimasi a bocca aperta, credo. Ah, questa s che era buona.
Prima mi dava il tormento per aver allontanato il bel Richard
vincendo la regata con Jackson, ora mi diceva di non
avvicinarmi troppo? "Credevo che fosse quello che volevi.
No, volevo che tu piacessi a lui. Voglio che venga alla
festa e che porti tutti i suoi amici.
Ero ancora pi sbalordita. Ma cos ...  una... manipolazione.
Non fraintendermi, non sono una grande fan
del senatore, ma... diamine, mamma, non mi sembrava
che lui ti piacesse per finta.
Non sto fingendo. Lui mi piace davvero, certo che mi
piace. Non ha niente che non mi piaccia.
No, scossi la testa. Faceva i giochini con me? "Voglio
dire che ti piacesse... sul serio.
Lei mi guard con sincero stupore. Oh mio Dio, no.
Conosco Robert Hathaway da quando avevo quattordici
anni. So esattamente che genere d'uomo sia. Anche quando
ero pi giovane di te non sono mai stata tanto stupida
da andar dietro a Robert."
Quindi non ti piace. Vuoi solo qualcosa da lui.
Sai una cosa? Non mi piace il tuo tono. Si mise davanti
a me, con le mani sui fianchi. "Lo so che sei solo una
ragazzina, ma  ora che tu ti renda conto di come funzionano
le cose nel mondo. Secondo te sono solo una sporca
approfittatrice perch voglio servirmi delle conoscenze del
senatore? Ti informo, tesoro, che l'unico motivo per cui il
senatore mi mette a disposizione le sue conoscenze  che
lui vuole qualcosa da me.''
Riuscii solo a scuotere la testa. Insomma, ero contenta
di non dovermi preoccupare di mia madre e della sua imminente
ricchezza, ma ero inorridita. Mamma stava usando
il senatore, stava usando suo figlio e stava usando anche
me. E la cosa non la turbava minimamente.
Non so ancora cosa vuole, prosegu. Pu essere qualcosa
di semplice, come un contributo per la sua campagna
elettorale e la possibilit di stare in mezzo ai suoi elettori
pi facoltosi a costo zero. Oppure potrebbe essere in cerca
di una... compagna.
Ecco. Bleah.
O magari  ancora pi ambizioso.  single, io sono
improvvisamente ricca e lui non sembra particolarmente
contento quando tuo padre  nei dintorni. Alz appena gli
occhi al cielo. "Ma ti do qualcos'altro su cui riflettere, Sarah,
e non te lo sto dicendo per essere crudele. Credi che il
senatore non abbia detto a Richard le stesse cose che io ho
detto a te? Sii gentile e non rovinarmi questa occasione.
Il tono era leggero, ma brusco e implacabile.
Insomma, prosegu, tu sei una ragazza carina e non
te ne rendi nemmeno lontanamente conto. Qualunque ragazzo
che esca con te dovrebbe ringraziare la sua buona
stella. Ma credi davvero che lui abbia messo da parte il suo
orgoglio e ti abbia invitata nella sua scuola perch all'improvviso
tutte le altre ragazze che conosce gli sembrano
insulse?
Forse non voleva essere crudele. Ma in quel momento
volevo solo strapparle i capelli. Mi voltai e uscii dalla stanza
senza una parola.
Mentre salivo le scale ripensai a tutto quello che io e
Richard avevamo fatto insieme: il giro della casa, la corsa
in corridoio, la gita in barca, i panini e i brownie. I baci. La
confessione in macchina. Era tutta una recita? Era "gentile
con me solo per aiutare il padre a raggiungere il suo
scopo?
Era orribile. Disgustoso.
E io, cosa stavo facendo? Ero carina con lui perch
mia madre mi aveva detto di esserlo?
No, non era cos, ne ero sicura. Non era solo una posa.
Richard era perfetto. Era incredibile. Quale ragazza non
sarebbe stata carina con lui?
E lui non era come diceva mia madre. Era spiritoso, affascinante.
E sincero. Non avrebbe mai fatto finta. Giusto?
Avevo la nausea. Andai nella camera a fiori, chiusi le
tende, spensi le luci e mi raggomitolai sotto le coperte.
Mi risvegli Sammy. La stanza era al buio, ma sapevo
che non era ancora tardi. L'orologio conferm che era solo
ora di cena.
Avevo sognato. Ricordavo solo un frammento. Guardavo
in uno specchio e non vedevo la mia faccia. Una
voce, forse quella di Nanga, diceva: Non c' nessuno nello specchio.
La voce di Sammy scacci i frammenti del sogno. Non
vuoi mangiare, Sarah? Abbiamo ordinato la pizza. Aveva
un tono cos malinconico, cos sperduto, che quasi pensai
di alzarmi e seguirlo.
Quasi. Non con mia madre di sotto.
"Non ho fame stasera. Ascolta, Sammy, me lo fai un
favore?
S-s.
Devi tenere un segreto.
Io sono bravo a tenere i segreti.
Lo so, Sam. Sei bravissimo con i segreti. Ecco perch
lo chiedo a te.
Dimmi, Sarah.
Stanotte vado in esplorazione con Jackson. Sono sicura
che c' un passaggio segreto. Se lo troviamo ti prometto
che ti ci porto. Ma mamma non deve sapere che ci vado,
va bene?
Va bene.
Allora, le devi dire che ho un gran mal di testa e che
sono andata a dormire presto. Poi guardi la TV con lei e dormi
di sotto nel lettone della nonna. D'accordo? Affare fatto?
Lui annu, con gli occhioni spalancati. Affare fatto.
Mi preparai in silenzio per l'avventura notturna: felpa
con cappuccio, guanti, stivali. Tutto quello che mi venne
in mente per proteggermi dai ragni. Pensai che se avessi
infilato le maniche nei guanti, i pantaloni negli stivali e i
capelli nel cappuccio della felpa con la lampo chiusa fino
al mento l'unica porzione di pelle esposta ai ragni sarebbe
stata la faccia. Quindi avrei dovuto stare attenta solo a
quella.
La cosa migliore di una casa con molte scale  che i
genitori non possono rintracciarti facilmente. Dieci minuti
prima dell'appuntamento con Jackson, mi avviai verso il
giardino d'inverno. Scesi le scale, uscii dal retro e percorsi
in silenzio i vialetti di pietra. Superate le finestre della galleria
posteriore, accesi la torcia di Sam e presi a destra per
l'ingresso del labirinto.
Jackson era gi l ad aspettarmi.
"Sono contenta che tu abbia sentito il messaggio, dissi.
Grazie per essere venuto.
Lui mi guard con un certo divertimento. Stai bene.
Mi resi conto, un po' in ritardo, che dovevo sembrare
una pazza. Ho un po' la fobia dei ragni, spiegai. Specie
di quelli velenosi.
Be', direi che puoi stare tranquilla, disse lui con un
sorriso. Stai solo attenta alla faccia.
S, grazie.
Vidi che aveva portato degli attrezzi: un piede di porco,
una vanga, una scopa e una torcia elettrica pi grande di
quella di Sam. Era come un diavolo di boy-scout, sempre
pronto a ogni evenienza, pensai. Sembrava che la vita non
lo cogliesse mai alla sprovvista. Ma forse dovevi diventare
cos quando ti capitavano cose come quelle che erano successe
a lui.
Mi domandai se sapere delle sue condizioni avesse
cambiato il modo in cui pensavo a lui, o lo trattavo. Sperai
di no. Essere trattato come se fossi di vetro doveva essere
uno strazio.
Che c'? disse lui.
Eh? feci io.
Mi stai fissando come se... non lo so.
Scusa, dissi. "Credevo... di aver dimenticato qualcosa.
Una maschera da apicoltore, magari? Andiamo.
Mi dette la sua torcia e mise quella di Sam tra gli attrezzi.
Poi raccolse tutto.
Posso portare qualcosa anch'io, dissi.
Porta la torcia.
Avevo qualche dubbio sul fatto che avremmo trovato
la strada verso il centro del labirinto, ma mi preoccupavo
per niente. Jackson la conosceva.
C' un ritmo: destra, salta, destra, sinistra, salta, sinistra,
destra, salta. Poi sinistra, salta, sinistra, destra, salta,
destra e sinistra.
Sembrava facile, in teoria, ma in pratica... tra le volute
del labirinto e il saliscendi del terreno in pendenza era difficile
ricordare a che punto eri. Continuavo a voler girare a
destra quando dovevo andare a sinistra e a volte proseguivo
oltre una svolta che non avevo visto. Jackson mi correggeva
a voce, richiamandomi e facendomi voltare, ma dopo
il quinto errore sospir.
"Se continui cos farai dimenticare la strada anche a
me. Tu porta questa, va bene? disse, porgendomi la scopa.
Prese con una mano la cassetta degli attrezzi e il piede di
porco, e con l'altra mi prese il braccio che reggeva la torcia
sopra il gomito, per guidarmi.
Il tocco delle sue dita sul braccio mi metteva a disagio.
Lo scostai dal corpo, in modo che il dorso della sua mano
non mi toccasse le costole, ma ogni volta che giravamo a
sinistra era inevitabile. Chiss se se nera accorto.
Persi completamente il senso dell'orientamento. Avevamo
iniziato andando verso ovest, poi a sud e a est, forse,
prima delle ultime svolte. Da l, il percorso fino al centro
del labirinto era diretto.
Rimasi senza fiato.
C'era un piccolo gazebo ottagonale che splendeva sotto
una luna quasi piena. Era di marmo e ferro battuto e
poggiava su due gradini di pietra. Tutto intorno, all'esterno,
correva una scala leggera che arrivava fino al tetto in
metallo, circondato da una ringhiera. I tronchi contorti del
glicine si appoggiavano a quattro spigoli, coprendo con i
rami spogli per l'autunno gli archi di ferro. In primavera,
pensai, dev'essere uno splendore.
Salii la scala che portava sul tetto. Jackson mi segu. Ci
fermammo a guardare. Avevamo il labirinto ai nostri piedi
e Amber House che si stagliava con la sua sagoma scura
contro il cielo nero-violaceo.
In maggio e giugno, mi spieg Jackson, le siepi si riempiono
di fiorellini bianchi e il glicine crea un sipario lilla
intorno al gazebo. Le giunchiglie spuntano fra le radici e il
posto si riempie di api. E di un milione di farfalle.
Sarebbe perfetto per un matrimonio.
Jackson sorrise e annu, divertito, forse, dal sentirmi
fare un commento cos femminile. Come se fossi stata una
di quelle sceme che ritagliano le pagine delle riviste da sposa.
Prevedo, disse, toccandosi la tempia e parlando con
voce da oracolo, che un giorno ti sposerai qui.
Ridacchiai, felice che ci scherzasse su. " piuttosto improbabile,
Nostradamus.
Per tua fortuna, disse lui, non sono uno che scommette.
Ancora un po' in imbarazzo, mi voltai a guardare la scena
al chiaro di luna. Provai un altro fiotto di rabbia verso
mia madre. Come poteva vendere tutto questo, toglierlo a
Sammy e a me? Avevamo il diritto di stare qui. Sentivo di
avere un legame con questo posto.
Immaginai generazioni di miei antenati guardarmi dalle
finestre. Se mia madre avesse fatto a modo suo, sarei
stata l'ultima a ricordarli. L'ultima a sentire l'eco delle loro
voci.
Provai una profonda tristezza. Ma che potevo farci?
Non c'era niente che potessi dire per farle cambiare idea. Se
avesse saputo del mio legame con Amber House, le sarebbe
venuta ancora pi voglia di scappare. Ripensai al disgusto
esagerato nel suo tono quando aveva pronunciato la parola
schizofrenia. Una malattia ereditaria.
Mi scrollai di dosso quel pensiero come un insetto.
"Cerchiamo l'entrata della galleria, dissi, un po' bruscamente.
Dopo di te, disse Jackson, a quanto pareva per nulla
offeso dai miei modi. Mi domandai ancora una volta quanto
avesse intuito di ci che pensavo e provavo.
Scendemmo le scale e mi concentrai sull'obiettivo. Girai
intorno al gazebo, saggiando il terreno con il piede di
porco per vedere se nascondeva una botola o qualcosa di
simile. Ma sembrava tutto terreno compatto. Jackson mi
guardava con pazienza.
Hai intenzione di darmi una mano? chiesi, piuttosto
spazientita.
Perch non controlliamo l'interno?
Era un semplice spazio aperto, con un paio di mobili da
giardino e il pavimento a scacchi di marmo bianco e nero.
Niente di nascosto, tutto in piena vista. Jackson si chin e
illumin con la torcia ogni centimetro delle piastrelle. Si
accosci e disse: Vedi questo?
"Cosa? Mi chinai accanto a lui, cercando di vedere a
cosa si riferiva.
La fuga tra le mattonelle, qui. Non  dello stesso colore
delle altre.
Tir fuori dalla tasca un coltellino svizzero ed estrasse
una lama, con cui picchiett il cemento tra le mattonelle.
Si sbriciol come gesso.
Eccola, disse lui, euforico.
Prese il piede di porco. Con cautela lo infil nella fuga
sbriciolata sotto l'orlo della mattonella. Inser un piccolo
cuneo di legno per fare leva, poi abbass il piede di porco,
sollevando il marmo e facendo ricadere sabbia e frammenti
della fuga. Puoi tenere questa? chiese, indicando la
leva. Cos riesco a sollevare la mattonella.
Presi il suo posto. Lui and sul lato opposto, sollev la
mattonella e la pos a terra con cura.
Puntammo la torcia sul vuoto sottostante. Era pieno di
assi di legno grezzo. Jackson mi sorrise. Secondo me se
togliamo le altre tre mattonelle avremo una botola.
Mi torn l'entusiasmo della caccia al tesoro. Un
passaggio segreto. Un luogo che nessun altro conosceva, in cui
nessuno entrava da decenni... forse da quando ci era entrata
Fiona. Diamanti o non diamanti, che fortuna era poter
esplorare un posto del genere, pieno di segreti dimenticati?
Quante persone avrebbero mai avuto la possibilit di fare
altrettanto?
Sollevate altre tre mattonelle, scoprimmo una botola di
ferro. Jackson prese dell'olio dalla cassetta degli attrezzi e
lubrific generosamente i cardini.
Come sapevi che sarebbe servito? chiesi.
Hai detto 'botola'. Era ovvio aspettarsi che i cardini
fossero un po' arrugginiti.
Punt i piedi ai due lati della botola e tir la maniglia
di ferro, con tanta forza che gli si gonfiarono i muscoli delle
braccia e delle spalle. Tutto intorno al bordo ci furono
dei rumori sordi; i cardini cigolarono. Jackson tir ancora
pi forte. Con un ultimo strappo il margine della botola si
sollev.
Jackson indietreggi, tirando. I cardini cigolarono, e
poi cedettero. La botola si apr del tutto. Una nuvola invisibile
di aria umida e stantia usc dall'apertura buia.
Ecco, non vorrei sembrare una pappamolla, ma...
La botola si apriva ai nostri piedi come un pozzo d'inchiostro.
Puntai la torcia verso il basso. La luce sembrava fioca,
come se l'oscurit la inghiottisse. Vidi dei massicci pioli di
legno, un pavimento di pietra. Non credo di poter scendere
laggi.
Jackson sorrise, incredulo. Cosa? E lasci tutto il divertimento
a me?
A essere proprio sincera ero certa che potesse farlo da
solo.
"Mi passi la scopa? disse lui. E un po' di luce, per favore.
Pass la scopa tutto intorno alla botola e sui primi pioli,
ai quali dette anche un paio di colpi per saggiarne la solidit,
e per scacciare gli insetti. Poi cominci a scendere,
battendo prima con il piede su ogni piolo per assicurarsi
che tenesse.
Mentre scendeva nel pozzo con la luce, nel gazebo torn
il buio. Tirai fuori la piccola torcia di Sammy.
Cosa vedi? gli gridai. Cosa ce l sotto?
Secondo me devi venire a vedere con i tuoi occhi.
Stai scherzando, vero? Dimmi cosa vedi.
Be', tanto per cominciare, niente ragnatele. Sul fronte
ragni puoi stare tranquilla.
Davvero? Mi posso fidare?
"S, ti puoi fidare. Niente ragni, davvero." Spolver
ostentatamente il resto della scala. "Va bene? Dai, scendi.
Non c' niente di brutto quaggi.
Mi sedetti e posai i piedi sulla scala. Forse potevo farcela.
Forse no.
Dai, non fare la lagna, disse, in un piacevole tono di
scherno. La mia opinione su di te sta vacillando, cugina.
Oh, be', questo non posso proprio permetterlo," dissi
fingendo costernazione. Presi un bel respiro e cominciai a
scendere.
Le pareti della galleria erano di pietra cementata con la
malta, il pavimento era di granito. L'acqua filtrava dai lati e
correva in un rigagnolo sottile al centro.
Metteva i brividi. Dove vanno le gallerie? chiesi.
"Non lo so, rispose Jackson. Forse quella... e indic
alla mia sinistra, nella direzione in cui scorreva l'acqua,
arriva fino al fiume.  una costruzione abbastanza complessa.
A quanto pare hanno costruito la galleria di pietra
sulla roccia, poi l'hanno circondata di terra e sopra ci hanno
piantato le siepi del labirinto. Si dice che il Capitano
fosse un contrabbandiere. Una cosa del genere sarebbe stata
perfetta.
Mi tolsi il guanto, lasciai vagare la mente e toccai la
scala a pioli. Vidi immediatamente gente che scendeva,
vestita di stracci, facce scure e spaventate che guardavano
speranzose l'uomo che era accanto a me con una lanterna
in mano.
Be', credo che qualcun altro oltre il Capitano ne fosse
al corrente, perch la galleria  stata utilizzata dagli schiavi
fuggiaschi, almeno una volta. La cosa ha senso. Fiona ha
scritto qualcosa su sua nonna. Dice che era un'abolizionista
e usava Amber House come fermata della Underground
Railroad. Fiona era molto fiera di lei. Si chiamava Maeve,
credo.
S, disse lui, Ida me l'ha raccontato. Strano, ma anch'io
avevo un trisavolo che aiutava i fuggiaschi. Fu scoperto
e ucciso.
Anche in questo la vita non era stata generosa con Jackson
e la sua famiglia. Maeve era morta anziana, ad Amber
House. Non volevo pensare a come doveva essere morto
l'antenato di Jackson. Pensai ancora una volta che se avessimo
mai trovato quegli stupidi diamanti, Jackson non ne
avrebbe meritata solo una parte. Dopo tutto quello che i
miei avi avevano fatto, lui e la sua famiglia se li meritavano
tutti.
Mi inginocchiai a toccare il pavimento di pietra dietro
la scala e vidi uomini in abbigliamento da marinai che trascinavano
delle casse lungo il tunnel. Ma credo che tu abbia
ragione: la galleria  servita anche per il contrabbando,
a un certo punto."
Mi guard con interesse. Un'altra visione?
S.
Com'? insist lui.
Riflettei sulla risposta. Non  sempre allo stesso modo.
A volte  come se fossi nel passato, ma invisibile a chiunque.
A volte vedo solo immagini confuse, come se le stessi
immaginando. Un paio di volte ho sognato di essere qualcuna
di loro. E altre volte sento solo delle voci.
S, disse lui, annuendo.
Puntai la mia piccola torcia nella galleria che si allontanava
dal fiume e che presumibilmente portava verso la
casa. Niente ragni, quindi?"
No, disse lui, niente ragni. Mi invit a precederlo.
Stai solo attenta a dove metti i piedi, perch la roccia 
abbastanza irregolare.
Seguii il consiglio e puntai la torcia a terra, sollevandola
ogni tanto. Non avevo intenzione di prendermi una ragnatela
in faccia, n di farmi sorprendere da qualsiasi cosa
nell'ombra. Feci per puntarla verso il soffitto ma Jackson
mi ferm: Non guardare in su.
Cosa? dissi io colta dal panico, sicura che sopra la
mia testa ci fossero ragni in ogni dove.
Lui mi afferr la mano. Non guardare in su.
Liberai la mano, lo guardai con la massima severit
possibile e dissi: Devo vedere cosa c' lass.
Va bene, disse lui con un sorriso, "ma non dire che
non ti avevo avvertito.
Puntai la torcia al soffitto e mi sforzai di guardare nel
buio fra le radici. Non cerano ragni, non aveva mentito.
Ma il catrame nero del soffitto era punteggiato di bianco.
Strinsi gli occhi, cercai di vedere meglio...
Oddio! strillai, facendo cadere la torcia. "Oddio, oddio.
Il soffitto era coperto... interamente coperto... di grilli
albini lunghi cinque centimetri. Centinaia. Migliaia.
Oddio, ripetei, tanto per sottolineare.
Jackson cerc senza successo di nascondere il sorriso,
mi prese per il braccio, recuper la torcia e riprendemmo a
camminare. Sono grilli di grotta, spieg. Completamente
innocui. Piantala di strillare e vedrai che non cadranno
dal soffitto.
Oddio," bisbigliai, oddio.
Ci siamo quasi, disse lui. Davanti a noi comparve una
porta di legno.
Allungai la mano e afferrai la maniglia.
All'improvviso mi ritrovai nella piena luce del giorno.
C'era Sorcha, la donna del sogno di Amber House. Mi guardava...
no, guardava Liam alle mie spalle.
 meraviglioso, amore mio,  tutto quello che il mio
cuore desiderava.
Chiusi gli occhi, spinsi la porta della casa sepolta ed
entrai.
La stanza era piena di polvere. Lo strato grigio non veniva
toccato da anni. Forse dall'inizio del secolo scorso. La
piccola casa aspettava, nel buio e nel silenzio, da allora.
Presi la torcia grande dalle mani di Jackson e la puntai
verso il soffitto. Nessun grillo. Nemmeno uno.
Con la torcia pi piccola, Jackson trov una vecchia
lampada appesa accanto alla porta. La scosse piano e si
sent uno sciacquio. "Chiss se si accende.
Pos la lampada sul pavimento e sollev il tubo di vetro.
Stai indietro, ammon. Tir fuori dalla tasca una scatola
di fiammiferi, ne accese uno e lo accost allo stoppino.
Fece un sacco di fumo, ma prese. Jackson strofin sui
pantaloni il tubo di vetro prima di rimetterlo sulla fiamma.
Quando pos la lampada sul tavolo impolverato, il contenuto
della stanza divenne appena visibile.
Il tavolo era fatto di semplici assi su una base quadrata,
con intorno tre sedie spaiate. Accanto c'era un enorme
camino, tutto annerito. Nell'angolo la rete di un letto, fatta
di corda, marcita dal tempo. Ai suoi piedi, un semplice cassettone
accostato al muro, con uno specchio appeso sopra.
Ai due lati della porta cerano le finestre che Liam aveva
aperto nelle pareti di pietra pi di trecento anni prima, ora
murate con mattoni, per tener fuori la terra. Sulla parete
di fronte al camino c'era una credenza a muro con grosse
modanature e una decorazione dipinta a mano. Accanto
c'era una seconda porta in attesa di essere aperta.
La indicai. Ti andrebbe? chiesi.
Jackson abbass la maniglia e tir. La porta si apr
cigolando sui cardini arrugginiti. Sollevai la lampada per illuminare
l'interno.
Era uno spazio angusto, appena pi grande di uno sgabuzzino.
Un letto da bambino, sfondato, occupava un capo
della stanza. Sotto un'altra finestra murata alla mia sinistra
c'era un baule di legno e un rozzo cavallo a dondolo:
il corpo era un ceppo, le zampe e il collo erano formate da
grossi rami. Cerano ancora veri crini di cavallo, a formare
criniera e coda.
Mi resi conto che avevo paura di toccarlo, paura di vedere
le generazioni di bambini morti da secoli che l'avevano
cavalcato in praterie immaginarie. Uscii dalla stanza
indietreggiando.
Cerchi tu i diamanti? chiesi a Jackson. Notai che stavo
a malapena sussurrando. Mi sembrava... fuori luogo
parlare a voce alta l dove il silenzio regnava da tanto tempo.
Pensai che gli archeologi dovessero sentirsi cos quando
aprivano una tomba antica. Il mondo dei rumori non
entrava pi l.
Lui annu e cominci dall'altra stanza, aprendo cassetti
e credenze. Io non volevo guardare. Mi sembrava una
violazione.
Con la coda dell'occhio colsi un movimento rapido: doveva
essere il riflesso di Jackson nello specchio. Mi avvicinai.
Era un grazioso oggetto con una cornice a fiori dipinta
a mano. Con le dita guantate tolsi quasi tutta la polvere
dalla superficie del vetro, rendendo visibile l'argento punteggiato
di nero. Trattenni il fiato e mi costrinsi a guardare.
Un viso dopo l'altro affior nello specchio e svan, sostituito
dal successivo. Aspettai, e la moltitudine dei riflessi
arretr facendone affiorare solo uno: quello di Sorcha. Si
copriva gli occhi con le mani, mentre Liam la guidava, tenendola
per le spalle, fino allo specchio. Lei tolse le mani e
il viso si illumin per la meraviglia: lo specchio, forse, era
stata una sorpresa.
Un altro viso affior, un faccino somigliante a Sorcha,
una bambina graziosa che, imbronciata, si passava un pettine
fra i riccioli. Ancora un altro viso, di una bella donna
nera: quella che aveva salvato il bambino. Stava pulendo
lo specchio, ma si ferm, come se per un istante mi avesse
guardata negli occhi. Un'altra donna, a me familiare, esangue
e sognante, tocc lo specchio e guard oltre. Poi molti
visi, tutti dalla pelle scura, uno calmo, l'altro spaventato,
un altro ancora con le lacrime agli occhi, uno che guardava
con meraviglia nello specchio, come se non avesse mai
visto la propria immagine riflessa.
Poi apparve il viso di mia madre, molto giovane, con
un'espressione triste e concitata e le labbra che formavano
parole che non sentivo. Perch stavo vedendo mia madre?
Era stata qui? Aveva trovato anche lei Heart House?
"Sarah? Jackson pronunci il mio nome e l'immagine
svan. C' qualcosa che dovresti vedere.
Aveva una fotografia in mano. Una vecchia foto incorniciata
formato cartolina, di una donna e una bambina
dell'epoca della guerra civile. La bambina guardava indietro,
oltre la spalla di sua madre. Aveva una massa di riccioli
che sfuggivano dal nastro che le cingeva il capo, riccioli da
putto rinascimentale.
Sai chi sia? chiese lui un po' inaspettatamente, riportando
la mia attenzione sulla donna.
In realt no, gli dissi. Forse Maeve, la nonna che usava
questo posto per nascondere i fuggiaschi.
E quella chi ?" chiese lui indicando l'angolo della foto.
Guardai meglio. In effetti sembrava che ci fosse una terza
persona, sotto l'albero. Strofinai il vetro per pulirlo. La
figura era indistinta, confusa: un altro fantasma dovuto
alla lunga esposizione delle foto antiche. Lui... no, lei... era
vestita in un modo strano, sembrava addirittura che avesse
i pantaloni. Non riuscivo a vedere, a distinguere il viso...
Credo di sapere chi sia, disse piano Jackson.
Chi?"
Io credo che sia tu. Non  la tua maglietta?
No. Scossi la testa, negando decisamente. Non potevo
essere io. Avevo la pelle d'oca. Guardai di nuovo.
Avevo una maglietta come quella, da baseball, e sembrava
che quella persona portasse dei jeans. Dei jeans! Potevo
essere io. Forse. Ma come? E quando? E la bambina
nella foto mi stava guardando?
Era una sensazione terrificante vedere un'immagine
cos spettrale in quel vecchio ferrotipo, come se una parte
di me fosse vissuta e morta tanto tempo prima.
Mi infilai la foto nella tasca della felpa.
Come pensi che...? cominci lui.
Non sono io, risposi in tono inespressivo, chiudendo
l'argomento. Andiamocene di qui.
Lui fu come sul punto di dire qualcos'altro, ma cambi
idea. Senza riflettere, presi alcuni oggetti che lui aveva tirato
fuori, per rimetterli a posto nel baule.
Fu un errore. Mi ritrovai quasi all'istante in un altro
luogo e in un altro tempo.
Vidi prima la bambola, quella che ora pendeva dalla
mia mano, stretta da piccole braccia. Erano le braccia di
una bambina dal viso dolce, di circa sei anni, con una massa
di riccioli che le incorniciava il viso. Come un putto rinascimentale,
pensai senza riflettere. Era la bambina della
foto che Jackson mi aveva appena mostrato. Era vestita di
cotone bianco ed era a piedi nudi. Mi volt le spalle e corse
nella galleria. La bambola le cadde di mano, cos come cadde a me.
Avevo gi visto quella bambina del passato, l'avevo vista all'ingresso del labirinto.
Era la bambina vestita di bianco.
...
.
...
CAPITOLO 17.
...
.
...
Chi era quella bambina? Quando l'avevo vista nel labirinto
sembrava che interagisse con me, che mi rispondesse,
che mi vedesse. Non sembrava rinchiusa nel passato,
come la donna in soffitta.
Nanga aveva detto che non c'erano fantasmi ad Amber
House, che non avevo nulla da temere. E se si fosse sbagliata?
Mettiamo che si fosse completamente sbagliata. Forse
Nanga non conosceva tutti i segreti della casa. O magari mentiva.
E se quello che aveva detto non era vero, ero al sicuro?
E Sammy? Forse, pensai, dovevamo andarcene da l.
Non sapevo cosa pensare. Volevo solo uscire da quella
casa sepolta, cieca, silenziosa.
Jackson dovette intuire che non avevo voglia di parlare.
Mise il resto degli oggetti nel baule, richiuse cassetti e
credenze e spense la lanterna. Poi lasciammo Heart House,
senza dire una parola. Lui chiuse la botola e rimise le
mattonelle al loro posto. L'apertura era ancora segnalata
dalla mancanza della fuga. Jackson disse che avrebbe trovato
qualcosa per sistemarla. Era importante mantenere il segreto.
Ci salutammo all'ingresso del labirinto.
La casa era al buio quando rientrai dalla portafinestra
della veranda e salii le scale. Sammy e mia madre dormivano.
Io ero esausta. Stavo imparando che le overdose di
adrenalina mi sfiancavano. Ma su questo avrei riflettuto l'indomani.
Al mattino, la luce benevola del sole che entrava dalla finestra
calm in qualche modo i timori della notte. Pensai a
come mi ero sentita vedendo la bambina vestita di bianco:
non avevo avuto la minima percezione di pericolo. Il mio
unico istinto era stato di andarle incontro e parlarle.
Mentre mi lavavo i denti ripensai a una cosa che avevo
visto scritta tra le carte della nonna. Tornai nella mia stanza
e presi i fogli dal libro di Fiona.
Li scorsi in cerca della nota, che trovai in fondo alla
pila. La scrittura era sbiadita e in parte illeggibile.
Vedo ... bambina ovunque. Indossa una ...cia da notte e
ha i capelli neri sciolti... provo, pensando che se riuscissi
a incontrarla ... potrei aiutarla a uscire dal ...to. A volte
mi sembra di vederla nello ...o.
Dove sei? Quando sei?
Quando sei, ripetei fra me. Solo ad Amber House era
possibile formulare una domanda del genere. La nota riguardava
la bambina vestita di bianco? Anche nonna l'aveva
vista? Era la Persefone di Fiona?
Sarah!"
Era mia madre. Riposi il libro nel cassetto e scesi.
Mia madre era come al solito indaffarata in qualcosa,
nel suo modo sbrigativo. Sto mettendo via gli abiti della
nonna e gli apparecchi medici. Domani vorrei portarli
all'Esercito della Salvezza, cos non saranno d'impiccio per la festa.
Senza dubbio voleva una mano, ma non mi sentivo particolarmente
in vena. Magari lei non si era nemmeno resa
conto delle cose orrende che aveva detto il giorno prima,
ma io non le avevo dimenticate. La guardai e basta.
Lei simul un sorriso. "Grazie per esserti offerta cos
prontamente di aiutarmi, ma per fortuna posso farcela da
sola. Vorrei solo che tenessi d'occhio Sam. Lontano dai guai, va bene?
"Certo, risposi.
Ottimo, disse lei. "Dagli da mangiare e poi uscite, tanto per cambiare.
S. Fuori. Al sole. All'aria aperta.
Trovai Sam in cucina pronto per il pranzo (lui) e per
la colazione (io). In un impeto di generosit aggiunsi delle
banane alle nostre ciotole di cereali.
Mentre mangiavamo dissi a Sam della mia grande idea.
Fino a ieri non lo sapevo, ma abbiamo dei cavalli.
Cavalli? Mi piacciono i cavalli. Ma... vivi?
S, risi, vivi.
Ehm, Sarah, ma i cavalli fanno paura?
No, non fanno paura. Per sono molto grandi.
S, molto grandi. I cavalli sono molto grandi. Ma non
fanno paura.
"No," convenni. Per bisogna stare attenti, perch
sono molto grandi. Devi starmi a sentire e fare quello che ti
dico, va bene, Sam?
S, disse lui e salt gi dalla sedia. Andiamo!
Prima finisci i cereali.
Cominci a ingurgitare grosse cucchiaiate, con il latte
che gli gocciolava gi per il mento. Mi mostr la ciotola.
"Ho finito, disse con la bocca piena di cereali.
Annuii, tollerante. Mastica bene. Mangiai un altro
paio di bocconi mentre lui si sedeva e masticava ci che
aveva in bocca. Deglut sonoramente diverse volte e poi
apr la bocca per l'ispezione. Va bene, Samvise.
Lui salt gi di nuovo, speranzoso.
Portai le scodelle nel lavello. Prendiamo un po' di carote
per i cavalli, dissi.
Carote? disse lui. Mi piacciono le carote.
"Anche ai cavalli, Sam.
Secondo una pianta del libro di Fiona, le stalle e il fienile
erano sul lato nord-est della propriet, il che spiegava
perch non li avessi mai notati. Se mia nonna era stata
un'eccellente amazzone un tempo, forse perfino una campionessa
a livello mondiale, doveva aver buttato via tutti i
suoi trofei, perch non ne avevo visto neanche uno. Per
aveva tenuto i cavalli. Mamma aveva detto che non poteva
farne a meno.
Sam e io dovemmo attraversare una macchia di alberi
per trovare le scuderie, costruite in pietra e legno, belle,
dipinte di bianco. Aprii le porte esterne.
Una donna camminava davanti a me, lungo il largo corridoio
interno. Indossava una perfetta tenuta da cavallerizza:
stivali neri, pantaloni, camicetta bianca e gilet nero. In
mano aveva un frustino e i capelli rossi erano legati in una
coda. Era Fiona. Evidentemente aveva insegnato a cavalcare
alla sua bambina, mia nonna.
Sentii la voce di un uomo. "Saltiamo il giro a cavallo e
facciamo qualcosa di pi divertente, ti va? L'uomo afferr
il braccio di Fiona e la fece voltare. Lei gli dette un colpo
di frustino sulla coscia e lui la lasci andare. Ahia, disse
strofinandosi la coscia.
Comportati bene, Edward, o lo rifaccio. Lei sorrise
maliziosa e spar in un box con l'uomo alle calcagna.
Erano spariti, grazie a Dio.
Dammi le carote, grid Sam, "ho visto un cavallo.
Tir il sacchetto che avevo in mano.
Una grossa roana si era sporta dal suo box. Sam liber
una carota dalla pellicola di plastica e si avvicin al cavallo.
Io lo tirai indietro per il colletto.
Ehi! protest lui.
Cosa ti ho detto quando eravamo in cucina?
Finisci i cereali? propose lui.
"Ho detto che i cavalli sono grossi e che devi fare quello
che dico.
"Esatto, disse lui.
"Allora, ascoltami. I cavalli hanno dei denti grandissimi.
Devi stare attento quando gli dai una carota, perch
potresti perdere un dito.
"Perdere un dito? Dove?
"Il cavallo potrebbe staccartelo con un morso.
"I cavalli mangiano le persone? Sam era incredulo.
"Non mi piacciono i cavalli, Sarah, non mi piacciono.
No, Sam, non ti mangiano le dita di proposito. Ma potrebbe
capitare se non tieni le dita ben distese.
Sam lasci cadere le carote e tese le mani sulle cosce.
No, Sam, quando gli dai da mangiare le carote. Lui
non si mosse. Guarda, Sammy, dissi, raccogliendo una
carota, ti faccio vedere. Vieni qui...
No.
Sam, ti assicuro che non c' pericolo. Lo presi per le
spalle e lo avvicinai al cavallo, ma non troppo. Aveva ancora
le mani premute sui pantaloni. Spezzai una carota e la
posai sul palmo della mano. Vedi come tengo la mano tesa
mentre do la carota al cavallo?
"No, no, Sarah! disse lui con aria tragica.
Tesi la mano al cavallo, che si chin e prese dolcemente
la carota con le labbra vellutate. Poi mostrai la mano a
Sam, con tutte e cinque le dita intatte. Visto? dissi. Hai
capito?
Ho capito.
Vuoi provare?
No.
"Sicuro? chiesi. Spezzai un'altra carota e la detti al cavallo,
che la prese con le labbra sporche di poltiglia arancione.
Ritirai la mano tutta sbavata di carota. Bleah.
"Sicuro, Sarah.
Sam e io decidemmo di mettere una carota in tutte le
mangiatoie dei box occupati: cinque in tutto. Notai che i
box erano puliti, con paglia fresca sul fondo e fieno nelle
mangiatoie. Mi domandai chi li" curasse, finch la porta in
fondo alla stalla non si apr ed entr Jackson.
"Jackson! grid Sammy e io dissi Ehi con un sorriso,
chiedendomi (e non per la prima volta) perch non fosse
mai sorpreso di vederci. La cosa mi dava la spiacevole
sensazione di essere osservata, studiata. C'era qualcos'altro
che voleva da me, oltre i diamanti che non sembrava voler
cercare poi con tanto impegno?
Niente scuola?" chiesi.
Siamo usciti prima. Si avvicin alla roana, che si appoggi
con la testa. Lui gli gratt il mento.
"Perch mia nonna li ha tenuti? Devono costare un sacco
di soldi. Lei non cavalcava pi, no?"
No, disse lui sorridendo. Non ho mai visto Ida a cavallo.
Ma passava molto tempo con loro. E mi ha insegnato
a cavalcare. Credo...
Si era interrotto, come se gli mancassero le parole.
Cosa? dissi io.
Era triste, sai? La tristezza di non avere pi nessun
legame, di essere... sola. Se n'erano andati tutti e al posto
delle voci c'era solo il silenzio. Pensai ai genitori di Jackson.
Lui prosegu: Credo che i cavalli fossero una specie
di ultimo legame vivo con le persone che amava. Si strinse
appena nelle spalle, un po' in imbarazzo. "Non so se mi
sono spiegato. Hai capito?
Certo, dissi, certo. Tutti abbiamo bisogno di legami,
o andiamo alla deriva. Ecco perch sono felice che Sam
abbia deciso di piombare nella nostra vita. Strinsi il mio
fratellino in un abbraccio veloce.
Jackson mi guard attentamente. Hai molti pi legami
di quanto pensi. Poi cambi discorso. Sam, voglio farti
vedere una cosa. Vieni.
Sam non se lo fece dire due volte. Si avvi con cautela
al centro della stalla, sempre con le mani ben tese contro i
pantaloni. Jackson mi guard perplesso. Mi venne da ridere.
 una lunga storia, dissi.
Sam e io lo seguimmo nel fienile dietro le stalle. Al livello
superiore le balle di fieno erano disposte a formare
ammassi geometrici, la parte inferiore era occupata quasi
tutta da un vecchio trattore. I raggi di luce che entravano
dai fori nelle assi scintillavano di polvere dorata. Jackson
si era chinato accanto a un abbeveratoio. "Vieni a vedere.
Sam e io guardammo. L'abbeveratoio era coperto di fieno
e sul fieno c'era una gatta screziata con quattro gattini minuscoli.
Oooh, disse Sam, "mi piacciono i gattini.
Restammo un pochino l. Sam dette i nomi ai cuccioli e
impar da Jackson come farli giocare con un filo di paglia.
Jackson era a suo agio, seduto per terra, e assisteva con
pazienza al divertimento di Sam. E io mi dissi che dovevo
essere pazza a pensare che questo ragazzo stesse cercando
di ottenere qualcosa da noi in maniera subdola. Non era
possibile e basta. Si poteva essere pi sinceri e onesti di
Jackson?
Mentre tornavamo a casa, vidi qualcosa sull'erba sotto
la quercia con la casetta.
Vai dentro, Sam, dissi, tra un minuto vengo anch'io.
La cosa era l'Orso Peso, ancora umido per la notte passata
sul prato. Che ci fai qui fuori?" gli chiesi.
Controllai di nuovo la scala, cercando di capire quanti
pioli mancassero per arrivare a quelli fra i rami. Guardavo
in su verso la casetta, appoggiandomi all'albero, quando sentii delle voci.
Hai portato tutto? Dammi la borsa.
Mia borsa, Annie.
No. Sono pi grande io. La porto io.
Una versione undicenne di mia madre gir intorno
all'albero, che ora aveva una scala completa. La seguiva
un'altra bambina che sembrava una gemella pi piccola:
stessi occhi, stessa bocca, stessi capelli.
Prima tu, Maggie, ordin mia madre, e la bambina pi piccola cominci a salire.
Tolsi la mano dalla corteccia. Le due bambine scomparvero.
Maggie, pensai, inorridita.
Mia madre aveva... una sorella.minore. Qualcuno di cui non avevo mai nemmeno sentito parlare.
Avevo la sensazione di aver perso ogni certezza. Non
sapevo pi chi fosse mia madre. Non ne avevo pi idea.
Cos'era successo a mia zia? Perch nessuno l'aveva mai
neppure nominata? Aveva qualcosa che non andava, qualcosa
di brutto? C'era una specie di faida familiare? Perch
fingere che non fosse mai esistita?
Perch cerano cos tanti segreti in questo posto?
...
.
...
CAPITOLO 18.
...
.
...
Mi avviai a passo svelto verso la casa, decisa a vedermela
immediatamente con mamma, decisa ad avere delle
risposte. Ma la incontrai sulla porta, con in mano le chiavi della macchina.
"Dove stai andando? sbottai. Ti devo parlare.
Be', non ora. Ho degli appuntamenti, delle commissioni.
Sono gi in ritardo. Mi porto Sammy.
Sam? Mia madre lo stava chiamando dalla soglia.
Sam! Lui arriv di corsa. "Sbrigati. Andiamo a comprare
il gelato, cosa ne dici? Spinse Sam davanti a s sulle scale,
togliendogli del fieno dai capelli. "Ma cosa avete combinato, voialtri?
Ehi, disse Sam mentre mi passava davanti, tendendo
la mano, "hai trovato l'Orso Peso. Glielo detti. Mi venne
in mente la casa sull'albero e Maggie; feci per fermare mia
madre e pretendere da lei delle risposte... ma come avrei
spiegato ci che sapevo ora?
Se ne andarono, lasciandomi con le stesse domande di prima.
Non ero pi dello stesso umore allegro, ma questo non
bast a farmi disdire l'appuntamento con Richard. Andai in casa a prepararmi.
Non avevo un completo da equitazione elegante come
quello della mia bisnonna. Niente pantaloni, niente gilet
e niente frustino nero. Per avevo gli stivali marrone e mi
piaceva l'idea della coda di cavallo. Mi legai i capelli in alto,
con un elastico. Carino. Non spettacolare alla Fiona, ma carino.
Richard arriv puntualissimo, gi in sella. Aveva un
aspetto molto professionale, con i pantaloni sportivi infilati
negli stivali marroni consunti e una camicia bianca con
le maniche arrotolate fino al gomito. Il modo in cui faceva
risaltare l'abbronzatura era ammirevole. Il cavallo era un
pezzato grigio, molto grande. Quando uscii, lui liber un
piede dalla staffa e mi tese la mano. Sali dietro di me,
disse. "Non ha senso andare a piedi. Afferrai la sua mano
e misi il piede nella staffa. Lui mi sollev facilmente.
La pendenza della sella mi spinse contro di lui. Mi prese
le braccia e se le allacci intorno alla vita, poi spron il
cavallo. Sentivo i muscoli delle sue gambe lungo tutto l'interno
delle cosce. Ero in imbarazzo. Tra le altre cose.
Meno male che le stalle erano vicine.
Richard scelse il cavallo per me, visto che io ero del tutto
ignorante in materia; disse che il baio aveva pi carattere
della roana.
Come cavallerizza valgo pi o meno quanto come guida
turistica, mi scusai.
Lui rise e disse: Prendi la roana. La prepar e la tenne
ferma, mentre io montavo pesantemente in sella. Mi sorprendo
sempre di quello che esce dalla tua bocca.
Ah s? Non ero sicura che fosse un complimento.
S. Non dici molte fesserie, sai?
Non credo di essere abbastanza furba per dirle."
Lui rise di nuovo. "Secondo me non c'entra niente la
furbizia, Parsons.
Cavalcammo fino al confine orientale della propriet,
seguendo un sentiero soffice e ombreggiato in terra battuta.
Arrivati alla recinzione, Richard mi si accost e si sporse
verso di me, circondandomi con il braccio perch guardassi
il punto che indicava. Quello che vidi fu un braccio
scolpito sotto una pelle dorata cosparsa di lentiggini, come
un uovo screziato.
Quella  casa mia, disse.
Rimisi a fuoco il panorama. Le colline digradavano nella
propriet accanto, che era occupata da un'altra villa, fino
al terreno boscoso pi avanti, con la casa che si affacciava
sul fiume. Perlopi vidi il tetto e i comignoli sopra una fitta
barriera di alberi. Ma riuscii a distinguere muri di mattoni,
infissi bianchi e colonne. La facciata della casa che avevo
visto dal fiume.
 bellissima, dissi.
S,  una di quelle antiche, anche se  della mia famiglia
da solo ventanni, circa. L'ha scelta mia madre. Voleva
essere pi vicina possibile ad Amber House. Forse pensava
che ci fosse qualcosa di magico nella terra, qui. Disse tutto
questo con un tono appena nervoso, ma forse me lo stavo
solo immaginando.
Perch le interessava tanto?
Non lo so. Ho la sensazione che pensasse di dover vivere
qui. Si strinse nelle spalle.
Kathryn ha detto che mia madre non le era simpatica...
anche se, credimi, capisco chi ha problemi ad apprezzare
mia madre. Ripensai a Maggie.
S, scusa, ma non le piaceva. Si concentr sui ricordi.
Sai chi altro non le piaceva? Il tipo che vive ai confini della
propriet. Quello con cui hai fatto la regata.
Jackson?
Per quel che vale, e bada che la cosa viene da quella
pazza di mia madre, una volta mi ha detto... come ha detto?
S, che lui era pericoloso, o... che qualcosa in lui non
andava e che non doveva stare qui.
Jackson? Pericoloso? Scossi la testa. Non ce lo vedevo
proprio.
"Anche a me sembra un po' pericoloso, Parsons, disse
con un sorriso. "Ti sta sempre intorno. Devo essere geloso?
Geloso? Mi piaceva il suono di quella parola. Il fatto 
che non sapevo bene cosa rispondere, perci gli scoccai il
mio miglior sorriso stile Fiona, spronai la roana con i tacchi
e ripartii. Lui mi segu al piccolo galoppo.
Vagammo in quella zona della tenuta per circa un'ora.
Quando toccai di nuovo terra, mi formicolavano le gambe
e non riuscivo a stare in equilibrio. Stavo quasi per cadere,
ma Richard mi piomb alle spalle e mi cinse la vita con il
braccio.
"Ehi, Parsons, sembra che tu abbia bevuto un po' troppo.
Mi rimise in piedi. Mi afferrai alla sella del mio cavallo.
Ce la fai a tornare a casa o devo portarti in braccio?
Ci pensai su: io, fra quelle braccia scolpite, con le dita
intrecciate dietro il suo collo, a guardare in quegli occhi azzurro-beb.
L'offerta mi tenta, dissi, "ma credo di farcela.
Lui rise di gusto. Se stava solo fingendo che gli piacessi,
ci riusciva proprio bene. Il fatto che mia madre non mi
permettesse di prenderlo per ci che sembrava mi faceva
diventare matta.
Tolse la sella alla roana, spazzol via i segni con un pettine
metallico e la riport nel suo box. Poi and a riprendere
il suo cavallo. "Torniamo a casa a cavallo? domand.
Sperai di non essere arrossita, ma la sensazione era
quella. Oggi non mi farai risalire su nessun cavallo, Hathaway.
Quindi port il suo pezzato a piedi. "A che ora vengo a
prenderti venerd? chiese quando arrivammo al vialetto.
"Vieni a prendermi?
Non te l'ha detto tua madre? Ti vogliono ad Arlington
per la prova finale del vestito. Mio padre ha proposto che ti
facessi da autista.
Oddio, mi dispiace...
Non lo farei se non ne avessi voglia. Sar divertente.
Divertente? Sei mai stato alla prova di un abito?
Sono un uomo di mondo, ma niente prove di vestiti, no.
Nemmeno io, ma secondo me  molto meno divertente,
che so, di una visita dal dentista.
Ti prometto che riusciremo a metterci nei guai.
Nei guai, ripetei fra me, assaporando la parola.
Mia madre stava rientrando in quel momento. Richard
le lanci un'occhiata, poi mi ravvi un capello dietro l'orecchio.
Sorrise: "Tutte le volte che ti viene voglia di cavalcare
in due, Parsons, fammi una telefonata.
Stavolta ebbi la certezza di essere arrossita: avevo le
guance in fiamme. Mentre rimontava a cavallo disse: "Venerd
alle nove e mezza, va bene?
Oh s, ricordai. Richard, il genio degli orari scolastici,
ha i venerd liberi. Sorrisi, annuii. Va bene, risposi. Poi
se ne and al trotto, con grande eleganza. Ricord perfino
di salutare mia madre con un cenno quando lei pass in
macchina.
Praticamente perfetto, pensai scuotendo la testa. Mi ci
potevo abituare.
Mia madre, nella sua perversa maniera bipolare, mi
chiese se mi ero divertita e parve compiaciuta quando risposi
con un cenno della testa molto vago. Non ti ci affezionare,
non ti fidare, ma divertiti, tesoro.
Lei e Sammy avevano portato a casa del cibo messicano,
o quello che spacciavano per tale in questa zona del
Maryland. Era a malapena commestibile. Durante la cena,
provai mentalmente diversi modi di chiedere a mia madre
di Maggie, ma sospettavo che lei avrebbe preteso di sapere...
Dove hai sentito quel nome?... E allora cosa avrei
detto? Mi sarebbe piaciuto buttarle in faccia tutto ci che
avevo saputo del suo passato, ma non ero ancora pronta a
lasciare Amber House.
Mamma torn alla pianificazione della festa e Sam
and a guardare la TV. Io misi in frigorifero gli avanzi e mi
preparai una scodella di gelato. Una scodella enorme. Con
sciroppo di caramello e panna montata. E una di quelle
abominevoli ciliegine rosse che mangiavo a manciate direttamente
dal barattolo.
Jackson buss sul vetro della porta di servizio.
Sollevai un dito per chiedergli di aspettare un minuto,
tirai fuori una seconda scodella, ci misi dentro met del
mio gelato ancora intatto (ciliegina compresa) e ci ficcai un
cucchiaio. Andai alla porta e porsi a Jackson la scodella pi
grossa. Mi hai appena salvato, dissi.
Lui si mise in bocca una cucchiaiata enorme e disse con
la bocca piena: Quando vuoi.
Ci sedemmo sui gradini di pietra a mangiare il gelato.
Hai mai sentito parlare di Maggie? chiesi con il tono
pi indifferente possibile.
Lui deglut, poi rispose. No. Dovrei conoscerla? Chi ?
Non riuscii a dirglielo: la zia di cui mia nonna e mia
madre non mi hanno mai parlato. Forse c' un buon motivo
per cui era un segreto di famiglia. Forse era qualcosa di cui
vergognarsi. Feci spallucce. Solo un nome che ho visto tra
gli appunti di Fiona.
Non la conosco, conferm e raccolse l'ultima cucchiaiata
di gelato nella scodella.
Pensai che probabilmente Rose sapeva di Maggie.
Jackson prese anche la mia scodella, si alz e le pos
appena dentro la porta. Poi allung una mano per aiutarmi
ad alzarmi. Fai due passi con me?
Certo. Uscimmo dalla cucina e lui svolt sul vialetto
di pietra che portava al giardino d'inverno.
Volevo chiedertelo prima, ma non potevo con Sam davanti...
Stai bene? Perch ieri sera mi sei sembrata un po'
scossa.
Rimuginai su una possibile risposta, su cosa dire e cosa
non dire. Alla fine rinunciai a vuotare il sacco, come sempre.
Ho visto una bambina correre qui in giro, spiegai, e
sembra che lei mi veda. Ieri sera mi sono resa conto che 
la stessa bambina della foto che mi hai mostrato. Non quella
sullo sfondo, quella insieme alla donna, che immagino
sia Maeve.
Quindi pensi che sia una bambina del 1860. E ti sembra
che lei ti veda? Riflett. Come pu essere?
"Credo che sia un fantasma e che mi stia perseguitando.
Solo che non so il perch.
Non sembri molto spaventata.
Infatti non credo di esserlo. Non ancora.
Mi guard come se avesse voluto dire qualcosa, poi
cambi idea. Promettimi una cosa.
Che cosa?
Promettimi che se le cose prendono una brutta piega
me lo dirai. Mi sembra che tu stia affrontando tutto questo
da sola, e devi avere qualcuno con cui parlare.
Aveva ragione. Avevo davvero bisogno di qualcuno con
cui condividere le mie esperienze, qualcuno di cui fidarmi.
Ma grazie a mia madre, non c'era nessuno.
Prometto, mentii. E poi aggiunsi: Grazie.
Lui sorrise. Non c' di che.
C' anche qualcos'altro su cui potresti aiutarmi. Voglio
salire su quella vecchia casetta sulla quercia davanti
alla casa, ma mancano i primi tre metri di scala. Possiamo
rimediare in qualche modo? Dovremo farlo quando mia
madre non c', ma lei ha molto da fare, per via della festa.
In qualche modo lo faremo.
Devo anche trovare il tempo di portare Sammy nella
galleria segreta. Gliel'ho promesso ieri sera, come ricompensa
per aver distratto mia madre.
Lui mi guard divertito. Hai intenzione di affrontare
quei grilli da sola?
Be', a meno che tu non voglia venire con noi, dissi
speranzosa.
Lui annu. Non aspetto altro.
Io sorrisi. Bugiardo.
No, questo mai, disse lui. Posso mantenere un segreto,
ma dico sempre la verit. Entra nel giardino d'inverno:
c' qualcosa che devo darti.
Apr la porta di ferro e vetro. Io entrai e lui mi segu.
Ida voleva che tu avessi questa. Voleva che sapessi che
pensava a te anche quando non c'eri. Si chin a prendere
qualcosa dietro un paio di felci in vaso sullo scaffale pi
vicino.
Tir fuori una splendida maschera d'argento e oro. Piccola,
bordata di piume dorate intinte nella polvere d'oro.
Aveva un manico, ma sembrava che si potesse anche staccare
e legare dietro la testa.
 perfetta per il mio vestito, dissi. Mi domando come
facesse a saperlo.
Non mi chiedo mai come fanno le donne di Amber
House a sapere le cose che sanno. Le sapete e basta.
Sorrisi. Mi aveva appena reso parte di una sorellanza
antica, esclusiva e completamente fuori di testa. Una donna
di Amber House.
Ci vediamo domani, disse e se ne and.
Salii le scale del giardino d'inverno fino al secondo piano:
in quel modo sarebbe stato pi facile evitare mia madre.
Le gambe si lamentavano a ogni passo. L'indomani mattina
sarebbero state di legno. Mi fermai davanti a uno specchio
nel corridoio per vedere come mi stava la maschera.
E sentii uno scoppio di risate. Mi preparai e aprii la
porta pi vicina.
Una donna che indossava un abito leggerissimo, con
indosso la mia stessa maschera, stava davanti al caminetto
tenendo in mano una coppa di champagne. Vuot il bicchiere
e poi lo porse a qualcuno perch lo riempisse di nuovo.
Un uomo prese una bottiglia da un secchiello su un
tavolino e vers.
Pos la bottiglia vuota sulla mensola del camino, and
alle sue spalle e sciolse la maschera, facendola cadere a terra.
Poi cominci a baciarla sulla nuca. Lei si volt a guardarlo:
era Fiona. Lui la prese per le mani e la fece voltare,
per poi farla sedere sul piccolo divano. Ora vedevo anche il
volto dell'uomo: aveva lo stesso ampio sorriso del senatore
e di Richard.
Fiona si appoggi al bracciolo del divano, e l'uomo ricominci
a baciarla sul collo. Lei pieg la testa all'indietro.
Guard verso la porta. Verso di me.
"So che sei l, bisbigli.
Ero senza fiato. Rimasi immobile, come una farfalla infilzata.
"Stai guardando, non  vero? disse lei.
Che c', amore? domand l'uomo, senza fermarsi, facendole
scivolare gi la spallina dell'abito e scoprendo la
pelle nuda.
Va tutto bene, disse lei alla porta... a me: A volte
guardo anch'io.
Mi tolse il fiato. Indietreggiai e richiusi di schianto la
porta.
Lei riusciva a vedermi? Mi aveva appena parlato?
Che stava succedendo? Ero riuscita a venire a patti (a
malapena) con la questione degli echi. Ma il passato non
aveva affatto intenzione di restare dov'era... prima la bambina,
ora questa pazza che mi parlava.
Cercai di allontanarmi, di percorrere il corridoio fino
alla mia stanza. Solo che, ammisi a me stessa, quella non
era la mia stanza. Non lo sarebbe mai stata. Apparteneva
anche alle altre. A tutte le altre. Non c'era un angolo sicuro
ad Amber House.
Mi sentivo il volto e la testa in fiamme. Provavo vergogna
e imbarazzo per colpa di qualcuno morto da decenni.
Chi era quell'uomo che somigliava tanto a Richard? A cosa
avevo assistito? Avevo visto come sarebbe stato farsi baciare
da Richard in quel modo?
E per la prima volta pensai: un giorno qualcun altro
avrebbe guardato me, qui ad Amber House? Qualcuno mi
avrebbe visto struggermi per Richard? Mi avrebbe visto litigare
con mia madre? Mi avrebbe visto leccare i resti di
panna montata dal piattino dei dolci?
Forse era quello il motivo per cui mia madre voleva
vendere la casa. Forse lei sapeva tutto degli echi. Forse non
voleva diventare un'eco anche lei. E forse nemmeno io.
Accesi di nuovo la luce, tirai fuori la vecchia foto che
Jackson aveva trovato a Heart House e la guardai ancora.
Tirai fuori il libro di Fiona e cercai le pagine sul tardo
Ottocento. Trovai una foto quasi identica, che identificava
le due persone come Maeve Webster e sua figlia adottiva
Amber. La didascalia diceva che Amber era morta a sette
anni. Il mio dolce fantasma. Sfiorai la figura indistinta
nella foto. Forse ero io... Non avevo mai visto Amber e sua
madre nelle mie visioni, ma forse nel futuro avrei trovato la
strada per quel passato e l'obiettivo mi avrebbe colta allora:
il mio spirito catturato sulla lastra, allo stesso modo in cui
si dice che capiti ai fantasmi, quando le sostanze chimiche
sensibili alla luce reagiscono all'energia dello spirito. E se
una macchina fotografica del passato poteva percepire la
presenza della mia energia, forse poteva farlo anche una
persona, come Fiona.
Non capivo come funzionasse. Quando vedevo un'eco,
voleva dire che il passato era qui con me oppure che una
parte di me si trovava nel passato? O entrambe le cose? O
nessuna delle due?
La suora che mi insegnava catechismo per la prima comunione
ci diceva che Dio esisteva al di fuori del tempo,
che il tempo era solo il nostro modo di percepire le cose.
E se potessimo vedere come vede Dio, sapremmo che tutto
accade nello stesso momento. Non c'era n passato n
futuro.
Spensi la luce e mi preparai al buio per andare a dormire.
Al buio mi sentivo pi al sicuro, invisibile. Mi addormentai,
pensando ancora a quelli che mi guardavano, pensando
che gli occhi di Amber House erano come gli occhi
di Dio, che conoscevano ogni colpa.
Con la differenza che Dio perdonava.
...
.
...
CAPITOLO 19.
...
.
...
Ero al centro della ragnatela, tessevo i miei capelli nella
seta, attaccavo i miei pensieri a ciascun filo e li lanciavo lontano,
esche per acchiappare granchi affamati. Mille ragni minuscoli
mi aiutavano, circondandomi con la loro tela, una
coperta di neve soffice e calda, come un abito di seta. Mi
guardai allo specchio. Il mio volto era lo stesso della bambina
vestita di bianco. E pensai, la mia solita fortuna.
Poi i ragni mi fabbricarono un velo bianco, sempre pi
spesso, cos che potessi dimenticare il mio volto e restare per
sempre.
Mi svegliai emettendo quegli strani gemiti che si fanno
quando si cerca di urlare in sogno. Mi portai una mano
agli occhi, ciechi. Li aprii alla luce del giorno. Grazie a Dio.
Rabbrividii, respingendo la sensazione di tutte quelle zampe
di ragno.
Non avevo mai fatto sogni del genere prima di arrivare
ad Amber House. Sembrava che non riuscissi a sfuggire
alle voci, agli occhi di questo posto, nemmeno in sogno.
Presi i vestiti e andai in bagno a prepararmi. Almeno l
non avevo mai avuto visioni. Speravo che, come dire, fosse
contro le regole della casa.
Andai di sotto, camminando piegata come una vecchia
con l'artrite, a causa delle mie esperienze equestri del giorno
prima. Zoppicai fino in cucina in cerca della colazione
e di qualche aspirina.
Sammy era a tavola, e masticava una fetta di bacon. Rose
lo guardava mangiare. Ti vanno due uova fritte? mi chiese.
Prendo solo un po' di melone, risposi, ma grazie.
Tua madre  andata a fare spese per la festa, disse lei, alzandosi.
Voi due non mettetevi nei guai mentre lei non c'.
Sissignora, dissi. Ehm, Rose?
Lei si volt, gi sulla soglia della sala da pranzo. Davanti
a quello sguardo pieno di buonsenso non riuscii quasi a
mettere insieme un pensiero coerente. Alla fine balbettai:
Hai conosciuto Maggie?
Lei pieg la testa di lato, come se intuisse la confusione
che regnava dietro alla domanda. S, certo che la
conoscevo.
Ecco... proseguii, sapendo che probabilmente mia
madre non avrebbe apprezzato affatto, ma ero decisa ad
avere una risposta. Che cosa le  successo? Dov'?
L'espressione sul volto di Rose era indescrivibile: una
specie di rabbia mista a incredulit, il tutto avvolto da una
profonda compassione. Si avvicin, mi prese la mano e mi
disse:  morta, tesoro. Tua madre non ti ha mai raccontato
di lei?
Scossi la testa.
Lei annu, comprensiva. Be', forse dovresti chiedere direttamente
a lei, non credi?
No, non lo credevo affatto, per annuii. Rose mi batt
appena sulla mano e torn verso la porta. Buona giornata,
dissi, abbattuta.
Lei sorrise (Un sorriso vero! pensai) e se ne and. Io ero
ancora seduta l, a pensare alla zia che non avrei mai conosciuto,
quando Jackson si affacci in cucina dalla porta sul
retro. Se n' andata?
Credo di s. Ma tu non dovresti essere a scuola?
Sono stato chiamato a una missione pi importante.
Entr e svel l'ombrello che aveva dietro la schiena. Protezione
anti-grilli.
Io risi. Come ho fatto a non pensarci?
 per quello che ci sono io, rispose lui con un sorriso.
"Hai gi fatto colazione? chiesi. Vuoi mangiare qualcosa?
Lui sollev le mani come a dire... Cosa-vuoi-che-ti-dica?
Sono nell'et della crescita. Si serv un'enorme scodella
di cereali e attacc a mangiare.
Io pensai ai due argomenti che mi pesavano sulle spalle.
Non ero ancora pronta a dirgli di Maggie. Ma anche
quella faccenda di Fiona...
Mia nonna ha mai accennato al fatto che le persone
negli echi potessero vederla o parlare con lei?
No, disse lui. Smise di masticare e mi guard. E successo
qualcosa?
Mi resi conto che avrebbe voluto sapere tutti i dettagli:
che cosa aveva detto esattamente Fiona? Che cosa stava facendo
esattamente? Potevo spiegargli perch ero rimasta l
a guardare? Forse tacendo qualche particolare...
Non ero poi cos brava come bugiarda. Non  successo
niente.
Capii che preferiva non insistere. Port i piatti nel lavello.
Tu che ne dici, Sammy? E ora di andare? Vuoi vedere
il passaggio segreto?
S-s. Sam annu con enfasi.
Recuperai gli stivali che avevo lasciato accanto alla porta
di servizio e mi infilai la felpa con la chiusura lampo.
Jackson rise. Stai bene.
Piantala, gli risposi con un sorriso.
Jackson entr nel labirinto davanti a noi, ma lo fermai.
Vediamo se ci riesco, dissi.
Fu pi facile alla luce del giorno, quando non dovevo
preoccuparmi di inciampare nelle radici o non vedere una
svolta. Destra, salta, destra, contai, sinistra, salta, sinistra.
Destra, salta.
Che bello, disse Sammy, trotterellando accanto a me.
E ancora non hai visto niente, gli promisi.
Arrivammo al gazebo e Sam imbocc subito le scale.
Sgran gli occhi davanti al panorama.  bellissimo, Sarah.
Poi Sam e io cercammo le mattonelle allentate. Jackson
le aveva nascoste quasi perfettamente con una fuga di sabbia
bianca. Guarda, Sarah, esclam Sam, l'ho trovata.
Abbass la voce fino a un rispettoso bisbiglio. La porta
segreta.
Jackson sollev le mattonelle e apr la botola. Sam annus
l'aria che veniva da sotto. Jackson gli porse una torcia.
Vuoi scendere per primo, Sam?
S, rispose lui. Prese la torcia, infil le gambette nella
botola e scese senza pensarci due volte. Jackson lo segu. Io
mi tirai la chiusura lampo fino al mento, presi l'ombrello e
provai a seguirli.
Sam stava gi correndo con la torcia puntata lungo il
corridoio, come se conoscesse la strada. Jackson e io ci affrettammo
per stargli dietro. Una casa nascosta, disse,
aprendo la porta ed entrando. Un'intera casa nascosta.
Si volt verso di me e disse a bassa voce: Qui non  mai
venuto nessuno.
Da molto tempo, Sam.
Corse ovunque, aprendo tutto. Sollev il coperchio del
baule nella stanza pi piccola. Oh, guarda, disse, prendendo
un giocattolo di legno intagliato. La tigre... ma 
diventata vecchia, ha perso le strisce. Punt perfino la torcia
su per il camino. Vedo le stelle, Sarah. Jackson mi
sorrise. L'entusiasmo di Sam era contagioso.
"Perch hanno sotterrato questa casa cos carina?
chiese alla fine.
Per nasconderla agli altri, e usarla per cose segrete.
Ah," disse lui, annuendo, cose segrete.
Fui felice di andarmene, di uscire di nuovo alla luce del
sole. Non volevo tornare mai pi a Heart House. Non cera
nessun tesoro l, nient'altro che il passato.
Jackson chiuse la botola e rimise a posto le mattonelle.
"Sar meglio andare nella casa sull'albero, se vogliamo finire
prima che arrivino.
Prima io, grid Sam e part di corsa nel labirinto.
Aspetta, Sam! Potresti perderti," dissi. Ma lui non esit
neanche un istante. Rifece il percorso alla perfezione mentre
io gli correvo dietro. Quel birbante era sveglio. Molto
pi sveglio di me.
Jackson aveva lasciato alcune cose utili nel giardino
d'inverno: la sua cassetta degli attrezzi, un seghetto a mano
e dei paletti di legno di dieci centimetri per cinque. Raccogliemmo
tutto e andammo verso l'acero davanti a casa.
I due ragazzi si misero al lavoro. Per i primi tre pioli
della scala, in basso, Jackson sistem i chiodi e permise a
Sam di picchiare col martello. Usa tutto l'avambraccio,
Sammy. Cos.
Jackson sistem i cinque pioli successivi e dovette arrampicarsi
su quelli nuovi per sistemare l'ultimo metro di
scala. Poi scese di nuovo. Vuoi salire prima tu, Sarah?
Annuii. Controlla che i pioli vecchi siano ancora saldi, prima
di posarci tutto il peso. Cominciai a salire. Poi sali tu,
Sam. Io vi seguo, d'accordo?
D'accordo.
A met strada, vidi di nuovo le bambine. Mia madre,
quasi adolescente, e sua sorella minore, Maggie.
Tutto bene, Mag?" disse mia madre alla bambina che
saliva davanti a me.
Tutto bene.
Mia madre le dette una mano per salire nella casetta.
Io le seguii. Era una struttura semplice, poco pi di una
piattaforma su due livelli, un pezzo di tetto e una ringhiera.
Non avrei mai voluto che Sammy ci salisse da solo.
Mia zia si tolse uno zainetto dalle spalle e lo pos sul
pavimento. L'Orso Peso rotol fuori.
Ripassiamo ancora le regole, Mag, disse mamma.
Questo  il nostro posto segreto.
Il nostro posto segreto.
Veniamo quass solo quando siamo insieme.
Solo quando siamo insieme.
Non diciamo mai a mamma o pap che cosa nascondiamo
quass, mai.
Non diciamo.
Mia madre si tracci una croce sul petto e Maggie fece
lo stesso. Ma mamma termin: Croce sul cuore, potessi
morire.
Potessi morire, ripet Maggie.
Mamma si volt a prendere qualcosa dallo zaino sul pavimento
dietro di s. Era la scatola di legno che Matthew
Foster aveva costruito un secolo e mezzo prima.
La pos con cura tra s e sua sorella. L'hai messo qui
dentro, Mag? Come ha detto la Vecchia?
L'ho messo qui dentro, Annie, come ha detto lei.
Mia madre prese un coltello da burro da un secchiello
metallico di cianfrusaglie. Infil la lama sotto un'asse pi
corta e la sollev.
Maggie avvolse la scatola di Matthew in un panno e
mamma la mise nella cavit sotto l'asse. Poi insieme rimisero
a posto l'asse. Ripeti con me, ordin mamma.
Sorella pianta, sorella pianta, recitarono le due ragazze
tenendosi per mano, tieni al sicuro i nostri segreti.
Questo ora  il nostro segreto, disse mia madre alla
sorellina. Nessuno deve saperlo.
"Nessuno deve saperlo, ripet Maggie.
Lo dirai mai a pap e mamma?
Maggie scosse la testa. No, rispose, stringendo al petto
l'Orso Peso.
Fu allora che capii. Perch mi era sembrata tanto familiare.
Perch ripeteva continuamente quello che le dicevano.
Uscii dalla visione, agitando le braccia in cerca di qualcosa
cui aggrapparmi per difendermi da quella vertigine
improvvisa. Jackson mi afferr una mano. Lui e Sam erano
saliti in silenzio sulla piattaforma, senza distrarmi dalla
mia visione.
Cos'hai visto?
Mia madre e... Non riuscivo ancora a dirlo. Scossi la
testa. Sua sorella, dissi poi.
Jackson mi guard confuso. Tu hai una zia?
S. Credo che nessuno che abbia meno di quarant'anni
sappia nulla di lei.  morta.
E prima non ne sapevi niente? Perch non te ne hanno
parlato?
Non ne ho idea, dissi amaramente. Credo che sia stato
perch... era come Sam.
Come me, disse Sammy, tutto contento.
Solo di pi, aggiunsi io.
"E come fai a saperlo? chiese Jackson.
Parlava ripetendo le cose che diceva mia madre. Si
chiama ecolalia. Anche Sammy lo faceva.
" per questo che non ti hanno mai parlato di lei? domand
Jackson, incredulo.
"Non lo so. A quei tempi, i bambini cos finivano in istitu...
Guardai Sam e m'interruppi. Vorrei tanto sapere che
cosa le  successo. Guardai le assi del pavimento. Hai con
te il coltellino svizzero?
S. Lo tir fuori dalla tasca e me lo porse.
Sam, vai vicino a Jackson, dissi. Aprii il piccolo cacciavite
e feci leva sull'asse pi corta al centro del pavimento
della casetta. Ma nella cavit non c'era pi nulla.
In lontananza sentii il rumore degli pneumatici sulla
ghiaia. Sbirciai tra le foglie verso l'entrata. Mia madre era
tornata a casa.
Dobbiamo scendere, dissi. Subito!
Jackson and alla scaletta. "Vado prima io, Sam. Tu vieni
dopo di me, pi veloce che puoi. Aspett che Sammy
posasse saldamente i piedi sulla scaletta prima di cominciare
a scendere. Le loro teste scomparvero oltre l'orlo della
casetta.
Io rimisi a posto l'asse e mi infilai in tasca il coltellino
di Jackson. Poi misi le gambe oltre l'orlo e mi affrettai a
scendere.
Sotto di me Jackson prese in braccio Sammy dalla scaletta
e corsero, con la schiena curva, infilandosi nei cespugli
accanto alla casa. A tre metri da terra, mi fermai con la
sensazione che lo spazio facesse resistenza.
"Maggie, grid mia madre, di nuovo bambina, a undici
o dodici anni, mentre mi superava sulla scaletta, salendo.
Maggie, avevi promesso di non venire quass senza di me.
Ti avevo detto che saremmo venute dopo che avevo finito
di dipingere.
Una voce semplice, dolce. Non hai finito di dipingere,
Annie.
La vidi arrivare in cima. Maggie, fermati! Dammi l'Orso
Peso, cos ti prendo per mano. Mi senti? Guardami,
Mag. Ferma! FERMA!
Un urlo mi sommerse. Qualcosa precipit accanto a
me. Qualcosa di bianco, svolazzante, veloce.
La portiera di un'auto sbatt. Mi sentii cadere all'indietro,
persi l'equilibrio e annaspai disperatamente. Afferrai
un piolo della scala e mi appoggiai alla corteccia dell'albero,
soffocando un singhiozzo.
Mamma! grid Sammy uscendo dal sentiero accanto
al giardino d'inverno. "Sei tornata!
La prese per mano e la tir verso la porta, perch non
guardasse verso l'albero.
Ehi, ehi, Sam, disse mia madre. Fammi scaricare la
macchina. Dammi una mano, ti va?
Va bene, rispose lui.
Dov' tua sorella?
Giochiamo a nascondino. Non mi ha ancora trovato.
Sar difficile che ti trovi se entri in casa. Vuoi andare
a cercarla?
Nah, disse lui, Sarah mi trova sempre.
Entrarono in casa. Io scesi gli ultimi tre metri. Jackson
mi prese per il braccio per sostenermi quando toccai terra.
Mi guid verso il giardino d'inverno. Stai bene?
S.
Temevo che stessi per cadere. Che cos'hai visto?
Mia zia. Maggie. Lei... Non riuscivo quasi a dirlo. Lo
stomaco mi si strinse e mi vennero le lacrime agli occhi. 
caduta.
Lui mi guard sbalordito. Dalla scaletta?
Scossi la testa. Dalla casa sull'albero. Io... credo che
sia morta cos.
Oh, mormor lui.
Mi vennero di nuovo le vertigini, solo che stavolta venivano
dallo stomaco, che si era annodato di nuovo. "Sto
per...
Mi voltai verso i cespugli. Jackson mi liber il viso dai
capelli e vomitai la colazione.
Tieni, disse lui, porgendomi un fazzoletto bianco.
Chinai la testa e rifiutai con un gesto della mano. Non
posso prenderlo.
L'ho portato per te.
Prese il fazzoletto e mi asciug la bocca. Grazie, dissi,
imbarazzata. Devo sembrarti proprio una pazza.
No, Sarah disse lui. Si chin per guardarmi negli occhi.
"Ce qualcosa che avrei dovuto dirti da molto tempo...
Sarah? Mia madre era venuta a cercarmi. Rimase l a
fissarci, come se ci avesse beccati a fare qualcosa di male.
Mamma, dissi, in tono pi leggero. Jackson mi stava
aiutando a cercare Sammy.
Davvero? disse lei.
S. L'hai visto?
 in casa. Dove forse dovresti essere anche tu. E forse
Jackson dovrebbe essere a scuola.
Era il segnale di rientro. Mi voltai verso Jackson. Grazie
per l'aiuto, dissi.
"Quando vuoi.
Stavo per squagliarmela, ma le parole successive di mia
madre mi fermarono.
"Jackson, disse mia madre in tono brusco, dopo che
avrai spiegato a Rose perch non sei a scuola, forse potresti
darmi una mano. Tra venti minuti verranno a prendere i
cavalli.
Mi voltai. I cavalli? Ma... Sammy non ha avuto ancora
il tempo di farci un giro.
Sentii che Jackson mi guardava, preoccupato, ma sapeva
di non avere alcun ruolo nella discussione. Sar alle
scuderie fra venti minuti, signora Parsons.
Mia madre mi guard con indifferenza. Anche a Seattle
ci sono dei cavalli, pu farlo l. Devo risolvere tutte le
questioni in sospeso.
Questioni in sospeso. Simpatico eufemismo per trecentocinquant'anni
di storia familiare. Non so cosa mi prese,
ma non riuscii a lasciar perdere.
Sai una cosa, mamma? Non hai mai chiesto a Sam e a
me se pensavamo che vendere la casa fosse una buona idea.
E magari secondo noi sarebbe meglio tenerla in famiglia.
"Tu non sai cosa dici.  solo una vecchia casa piena
di roba. Tu non hai nessun legame, non sei mai stata qui
prima.
Siamo qui adesso. A Sammy e a me piace molto questo
posto. Non vogliamo venderlo a degli sconosciuti, non 
casa loro.
Sarah, questa non  nemmeno casa tua, n di Sammy.
Non  neanche casa mia. Abbiamo una vita a quattromila
chilometri da qui. Vuoi che lasciamo perdere tutto? Mi
interruppe prima che potessi rispondere. Anche se ti sei
messa in testa qualche idea romantica, non posso permettermi
di tenerla. Solo le tasse mi mangerebbero viva. Dovremmo
venderla pezzo per pezzo, finch non ne rimarrebbe
nulla.  questo che vuoi?
Pap potrebbe aiutarci...
"Tuo padre non ha niente a che fare con questo, mi
interruppe lei con rabbia.
"Potremmo permettercelo, se tu non avessi speso cos
tanto per questa ridicola festa, gridai.
Mi posso permettere la festa solo perch vendo la casa,
ribatt lei. Non  una cosa su cui intendo discutere. Forse,
se fossi una donna adulta con un reddito tuo, potremmo
pensare di tenere la casa. Forse nel migliore dei mondi
possibili avremmo potuto fare diversamente. Ma io devo
risolvere il problema di Amber House oggi, in questo momento,
e questa  la migliore soluzione che possa trovare.
Abbiamo finito adesso? termin in tono tagliente. O vuoi
darmi qualche altro contributo?
Io non riuscii a pensare a nient'altro da dire. A quanto
pareva Jackson non aveva pi tempo per cercare diamanti,
n io avevo soldi a sufficienza per salvare la casa. Mentre
risalivo i gradini dell'entrata, pensai all'ironia del fatto che,
alla fine, il tempo non era stato dalla parte di Amber House.
...
.
...
CAPITOLO 20.
...
.
...
Mia madre sembrava dell'umore di fare domande e dare
ordini, cos me la svignai di sopra prima che potesse fare
una delle due cose. Feci una deviazione in bagno per lavarmi
i denti e bagnare un asciugamano, poi andai nella mia
stanza e mi stesi sul letto con l'asciugamano sugli occhi.
Avevo appena visto morire una persona. Grazie a Dio
non avevo sentito il tonfo del corpo di Maggie. Non avrei
potuto sopportarlo.
E avevo anche vomitato davanti a Jackson. Lui mi aveva
tenuto i capelli ed era stato molto gentile, ma non riuscivo
a sopportare nemmeno quello. Non sapevo bene perch
fosse tanto importante, ma non volevo che Jackson mi vedesse
in quello stato. Relegai il pensiero in un angolo della
mente e tornai a pensare a Maggie. E pi pensavo a lei, pi
le cose acquistavano un senso, i pezzi combaciavano.
Nonna aveva incolpato mia madre della morte di Maggie.
Mamma era la maggiore e Maggie era come Sammy,
solo di pi. E forse non dovevano nemmeno andarci, in
quella casetta sull'albero. Ovviamente era colpa di mia madre.
Per come aveva potuto essere tanto crudele, mia nonna?
Se mia madre voleva bene a Maggie come io ne volevo
a Sammy si sarebbe sentita gi colpevole da sola, senza che
nessuno infierisse.
Doveva essere stato allora che nonna aveva cominciato
a bere. Doveva essere andata cos. E mia madre... lei doveva
aver smesso. Smesso di dipingere. Smesso di provare
sentimenti. E forse aveva anche cominciato a odiare Amber House.
La bambina di cui nonna aveva parlato nella lettera in
fondo al libro di Fiona, che aveva cercato nella memoria di
Amber House... doveva essere Maggie. Doveva essere terribile
essere intrappolata in un luogo in cui la bambina che
hai perso vive ancora in echi del passato. Ad aspettare, a
cercare, a desiderare qualcosa che non era pi nemmeno
un fantasma, ma solo una specie di registrazione di quello
che c'era e che non ci sarebbe stato mai pi. E tutto questo
per colpa di mia madre.
Era agghiacciante.
La morte di Maggie li aveva distrutti, lacerati, li aveva
segnati per sempre. E tanti anni dopo ne pagavamo ancora
le conseguenze. Sammy e io. Pap. E mamma. Non era colpa
sua. Non meritava ci che nonna le aveva fatto.
Per la prima volta in vita mia provai compassione per
mia madre.
Il senso di nausea, gradualmente, svan; pensai che un
po' d'aria fresca mi avrebbe fatto bene.
Andai di sotto e uscii dalla porta principale. Tra gli alberi
a est vidi le sagome di un camion e di un grosso rimorchio.
Dovevano essere venuti a prendere i cavalli. Decisi di
andare a vedere i miei cavalli che se ne andavano.
Quando arrivai, Jackson stava portando a mano il baio
grintoso. Gli aveva messo un panno sugli occhi e gli parlava
dolcemente all'orecchio. La rampa di metallo lo intimid
un poco, ma Jackson gli accarezz il naso e lo tranquillizz.
Il cavallo si lasci guidare sul rimorchio. Lui mi vide e
mi fece un cenno con la testa, ma continu a lavorare.
Mi venne in mente che questo per lui doveva essere
molto doloroso. Io mi ero infuriata perch mia madre stava
vendendo degli animali sui quali pensavo che Sam e io
avessimo dei diritti, ma Jackson li conosceva da anni. Probabilmente
amava quei cavalli. Perch non aveva pensato
di chiedergli se ne voleva tenere almeno uno?
Poi port fuori la roana, che lo segu docilmente, spingendolo
con la testa per farsi grattare. Jackson era suo
amico.
Non riuscivo pi a guardare e tornai a casa.
Mia madre usc in quel momento. Era arrivato un altro
camion. Garden Lights. Due uomini in tuta scesero per andare
a parlare con lei. Mamma aveva in mano uno schema
del giardino. Parlarono per qualche minuto, chini intorno
allo schema, poi gli uomini tornarono al camion, scaricando
delle prolunghe dal retro. E luci. Moltissime luci.
Mamma si volt per tornare in casa.
Aspetta, dissi, raggiungendola. Mi resi conto, cercando
le parole giuste, che se pure comprendevo mia madre
un po' meglio, questo non cambiava le cose. Lei era sempre
brusca, aspra e dura. A proposito dei cavalli...
Senti, Sarah, lo so che sei arrabbiata per i cavalli, ma
capisci che dobbiamo liberarcene?
"Jackson ha curato quei cavalli per tanto tempo, mamma.
Hai pensato di chiedergli se voleva tenerne uno?
Sarah, quegli animali valgono parecchio. Vengono da
un buon ceppo, sono di razza. Ma a parte la questione economica,
la risposta  's', gliel'ho chiesto. Ho chiesto a Rose.
Lei mi ha ringraziato, ma ha detto che non avrebbero un
posto dove tenerlo e se anche ce l'avessero non potrebbero
permetterselo. Va bene?
"Ah, dissi.
Lei espir, come per calmarsi. "Ascolta. So che non ci
credi, ma io ci provo. Ci tengo a Rose e Jackson. Si sono
occupati di tua nonna per tanti anni, e non era facile. Lei
non era una persona facile.
Lo so, mamma.
Mi rendo conto che tu e Sammy la pensiate diversamente
da me su questo posto. So che vorresti tenere delle
cose. Fallo. Scegli quello che vuoi e lo mettiamo in un deposito
finch non sarai pi grande.  giusto che tu tenga
qualcosa.
Qualcosa, pensai. Pezzi della mia storia che non avrebbero
pi vita, fuori di qui. Tutti i tesori di Amber House
tra poco sarebbero spariti, venduti all'asta. Tagliati via da
ci che dava loro una voce. Mi si strinse la gola e sentii le
lacrime bruciarmi negli occhi, ma dissi soltanto: Sarebbe
bello, mamma.
Lei fece per andarsene, poi si volt. Si schiar la voce:
C' qualcos'altro che devo dirti. Sollev una mano e si
strinse le tempie, coprendosi gli occhi per un istante. Poi
mi guard tranquillamente. Ho venduto la barca.
Mi ci volle qualche istante per capire. Cosa? Hai venduto
la Amber?"
Ebbi la sensazione di aver perso un'amica. La volevo
io. Come hai potuto farlo senza chiedermelo? Senza nemmeno
dirmelo?"
"Ho avuto l'occasione di venderla a un buon prezzo a
una persona che ti ha visto vincere la regata. Non potevamo
tenerla, maledizione. Che ci avremmo fatto? Saresti
tornata a Seattle in barca a vela? Lo sai quanto costa un
trasporto del genere da un capo all'altro del paese?"
Non capivo come fosse possibile, ma le cose non facevano
che peggiorare. Era come assistere a un disastro
ferroviario al rallentatore: una collisione dopo l'altra senza
poter fare nulla per impedirlo. Avrebbe dovuto avere almeno
la decenza di dirmelo in faccia. Le parole mi uscirono
in un ruggito, senza che nemmeno ci pensassi: Ogni volta
che comincio a pensare a te come a un essere umano, mi
smentisci.
"Come ti permetti di parlarmi in q...
"Ti odio, dissi. "Non ti perdoner mai.
Corsi via alla cieca, ma mi ritrovai a girare l'angolo della
casa, verso le scale che portavano al fiume. Scesi i gradini
due a due. Se trovassi i diamanti, pensai in preda all'ansia,
potrei sistemare tutto. Avremmo un sacco di soldi. Ricomprerei
la Amber. Potrei portarla via adesso, nasconderla da
qualche parte, magari al molo di Richard. Lui mi aiuterebbe,
troverebbe un posto dove nasconderla...
Ma era gi sparita. Il molo era deserto. NO! urlai.
Cominciai a singhiozzare. Non era solo per la Amber,
era per tutto. Non sapevo se amavo Amber House o se la
odiavo. Ma mia madre si sbagliava. Non bastava che Sammy
e io potessimo tenere qualcosa, qualche pezzetto qua
e l. Dovevamo tenere tutto. Anche se non eravamo cresciuti
qui, vissuti qui, faceva parte di noi. E noi di lei. Sarebbe
morta quando ce ne fossimo andati.
Rimasi sul pontile vuoto, a piangere per tutti noi.
"Sarah.
Era Jackson.
Mi avvicinai incespicando, lui apr le braccia e mi tenne
l contro il suo petto. Sentivo le cicatrici sotto la camicia,
che si allungavano sui muscoli e mi venne voglia di piangere
ancora pi forte. La vita faceva proprio schifo. Lui
era stato segnato a vita, i suoi erano morti quando era talmente
piccolo che nemmeno li ricordava. E Maggie, morta
in un incidente cos stupido che non sarebbe mai dovuto
accadere? E nonna, mia madre, mio padre e Sammy? E io?
Piansi fino a inzuppare la camicia di Jackson e lui rimase
fermo, con le braccia intorno a me e la guancia sui miei
capelli. Andr tutto bene, mi disse.
Alla fine mi calmai e lui prese dalla tasca un altro fazzoletto
pulito. Mi sollev il mento e mi asciug le lacrime, poi
mi porse il fazzoletto.
"Non posso continuare a rubarti fazzoletti, dissi.
Lui fece una smorfia. L'ho portato per te. Soffiati il
naso.
Ubbidii e mi sentii un po' meglio. Ha venduto la Amber.
Lo so. Mi dispiace.
Mi dispiace per i cavalli.
Staranno bene, disse lui. Si tolse dalla tasca una galloccia
di ottone. L'ho tolta alla Amber prima che venissero
a prenderla. Ho pensato che volessi tenerne un pezzo.
La presi e sentii il rumore del vento e delle onde. Grazie.
Stai bene?
Non voglio andarmene.
Non si pu mai sapere come andranno le cose.
Sorrisi tristemente. Ne sono abbastanza sicura.
Non sapevo che sapessi predire il futuro, comment,
e sorrise anche lui.
Feci per rispondere, ma lui mi pos un dito sulle labbra
per zittirmi. Tocc un angolo del mio occhio, catturando
un'ultima lacrima, poi mi sfior la guancia con la punta
delle dita. Vidi un tale desiderio nei suoi occhi che non riuscii
a dire nulla. La sua mano scivol dietro la mia nuca,
l'altra lungo il mento.
Si avvicin, al punto che sentii il suo calore dalla punta
dei piedi fino al mento. Mi pass il pollice sulle labbra,
come se fossero state la cosa pi dolce e soffice del mondo.
Cominciai a tremare da qualche parte nel profondo,
sotto al cuore. Non capivo.
Lui chin la testa, mi dischiuse le labbra con il pollice,
accost la bocca alla mia. Chiusi gli occhi. Sentivo il suo
respiro sulla mia pelle, fresco e caldo. Il suo naso tocc il
mio e lui inspir profondamente come per respirarmi.
Tutto in me si sollev come portato da una corrente,
verso quel respiro. Aspettai.
Ma lui fece un passo indietro, mi lasci andare e fece
ricadere le braccia. Devo dirti una cosa, disse lui con voce
dura, distogliendo lo sguardo.
Dimmi.
Ho paura. Ho paura a dirtelo.
Dimmelo, ripetei.
Io... Sembrava stesse soffrendo. Ma doveva andare
avanti. Anch'io ho un dono, Sarah. Simile al tuo.
Simile al mio?
A volte riesco a vedere delle cose. Cose che non sono
ancora accadute.
Un mese fa avrei risposto "Certo, come no, ma ora aveva
senso. Era ovvio. Ecco perch riesci a prevedere sempre
tutto.
Lui sorrise appena. Esatto.
"Ma  molto meglio che vedere il passato, dissi, confusa.
Come poteva essere una brutta cosa? Che cosa riesci a
vedere?
"Per lo pi flash di piccole cose, per esempio la bibita che
cade...
"... o qualcuno che sta per cadere in un burrone, lo
interruppi, non proprio una cosa piccola.
No. Fece una pausa, cercando le parole giuste. A volte
riesco a vedere molto in l, mesi, addirittura anni in anticipo.
Grandi visioni. Ma riguardano tutte una sola persona.
Sempre la stessa. Fin da quando sono venuto qui la prima
volta.
Mi guard negli occhi, intensamente. Cosa doveva dire
di cos difficile?
Lui irrigid la mascella e si costrinse ad andare avanti.
Riguardano tutte te. Sapevo che stavi arrivando. Sapevo
com'eri, prima ancora di conoscerti.
Ricordai come mi aveva guardata al funerale.
Sapevo che ti piaceva la barca a vela, la Cherry Coke e
Il Signore degli Anelli.
E l'hai letto, pensai. Tutto quanto. Anche se non ti piaceva.
 un po' troppo... forte. Non appena lo pensai, indietreggiai
appena.
Lui lo not. Mi guard con espressione persa. Una parte
di me voleva prenderlo per mano, ma una parte pi profonda
stava ascoltando il campanello d'allarme nella mia
testa. Non mi mossi.
Lui strinse le labbra, ma prosegu.
E non  tutto. Questo  quello che devi sapere. Quello
che avrei dovuto dirti tanto tempo fa.
Io aspettai.
Non c' nessun tesoro ad Amber House."
Ci misi un paio di secondi a capire ci che stava dicendo.
Hai mentito?
Non era del tutto una bugia, spieg lui. Qui c' una
cosa che per me  molto pi importante di qualunque altra
al mondo. E io... avevo bisogno che tu restassi. Per aiutarmi
a trovarla.
A trovare cosa?
Il mio tono era tagliente e sorprese anche me. Avevo
parlato esattamente come mia madre. E continuai a sentire
la sua voce che mi rimbalzava in testa:  ora che tu cresca,
Sarah. Tutti vogliono qualcosa. Tutti usano gli altri.
Perfino Jackson, pensai amaramente. E provai ancora
un'assurda voglia di piangere.
Lui lo cap. Lo so che suona male, ma io non ti stavo
usando, Sarah.  cos difficile da spiegare...
Sto ancora ascoltando. Le parole erano come lame di
ghiaccio.
La prima volta che sono venuto qui avevo quattro o
cinque anni e ho avuto un... attacco epilettico. O almeno
cos dissero. Ma non era davvero un attacco epilettico. Fu
come se il mondo si fosse ristretto nel buio, e io fossi passato
attraverso un foro minuscolo per uscire in un posto
diverso. Un posto dov'ero cresciuto ed ero diventato medico...
chirurgo. E non avevo cicatrici. Perch non cera mai
stato nessun incidente e i miei erano vivi.
S'interruppe, scuotendo appena la testa. Te lo immagini?
Ero cresciuto con loro. Eravamo insieme. Mi volevano
bene. Non ero solo ed ero sano. Tutto era possibile.
Niente di questo  possibile, pensai cupamente.
 successo ancora nel corso degli anni, decine di volte.
Devi capire, disse in tono implorante, io sentivo che non
erano solo allucinazioni o sogni. Era reale. Sapevo che in
qualche modo le cose sarebbero dovute andare in modo
diverso.
Va bene. E che cosa centra tutto questo con me?
Nel posto che continuo a vedere, l'altro futuro in cui
ero un chirurgo, io... noi... Sospir, abbass la testa e poi
mi guard dritto negli occhi: "Tu e io eravamo sposati.
Un altro enigma risolto. Jackson si comportava in maniera
cos strana con me perch... l'amava. Amava l'altra
Sarah che aveva visto. Sentii una pressione sgradevole
sul petto. Mi aveva mentito per farmi restare, cos lui e io
avremmo potuto fare... cosa? Sposarci un giorno? Era una
follia. Lui... era pazzo.
"Tu sai che niente di tutto questo  possibile, vero? dissi
con cautela.
Non lo so. A volte mi sembra che sia questo mondo a
essere tutto sbagliato, quello impossibile.
Mi dispiace, Jackson, dissi in fretta, non credo di poterti
aiutare. Vorrei tanto, ma... devo andare.
Girai sui tacchi e corsi su per le scale. Lui non cerc di
trattenermi e non mi segu.
Quello che mi faceva stare male era che mi ero bevuta
tutta la storia del tesoro nascosto. Che avevo incoraggiato...
le sue fantasie. La sua ossessione. Lui voleva che io...
che cosa? Facessi ricomparire magicamente i suoi genitori?
Sposandolo? Per le cose che vedeva quando la sua mente
andava in cortocircuito?
Questo andava ben oltre il vedere la gente morta. Giusto
un po'.
E naturalmente non c'era nessun diamante. Erano reali
pi o meno quanto l'idea di riportare in vita i morti. Non
avrei potuto salvare Amber House. Risi di me stessa. Gliene
avrei dati la met... il Capitano era un antenato suo quanto
mio. Avrei voluto aiutare Jackson. Ma non c'era modo. Mi
sentivo completamente sopraffatta. Sentivo di non poter
sopportare nient'altro.
Rimpiansi di essere venuta ad Amber House. Rimpiansi
di aver saputo di mia zia e di mia madre. Di Jackson. Di
tutto quanto. Avrei voluto scacciare tutto dalla mia mente
e lasciare il passato sepolto dov'era.
Arrivai in cima ai gradini di pietra ed entrai direttamente
in casa. Salii le scale fino alla stanza a fiori. Tirai fuori
i diari, le foto e i fogli da sotto il letto e... buttai tutto nel
cestino. Mi tolsi l'ambra dal collo e gettai anche quella.
Basta. Volevo tornare a casa. Volevo solo tornare a
Seattle.
Restai da sola per il resto della serata e parlai solo con
Sammy. Non permisi pi alla casa di parlarmi.
Venerd sarei andata ad Arlington con Richard; sabato
c'era la festa. Poi ce ne saremmo andati. Ancora due giorni
potevo resistere. Sarebbe stato difficile dire addio a Richard,
ma... domenica sarei andata a casa. Niente poteva
fermarmi. Io con questo posto avevo chiuso.
...
.
...
CAPITOLO 21.
...
.
...
Avevo una strana sensazione di prurito proprio in mezzo
alle scapole... come se qualcuno mi stesse osservando
alle spalle. And avanti per tutto il venerd mattina. Volevo
andarmene da Amber House.
Il passaggio in sartoria avrebbe richiesto almeno tre ore
e, per quanto mi riguardava, pi durava e meglio era. Non
avevo idea del perch Richard volesse affrontare una prova
del genere, ma gli ero grata per la via di fuga. E non solo
per la sensazione costante di essere osservata. Mia madre
era in piena modalit organizzativa, cerano operai in ogni
angolo della casa e del giardino e la situazione era insopportabile.
In pi, provavo l'impulso paranoico di evitare
Jackson a tutti i costi.
Aspettavo all'ingresso, davanti alla finestra, di sentire il
rumore familiare della BMW di Richard, ma a rallentare
nel vialetto fu un motore diverso. Una macchina si ferm
davanti alla casa in orario perfetto... Una limousine. Un
autista in giacca nera, impenetrabile dietro gli occhiali a
specchio, venne ad aprirmi la portiera. Scesi goffamente le
scale e rimasi a fissarlo, sbalordita.
Richard si affacci dall'interno. Parsons, ti presento
Tully. Tully, Parsons. L'autista annu. Vieni o no?
Salii goffamente nella fresca oscurit dell'abitacolo.
Pensavo che guidassi tu, dissi.
Pap ha detto che potevamo prenderla. Dobbiamo fare
un paio di cose in citt, cos non dovremo preoccuparci di
trovare parcheggio. Perch, Parsons, non ti piace?
Direi proprio che mi piace, Hathaway.
Era la prima volta che salivo su una limousine. Scoprii
che mi piaceva un sacco. L'interno era tutto di pelle nera e
legno laccato e tirato a lucido. Aprii tutti gli sportelli e provai
tutti i sedili. Mi fermai davanti al minibar ben fornito.
Possiamo prendere qualcosa? chiesi.
Che cosa ti andrebbe? domand lui, inarcando le sopracciglia.
Cherry Coke?
Richard rise. "Oddio, pensavo... con tutto quello che
c', vuoi una Cherry Coke?
"Sai cosa, Hathaway? Hai ragione, dissi, cercando disperatamente
di non pensare all'ultima volta che avevo ceduto
alla mia dipendenza, in cucina con Rose e... Forse
 arrivato il momento di cambiare la mia bibita preferita,
cos non sar pi cos... prevedibile. Che ne dici di questa?
Tirai fuori una bottiglia di acqua minerale naturale
addizionata di anidride carbonica al gusto di melagrana
e frutto di acai, qualunque cosa fosse.
Richard appoggi due bicchieri di cristallo sul tavolino
ribaltabile, prese del ghiaccio da un secchiello rivestito di
cuoio e riemp entrambi i bicchieri. Poi me ne porse uno e
sollev il suo, sorridendo. Non direi mai che sei prevedibile,
Parsons. Salute.
Facemmo tintinnare i bicchieri. Richard accese lo
schermo TV, mise un dvd e ci mettemmo a guardare un film
che mi ero persa al cinema. Per per la maggior parte del
tempo guardai la gente nelle altre macchine sulla strada,
che si voltava per cercare di scoprire chi ci fosse in quella
limousine con i vetri oscurati.
La strada che prendemmo attraversava tutta Washington,
dove guardai con meraviglia l'enorme striscia verde del
National Mail, rimpiangendo di non poter scendere e fare
la turista. Invece andammo dritti all'atelier, ad Arlington.
Si trovava in una zona industriale, di fabbriche e capannoni,
ma le macchine parcheggiate davanti alla Marsden Ltd
erano tutte straniere e di lusso.
Delle porte a vetri ci introdussero in un ambiente che
mia madre avrebbe adorato. Mobili ultramoderni con linee
sobrie e pulite. Un tappeto talmente spesso da poterci perdere
un chiodo. Il tutto in una sfumatura tenue di pesca,
oro e borgogna, che riscaldava la luce, rendendola soffusa
e lussuosa.
Un bel ragazzo, vestito in modo impeccabile, arriv dal
retro appena varcammo la soglia. Strinse a entrambi la
mano con delicatezza, presentandosi come Stephen. Poi
apr la porta che dava verso l'interno.
Richard fece per avviarsi. No, dissi io prendendolo
per il gomito.
Cosa, disse lui fingendo di essersi offeso. Non ho diritto
all'anteprima?
 una festa in maschera. Non devi sapere come sar il
mio vestito. Deve restare un mistero."
Ah, naturalmente, disse sedendosi sul divano, hai ragione.
Ti metterai una maschera e cos non sapr mai quale
sei tu.
Stephen mi accompagn in un camerino. Rimasi senza
fiato quando entrai. Il mio vestito, appeso a un gancio,
scintillava sotto le luci. Non avevo idea di come sarebbe
stato... non riuscivo nemmeno a ricordare la versione color
crema che aveva scelto mia madre.
Avrei dovuto immaginarlo. Quella donna sapeva guardare
lontano.
Il colore era un oro intenso, il corpetto era aderente, di
broccato, con una fantasia di foglie sovrapposte che scendeva
fin sui fianchi. Sullo scollo e l'orlo del corpetto, i margini
irregolari delle foglie erano bordati di piccoli cristalli
opalescenti e scintillanti d'oro. La gonna era in due strati di
tulle di seta, entrambi rifiniti da un bordo di pizzo con un
motivo di foglie, anche questo con dettagli in oro.
Che cos'? dissi, toccando il margine di una foglia. Mi
rimase dell'oro sulle dita. Porporina?
No, signorina. Stephen me la tolse dolcemente di
mano, lisciandola di nuovo.  polvere d'oro a quattordici
carati.
"Sta scherzando, vero? Questa  davvero polvere d'oro?
All'incirca trentasei grammi. Mrs Marsden non usa
mai la porporina nei suoi modelli.
Bene, dissi, "e le perline?
Un misto, signorina. Perle di fiume e cristalli.
Bene, ripetei.
Tutto quello che le serve insieme all'abito  qui. Indietreggi
fino alla porta e se la richiuse alle spalle.
Aprii le scatole disposte sul tavolo del camerino. All'interno
trovai un reggiseno senza spalline, un paio di collant
di seta e un paio di scarpette di raso col tacco basso, con
lunghi nastri di seta dello stesso colore dell'abito.
Mi spogliai e cominciare a indossare tutti gli strati. Le
calze dalla vita alla coscia erano elastiche e contenitive.
Spariti tutti i rotolini. Il reggiseno era un piccolo miracolo,
che sconfiggeva la forza di gravit senza spalline.
Sollevai l'abito sopra la testa e mi feci largo a bracciate
tra gli strati di tulle. Mi legai i nastri dietro il collo col fiocco
pi carino che mi riusc.
Quando tornai al centro della sala, le luci erano
concentrate su un punto davanti a un'ampia U di specchi, dove
Stephen mi stava aspettando.
Mi ferm prima che arrivassi agli specchi, e si affaccend
a sciogliere e rifare il fiocco, a lisciare le foglie, a controllare
l'aderenza in vita e a gonfiare e lisciare la gonna.
Mi gir intorno un'ultima volta, poi dichiar che l'abito era
"perfetto. Dolcemente, mi guid al punto illuminato.
Non riuscivo a credere che la ragazza nello specchio
fossi io. Sembravo una testa coronata, o una star del cinema
sul tappeto rosso. La scollatura mostrava le spalle e
scendeva temeraria a scoprire un dcollet che non sapevo
di avere. Il punto vita era perfettamente scolpito.
"S, dissi. " perfetto. Grazie. Per favore, dica a Mrs
Marsden che ha fatto un lavoro straordinario.
Ha perfettamente ragione. Se  pronta, Maryanne le
preparer il pacco con l'abito e tutto il resto.
Mi guardai ancora una volta allo specchio, per la prima
volta con sincera eccitazione all'idea della festa. Quell'abito
era... magico.
Poi mi chiusi in camerino per tornare me stessa. Fu
allora che notai i piccoli puntini luminosi sul tappeto. A
quanto pareva avrei sparso ovunque polvere di fata a quattordici
carati.
Portarono tutto nella sala d'aspetto, l'abito in un lungo
sacco che scricchiolava per via della carta velina che
Maryanne aveva sistemato per non schiacciare il tulle. Il
resto dei capi fin in una graziosa borsa. Stephen mi aspettava
alla porta per porgermi un minuscolo barattolo.
 un pochino di polvere d'oro per spalle, viso e capelli.
Lo dia al suo make-up artist, sapr come utilizzarlo.
Il mio make-up artist? ripetei fra me. Mi stai prendendo
in giro? Bene, dissi. Grazie ancora di tutto.
 stato un piacere, signorina. Torni a trovarci.
Assolutamente, pensai. Passer da voi ogni volta che dovr
partecipare a un ballo.
Al ritorno, prendemmo la superstrada e uscimmo sul
corso che girava attorno al Mail. Quando superammo il
Lincoln Memorial, premetti il viso contro il finestrino. Richard
mi vide e scoppi a ridere.
Tully, ti dispiace farci scendere? Vieni a prenderci
dall'altra parte, tra mezz'ora.
Ebbi l'occasione di guardare a bocca aperta la colossale
presenza marmorea di Lincoln, poi passeggiammo lungo le
rive del laghetto, visitammo il Vietnam Memorial e ci fermammo
ai piedi del monumento a Washington. Dall'altra
parte del laghetto c'era il Jefferson Memorial; nella direzione
opposta, la Casa Bianca. Proseguimmo tra gli edifici
dello Smithsonian, e andammo verso il Campidoglio, in
fondo. Era storia, ma di proporzioni ben diverse rispetto a
quella che viveva tra le mura di Amber House.
All'interno, Richard fu salutato educatamente dalle
guardie all'ingresso e in tutto l'edificio. Mi port nell'ufficio
di suo padre, una suite di stanze piene di scrivanie di mogano
e poltrone di cuoio, lampade di ottone e dipinti a olio.
Prese un pacchetto dalla bella segretaria seduta alla prima
scrivania e poi ce ne andammo.
Quando tornammo al parcheggio, Tully ci aspettava con
la portiera aperta. Ci port in un quartiere vicino al Campidoglio,
tutto case georgiane di mattoni e pietra. Un'ultima
commissione, promise Richard. Doveva passare a prendere
dei vestiti da sera per suo padre e per s nella casa in
citt del senatore.
Era un edificio di tre piani in pietra greige con infissi
bianchi, tetto di ardesia, persiane e porta nera. Era la summa
della rispettabilit.
Andiamo, disse lui mentre scendevamo dalla macchina.
"Mi ci vorr solo un secondo. Fai come se fossi a casa tua.
L'interno della casa era in linea con l'esterno, con pavimenti
di legno scuro e tappeti persiani, arredato con pezzi
d'antiquariato lucidi e sontuosi. Entrai in soggiorno. Ai
lati del camino erano appesi due ritratti: un robusto uomo
dell'epoca coloniale e sua moglie, una bella donna, molto
pi giovane di lui, con straordinari capelli biondi.
Questi sono i miei antenati, disse Richard, da parte
di mia madre. Gerald Fitzgerald e la sua signora.
Oh, dissi con una smorfia. Davvero? Povero Gerald.
S," rise lui. Che nome, eh? Dai, ti faccio fare un giro.
Una sala da pranzo formale, una cucina moderna, l'ufficio
del senatore al pianoterra; la camera padronale, la biblioteca
e la stanza degli ospiti al secondo piano. Richard
si ferm davanti al guardaroba di suo padre e tir fuori un
sacco per abiti; poi and al cassettone e prese un paio di
gemelli d'oro, che s'infil in tasca.
Terzo piano, disse.
Le scale si aprivano su una grande stanza che occupava
quasi la lunghezza della casa. A un'estremit cerano tutti
i giocattoli che un ragazzo cresciuto potesse desiderare:
tavolo da biliardo, stereo, un'enorme TV a cristalli liquidi,
attrezzi ginnici. All'estremit opposta c'era un enorme letto,
circondato da cassettoni, librerie, una scrivania e un
divano. Sorrisi e scossi la testa. Una vita di privazioni, la
tua, Hathaway.
Lui sorrise.
Mi fiondai sul portatile argentato sulla scrivania. Oddio,
dissi. Per favore, posso mandare un'e-mail veloce? Ci
credi che ad Amber House non c' Internet?
Non ci avrei creduto se mi avessi detto che ce l'avevi.
Mi indic la sedia. Mentre impacchettava il suo smoking,
mandai un aggiornamento a Jecie.
Non crederesti mai dove mi trovo... Sono in camera di
un modello di Abercrombie... E no, non stiamo facendo
niente, stiamo solo prendendo degli abiti per una festa,
brutta sporcacciona. Qui stanno succedendo cose folli,
ma  una storia troppo lunga. Davvero, non vedo l'ora di
tornare a casa.
Richard arriv alle mie spalle proprio in quel momento,
perci feci clic su Invia il pi in fretta possibile. Che cos'
questo? domandai, indicando un oggetto proprio accanto
al computer. Su uno scaffale cera un cavallo in miniatura,
ricoperto di pelo, con i finimenti di pelle riprodotti alla perfezione,
fino alle minuscole staffe d'argento e alle redini.
Richard sembr un po' imbarazzato. Me l'ha dato mia
madre.  stata la mia prima cosa vecchia.  cos che chiamava
gli oggetti del passato, cose vecchie. Gir la sedia
su cui mi trovavo e mi porse la mano. Andiamocene di qui.
Prese le sacche degli abiti e ripartimmo.
Quando tornammo ad Amber House stava facendo
buio. Gli ultimi operai addetti alla festa se ne stavano andando.
Richard mi colse di sorpresa quando chiese a Tully
di parcheggiare.
Possiamo parlare un secondo?
Certo, dissi io.
Scendemmo dalla macchina e Tully and a prendere nel
bagagliaio la sacca con il mio vestito. Richard se lo mise in
spalla e mi prese per mano. Mi port al sentiero che correva
tutto attorno al giardino d'inverno, dandomi la possibilit
di apprezzare la genialit dei tizi dell'illuminazione.
Le piante lungo il sentiero erano tutte ricoperte di luci.
Le chiome degli alberi sopra la nostra testa erano percorse
da fili lungo il tronco e i rami, e le luci ne disegnavano la
sagoma al buio. Sul patio posteriore, minuscole lampadine
ad altezze sfalsate pendevano da fili invisibili, come se
frammenti di stelle fossero scesi a illuminare il nostro personale
angolo di notte.
Accidenti, comment Richard. Sar una festa coi
fiocchi.
Io annuii. Mia madre era cos: quando decideva di fare
qualcosa, il suo obiettivo era solo la perfezione.
Lui tir appena la mia mano, la mano che stava ancora
tenendo in maniera piacevole, comoda, ma soprattutto
che stava ancora tenendo, e mi condusse fino all'ingresso
del giardino d'inverno. Vagammo per i vialetti finch non
raggiungemmo la fontana. Eccoci qui, disse lui, al punto
di partenza.
Appese la sacca con l'abito alla mano di Persefone e si
sedette sull'orlo della vasca, battendo sulla pietra accanto a
s. Accomodati, Parsons.
Sissignore," dissi, fingendomi ubbidiente, e mi sedetti.
So che  presto, disse lui estraendo qualcosa dalla tasca,
ma volevo dartelo prima della montagna di regali che
ti arriver domani.
La mia attenzione si divise fra due elementi: la frase
montagna di regali..." ma perch, qualcuno mi avrebbe
portato un regalo?... e la scatolina elegantemente incartata
che Richard mi stava porgendo.
Oddio, Hathaway, non devi regalarmi nulla. Hai gi
fatto tanto per me.
Aprila, disse lui.
Scartai il regalo con attenzione, sciogliendo il nastro
di raso dorato, staccando il nastro adesivo e spiegando la
carta pesante, blu scuro punteggiata di stelline d'oro. Poi
sollevai il coperchio della scatola. Oooh, feci.
La catena era di mia madre, rispose lui, un po' timidamente,
ma i ciondoli li ho scelti io. Ho chiesto consiglio
a tua madre.
Sollevai la collana dalla scatola. La catena d'oro era a
maglie rettangolari e circolari, graziosamente all'antica.
Appese a un anello c'erano due foglie, in oro bianco e giallo.  perfetto, dissi.
"L'ho fatto incidere sul retro.
Voltai le foglie e le guardai alla luce che veniva dalle
vetrate. Le foglie della vita cadono una a una.
" un verso di una poesia di Omar Kayyam, il Rubaiyat.
 bellissimo, dissi. Indossai la collana. Richard sorrise,
un sorriso grande, appena appena un po' storto. Si
avvicin e raddrizz le foglie.
Poi si chin verso di me, con le labbra a pochi centimetri
dalle mie. Io coprii la distanza rimanente. Le nostre labbra
si toccarono dolcemente, molto dolcemente. Mi sfior
la guancia con le dita e mi baci di nuovo, con pi ardore,
tenendomi il viso con le mani, e mi ritrovai a baciarlo con
passione, con le dita intrecciate ai suoi capelli.
Wow, disse tirandosi indietro, un po' sorpreso, un po'
colto alla sprovvista.
Avevo fatto qualcosa di male? Perch si era fermato?
Devo andare, disse, alzandosi in fretta. Tully mi sta
aspettando.
Annuii, ma non mi alzai. Lui sollev con cautela una
ciocca dei miei capelli, poi si ferm un istante e la tir appena.
Ci vediamo domani, Parsons. Buon compleanno.
"Ci vediamo, risposi, e lui usc.
Mi sentivo scossa, mi girava la testa. Avrei voluto che
non se ne andasse. Avrei voluto che rimanesse e mi baciasse
di nuovo, a lungo. Mi toccai le labbra. Facevano quasi
male.
"Riprenditi, Parsons, mi dissi a voce alta. Poi pensai
che era un peccato che mi piacesse cos tanto. Sarebbe stato
doloroso lasciarlo. E poi pensai che doveva essere stato
molto doloroso anche per Jackson vedere quanto mi piaceva
Richard. Ma scacciai quel pensiero.
Raccolsi il vestito e la borsa di Marsden e cominciai
a salire le scale di metallo, sotto lo sguardo solenne della
terribile regina degli inferi.
I rami lungo il sentiero mi sfiorarono. Sentii delle risate
in lontananza; vidi immagini frammentarie di Fiona che
percorreva quei sentieri, voltandosi per sorridere maliziosa
al suo inseguitore, prima di sparire a passo di danza.
Gli alberi si aprirono; la scala era proprio di fronte a me.
Toccai la ringhiera di ferro, sotto un'altra mano che apparteneva
a mia madre da giovane. Mio padre la prese per
un braccio, l'attir a s e si chin verso di lei...
Chiusi gli occhi e continuai a salire, fino al pianerottolo.
E l alla ringhiera c'era mia nonna. Guardava il giardino,
accanto a mio nonno, che la teneva stretta, baciandola sul
collo. Mi girava la testa, mi sentii quasi mancare. Guardai
altrove.
Era come se la casa mi avesse osservata mentre baciavo
Richard. Come se sapesse come mi avevano fatto sentire
quei baci, e mi avesse restituito i suoi ricordi di quelle stesse
sensazioni. Mi sentii invasa, spiata.  ridicolo, pensai
poi.  solo una casa, non  altro che legno e pietra.
Mi concentrai sul presente. Era tutto un po' diverso:
pronto, pensai, per essere mostrato ai potenziali acquirenti
tra gli ospiti della festa. La luce della luna illuminava
il lungo corridoio dell'ala ovest: tutte le porte delle stanze
erano aperte. Andai verso la prima e guardai dentro: i teli
antipolvere erano spariti e su un tavolo c'erano dei fiori.
Sul letto c'era una trapunta matrimoniale. I teli del baldacchino
erano stati sistemati, pronti per l'esibizione pubblica
che era allo stesso tempo il mio sedicesimo compleanno e
l'evento pubblicitario di mia madre.
Guardai nelle altre stanze mentre attraversavo il corridoio.
Il bagno piastrellato era stato rifornito di soffici
asciugamani e sul pavimento c'era un tappeto. Il letto di
Fiona aveva un piumino e tendine traforate al baldacchino;
sul tavolino davanti al caminetto c'era un vaso d'argento
traboccante di gigli bianchi.
Mi domandai quale fosse stata l'ultima volta in cui
Amber House era stata svestita e rivestita a festa.
E mi domandai se la cosa le piacesse.
...
.
...
CAPITOLO 22.
...
.
...
Appesi la sacca con l'abito agli scaffali della mia stanza,
la aprii e liberai la gonna, facendola rinvenire. Una flebile
doccia d'oro fin sul pavimento, che era stato appena spolverato.
Oh be', pensai. Mi tolsi la mia nuova collana e la
misi sul cuscino.
Il mio stomaco stava brontolando. Sperai che ci fosse
qualche avanzo in cucina che mi fosse permesso mangiare.
Rose era seduta al tavolo, quando entrai. Tutto splendeva,
pavimento compreso.
 tutto bellissimo, dissi. Tu vieni alla festa?
Lei fece segno di no. Una vendita immobiliare mascherata
da festa non fa proprio per me. Ma ti auguro uno
splendido compleanno.
Grazie, Rose.
Alla fine ho dato una mano. Si strinse nelle spalle. Io
sono l'unica a sapere dove sono le cose. Tua madre non riusciva
nemmeno a trovare i copriletto. E Dio sa se voglio che
la casa di Ida sia bella. A quanto pare sar il suo canto del
cigno.  proprio un peccato che tua madre voglia venderla.
Lo penso anch'io.
Ti ho lasciato nel frigo un piatto di carta. Quando hai
finito non devi fare altro che buttarlo nella spazzatura.
Non fare disordine in cucina. E nemmeno altrove, se  per
questo.
Grazie, Rose.
Prese il suo maglione dal gancio accanto alla porta e
si volt verso di me, con la mano sul pomello della porta.
Hai chiesto a tua madre di Maggie?
"Sto ancora cercando il coraggio, credo.
Fallo, ragazza mia. Hai diritto di sapere cosa  successo
nella tua famiglia. Annu, mi fece un sorriso d'incoraggiamento
e chiuse la porta.
Le sue parole mi risuonavano sgradevolmente in testa.
Io sapevo cos'era successo alla mia famiglia. La morte di
Maggie aveva aperto una ferita che non si era ancora rimarginata.
Estrassi dal frigo il piatto coperto di alluminio che mi
aveva lasciato. C'erano quattro pezzi di pollo fritto e due
cucchiaiate di insalata di patate e di insalata di cavolo. Ne
mangiai meno di met, ricoprii quello che restava con l'alluminio
e lo rimisi in frigo. L'avrei finito l'indomani.
Sammy e mia madre erano in camera di mia nonna.
Sammy era sul letto e guardava la TV; mamma era seduta
su una sedia posata su due lenzuola, avvolta in una cappa,
e si faceva fare i colpi di sole. La parrucchiera alz gli occhi
e mi fece un bel sorriso quando entrai.
Bene, sei tornata, disse mia madre. Spero che sia stata
una bella giornata.
S, molto bella, dissi. Non le avevo ancora perdonato
la vendita della barca. Quindi non avevo alcuna intenzione
di fornire altri dettagli.
Lei pass oltre. Angelique, lei  Sarah. Sarah, Angelique.
Ti ritoccher un po' il colore e ti dar una spuntatina,
per le doppie punte.
Non mi ero accorta di averne, dissi, un po' infastidita.
"Non molte, disse mia madre, incurante come sempre.
"Be', grazie, Angelique. Non avevo idea che le parrucchiere
lavorassero anche a domicilio.
Tua madre ha avuto cos tanto da fare. Le ho detto che
per me non era un problema venire qui e farle risparmiare
un po' di tempo. E poi cos ho anche avuto la possibilit di
vedere la casa all'interno. Sorrise e continu a lavorare.
Com' il vestito? chiese mia madre.
 bello, dissi io. Mi sta benissimo.
Portamelo, lo voglio vedere.
Lo vedrai domani, dissi, senza cedere.
Voglio vederlo adesso. Mia madre mi lanci una delle
sue occhiate.
Mi strinsi nelle spalle. E io voglio farti una sorpresa.
Lei mi guard per un istante, come se stesse cercando
di decidere se arrabbiarsi o insistere. Poi inarc le sopracciglia
e si arrese.
Dobbiamo parlare dei gioielli, disse.
Il telefono sul comodino squill. Era Kathryn. Sarah,
puoi parlare? disse, col fiato un po' corto.
 per me, dissi. "La prendo in biblioteca. Scusa,
Angelique, potresti riattaccare quando arrivo di l?
Ma certo, cara," rispose lei con un sorriso.
Corsi in biblioteca e dissi nel ricevitore: Eccomi e sentii
il clic dell'altro apparecchio. Dimmi, dissi, sedendomi
su una delle poltrone di cuoio.
Ma tu sei una strega o cosa? chiese lei.
Deglutii. Cosa aveva sentito? Cosa sapeva? Eh? balbettai.
"Che cosa hai fatto ad Hathaway?
Ah. Aspetta. Davvero? "Cos' successo?
Lei ridacchi. Non l'ho mai visto cos. Eravamo al telefono
e lui non la finiva pi di parlare di te. Che sei simpatica
e non fai mai finta di essere qualcun altro. Che fai
un sacco di cose come un uomo e sei sincera e dici sempre
quello che ti passa per la testa.
E questi sarebbero complimenti? S, dissi, mi sento in
imbarazzo.
Lei rise. Per tu sei spiritosa, disse, concedendomi almeno
quello.
Ha detto altro? chiesi, cercando di non sembrare
troppo curiosa, ma era difficile.
S, mi ha chiesto se ho mai avuto una relazione a distanza."
Oh mio Dio. La frase mi riecheggi in testa. Una relazione
a distanza. Era possibile una cosa del genere? Notai che
mi ero azzittita di nuovo. Gli omini che, nella mia testa, si
occupavano del linguaggio dovevano cominciare a lavorare
un po' meglio. Ehm, Kath,  arrivata la parrucchiera che
mi deve fare i capelli. Possiamo sentirci pi tardi?
Oh, wow, comment lei. Servizio a domicilio. Ti
lascio.
"Ci vediamo domani, va bene?
Ci saremo tutti. Ciao, cara. Mi mand due bacini al
telefono.
Ciao, Kath.
Riattaccai e accennai un sorriso. Richard non stava
fingendo. Gli piacevo davvero. Questa s che sarebbe stata
una sorpresa per mia madre.
Mi dissi per la ventesima volta che lasciarlo sarebbe stato
tremendo.
Quando rientrai, Angelique stava asciugando i capelli a
mia madre con il phon. Chi era, tesoro? strill mia madre,
a coprire il frastuono.
Era Kathryn, un'amica di Richard. Dice che domani ci
saranno tutti.
"Lo so.  incredibile il numero di persone che hanno
detto che verranno.
Hai mandato duecentocinquanta inviti, pensai, dovevi
aspettarti un bel po' di folla.
"Prendi la scatola dei gioielli di tua nonna dal cassettone
e portala qui," ordin. Le portai la scatola e la misi sul
tavolo accanto a lei. Era una piccola scatola cinese fatta di
legno di ciliegio, con intarsi di giada. Aveva cinque cassetti
con la maniglia d'argento. "Aprili, vediamo. Devi avere
qualcosa al polso e al collo.
Angelique spense il phon. Sollev uno specchio, in
modo che mia madre potesse vedersi anche dietro. Il taglio
era elegante e discretamente scalato, e il suo colore ramato
naturale era stato reso appena pi caldo. I capelli erano
pronti per qualsiasi acconciatura volesse farsi l'indomani.
"Perfetto, comment. Se pu preparare tutto nel bagno
dall'altra parte del corridoio, Sarah arriva subito. Angelique guard con
rimpianto la scatola dei gioielli, chiaramente
curiosa di vederne il contenuto, ma prese i suoi attrezzi
e si spost in bagno.
Diamo un'occhiata, disse mamma.
Mamma, sono a posto. Forse mi servono solo gli orecchini.
So gi cosa mettere al collo.
E cos'?
"Aspetta e vedrai.
Lei sbuff un pochino, ma lasci correre. Era sorprendente,
da parte sua. Forse non mi avrebbe pi detto esattamente
cosa mettere, cosa dire e cosa pensare ogni giorno
della mia vita. Forse.
Aiutami a trovare qualcosa per me, allora, e se c' qualcos'altro
che ti piace lo teniamo fuori, va bene?
Nel primo cassetto cerano anelli e orecchini. Metti da
parte rubini e smeraldi, Sarah, non so ancora se metter pietre
rosse o verdi. Trovai anche un paio di orecchini per me:
filigrana d'oro intrecciata che pendeva da un giglio araldico.
Il secondo cassetto conteneva una parure di diamanti e
un braccialetto d'oro con una raffinata incisione, largo quattro
centimetri buoni. Il cassetto sottostante era tutto argento
e turchesi, e il quarto conteneva una collana di rubini con
molti pendenti a goccia e tre braccialetti rigidi coordinati.
Nell'ultimo c'era una collana con un unico smeraldo a
goccia incastonato di perle. Era talmente bello da togliere
il fiato. "Che ne dici? chiese lei.
"Preferisco gli smeraldi, risposi.
Anch'io, disse lei. Tirai fuori la collana e la misi sul
cassettone.
E qui cosa c'? L'interno dell'ultimo cassetto aveva
due linguette da sollevare. Sotto c'era un altro scomparto.
Tolsi il livello superiore.
La cavit conteneva una piccola busta con una sola parola
scritta sopra: Annie.
Che cos'? chiesi a mia madre.
Lei sembr un po' turbata. Non lo so.
 della nonna?
Non  la sua scrittura. Tese la mano e io le porsi la
busta.
Esamin per un istante la grafia, poi tir fuori il contenuto.
Era un semplice cartoncino. Quando mamma lo apr ne
scivol fuori un ritaglio di giornale che le cadde in grembo.
Guard il ritaglio e poi lesse il biglietto, con un'espressione
sempre pi incredula e confusa. Guard di nuovo il ritaglio,
con maggiore attenzione. Disse, quasi fra s: L'ha lasciato
perch lo trovassi. Poi abbass la testa e si premette una
mano sugli occhi. "Vigliacca, mi parve di sentirle dire.
Quando rialz la testa aveva le labbra serrate.
Che cos', mamma?
Niente, disse lei. Ripose il ritaglio nel biglietto e il tutto
nella busta, poi lo gett nel cestino pieno di capelli. Rimetti
a posto i rubini, per favore?
Si volt verso mio fratello, che stava ancora guardando
la TV. "Avanti, Sam.  ora di andare a letto.
Voglio solo... cominci lui.
Subito," ringhi mia madre.
Con gli occhi sgranati Sammy scese dal letto della nonna
e usc, seguito dalla mamma.
Anch'io avevo gli occhi sgranati. Andai alla porta per
controllare che si fossero allontanati, corsi a recuperare il
biglietto in mezzo ai capelli tagliati e me lo misi in tasca.
Chiusi il sacchetto che era nel cestino e lo portai con me in
bagno, dall'altra parte del corridoio. Avrei lasciato credere
a mamma che fosse stata Angelique a portarlo via.
Angelique aveva preparato un'altra sedia per me. Posai
a terra il sacchetto e mi sedetti.
Lei mi pass le dita fra i capelli. "Hai proprio un bel
color miele, tub. "Immagino che tu non abbia mai fatto i
colpi di sole, vero?
"In effetti no.
"C' sempre una prima volta.
Quindi il colore non ti piace? risi.
Una cosa bella si pu sempre migliorare. Almeno, io
posso.
Lavor in fretta e con efficienza, applicando i colpi di
sole ed eliminando le doppie punte con un rasoio. Per tutto
il tempo la busta nella tasca mi punse il fianco.
Mi asciug i capelli con il phon. Erano leggeri, mossi
e splendevano. Scossi la testa per godermi la sensazione.
Bellissimi, dissi.
Di' a tua madre che ti piacciono, disse lei sorridendo
con aria complice. Cos aumenta la mancia. Cominci
a ripulire, scrollando i teli e rimettendoli nelle borse. Io
afferrai la scopa e cominciai ad ammucchiare i capelli sul
pavimento. Non ti preoccupare, cara, disse lei.
Peccato che io volessi quel sacchetto della spazzatura.
Avrei portato io tutti e due i sacchetti nel bidone, per coprire
il mio furto. Lo faccio volentieri.  il mio modo di
ringraziare.
Che carina che sei! esclam lei. Io sorrisi e continuai
a pulire.
Be', grazie ancora, dissi una volta finito, e andai in
cucina con i sacchetti in mano.
Ci vediamo domani.
Davvero? Doveva farmi qualcos'altro? S, a domani.
Con i due sacchetti al sicuro nei bidoni, ebbi finalmente
modo di soddisfare la mia curiosit. Mi infilai in un bagno
al piano di sotto ed estrassi il biglietto.
19 dicembre 1982
Cara Annie,
volevo dirti quanto mi manchi. So che tua madre
pensa che non sia ancora il momento giusto per vederci,
ma quando tu e lei deciderete che quel momento  arrivato,
sappi che desidero tanto rivederti. Spero che tu possa
usarli per comprarti qualcosa che desideri veramente.
Buon Natale. Ti voglio bene.
Pap
Sulle prime non capii. Perch la mamma era tanto
sconvolta? Poi capii. Mi aveva detto che suo padre era morto
quando lei aveva dodici anni. Ma il biglietto era datato
1982 e lei era nata nel '68.
Allora guardai il ritaglio. Conteneva la foto di un bell'uomo
sorridente. Lo riconobbi per averlo visto all'ingresso, la
sera che i miei genitori avevano litigato. Il titolo del ritaglio
diceva: Il comandante Mark McGuinness si arrende al cancro.
La data: 21 dicembre 1989.
Rimisi il biglietto e il ritaglio nella busta e me la infilai
nei jeans, sotto la maglietta. Pensai, salendo nella stanza
floreale, che non era solo il passato a riempire Amber House.
Erano anche le schegge rotte della vita delle persone,
ancora acuminate. E se le sfioravi, tagliavano.
...
.
...
CAPITOLO 23.
...
.
...
Stavo danzando con Edward e le sue mani scivolavano
sulla seta sottile del mio abito. Intorno era buio, ma noi ci
trovavamo in una pozza di luce. Le sue labbra si accostarono
al mio orecchio: Buon compleanno, Fee. E io pensai,
confusa, che dovesse essere Richard a stringermi, ma poi mi
ricordai che invece questo era Edward. Era il mio compleanno.
Avevo compiuto ventun anni. Ero adulta. Mamma e
pap non potevano pi dirmi cosa fare.
Un bip-bip-bip penetrante invase il mio sogno. Confusa
e dolorante allungai la mano fino alla sveglia e mi resi
lentamente conto che il rumore proveniva dalla finestra semiaperta.
Era il rumore di un camion in retromarcia.
Prima che potessi capire qualcosa, la porta si spalanc
e Sammy si fiond sul mio letto.
Tanti auguri, tanti auguri, tu sei nata oggi, cant allegramente
mentre saltellava, evitando con cura le mie gambe
sotto le coperte.
Oh Dio, no," mi lamentai, con la voce roca.
Svegliati, alzati. Ci sono camion, fiori e gente in giubbotto
arancione. Alzati. Salt sul pavimento e cominci a
tirarmi vigorosamente per un braccio.
Arrivo, arrivo.
Lui usc di corsa dalla stanza. Il mio Sam. Sempre allegro
e pimpante. Ma alla mattina presto mi dava un gran
fastidio.
Mentre scendevo le scale, rimuginai sulla possibilit di
rubare a mia madre una tazza di caff, ed ero effettivamente
arrivata in fondo alle scale, quando mi accorsi che
l'ingresso era pieno di uomini in giubbotto catarifrangente
che bevevano succo di frutta e caff da un vassoio posato
sul tavolo.
"'Giorno, disse uno.
Rimasi paralizzata. Avevo addosso i pantaloni della
tuta, una maglietta sporca ed ero senza reggiseno. Non dissi
nulla e corsi a rifugiarmi in cucina, dove per era pieno di
estranei che aprivano cassetti e credenze.
Rinunciai al caff e al pane tostato, incrociai le braccia
sul petto e tornai di sopra il pi discretamente possibile. Al
sicuro nella mia stanza, indossai jeans, canottiera e reggiseno,
e intrecciai alla meglio i capelli. Per sicurezza, mi misi
anche un po' di eye-liner. Poi andai a cercare Sammy.
Era sul prato davanti a casa, seduto su una catasta di
pali di legno grigio. Doveva essere ci che era rimasto del
recinto dei cavalli. Indic un muletto giallo e arancione.
Guarda. Quel camion solleva questi pezzi qua. Salt
gi dalla sua postazione e mise in scena la procedura per
me. Quei due cosi scivolano sotto e poi sollevano tutti i
pezzi sul rimorchio, il rimorchio li porta nella stalla, cos
quando la gente verr potr mettere la macchina da qualche
parte.
Un gran lavoro.
Era proprio un bel recinto, disse lui tristemente. Ora
 rotto.
Possiamo aggiustarlo, lo rassicurai. "Che altro c' da
vedere qua intorno?
Vieni di qua. Mi prese per mano e tir. Dai, vieni.
Non correre, Sam, dissi trascinando i piedi. "Fa troppo
caldo per correre. La giornata calda che mia madre
aveva ordinato espressamente per la mia festa era arrivata,
insieme a un'umidit che mi stava appiccicando addosso i
vestiti leggeri.
Sam, implacabile, mi trascin fin davanti alla casa,
dove tre furgoni bianchi erano parcheggiati sulla ghiaia. Il
mio naso rilev un tenue, ma crescente, profumo di carne
arrosto.
In quei camion c' solo roba da mangiare, Sarah, disse lui.
In tutti e tre?
S-s.
 un sacco di roba.
S-s. E ce ne ancora. Andiamo. Fece un giro di centottanta
gradi e part verso il retro della casa.
Un gruppo di operai stava montando l'impalcatura della
pista da ballo e del palco. Altri stavano sistemando piccoli
tavolini rotondi coperti da tovaglie blu scuro, con riflessi
che, a seconda dell'angolazione, andavano dal celeste
al nero. Quelli dei fiori cominciarono a disporre i centrotavola:
arancio, indaco magenta e verde infilati in vasi fatti
di zucche svuotate. Quelli delle luci appendevano globi di
vetro opaco ai rami contorti delle querce.
Sammy stava praticamente saltando qua e l per l'entusiasmo.
 FANTASTICO, grid, agitando le braccia. 
una festa grandissima! Dopo mi devi raccontare tutto, va
bene?
Ma tu vieni, non  vero? dissi io.
No. Mamma ha detto che devo stare con una baby-sitter.
Cosa? Insomma, capivo che aveva cinque anni ed era
un po' imprevedibile. Ma quando mai avrebbe avuto la possibilit
di vedere una festa come questa? Se voleva venire...
Mi inginocchiai davanti a lui. Ascoltami. Se vuoi, puoi venire.
 la mia festa. Ti va?
Voglio solo vederti spegnere tutte quelle candeline.
Tutte quelle candeline?" Mi alzai e mi misi le mani sui
fianchi, fingendo di offendermi. Cosa stai dicendo? Non
sono mica una vecchia.
Lui rise, mi circond la vita con le braccia e mi strinse
forte. Sei ancora forte.
Va bene. Allora verrai per la torta e le candeline.
S, disse lui, saltellando col pugno chiuso in aria.
Tornammo in casa per vedere se trovavamo un posto
tranquillo. Ma eravamo decisamente troppo ottimisti.
Nell'ala ovest, gli operai stavano spostando una gran
quantit di mobili. Usando le poltrone comode e i tavoli
della veranda e della sala da biliardo, stavano rivoluzionando
il lato nord dell'ala: studio, bagno e salotto da trasformare
in camerino e saletta per gli Ataxia.
Altri stavano allestendo un casin nelle due sale sul
lato del fiume. Il tavolo da biliardo era stato trasformato
in un tavolo per i dadi. Accanto c'era una roulette. Il resto
dei mobili della veranda era stato spinto lungo le pareti per
fare spazio al tavolo da blackjack, quello da poker e quello
del baccarat. Su una parete c'era una fila di slot-machine.
La mia festa serviva anche come raccolta fondi per la ricerca
sul cancro, in base alla teoria (supponevo) che se riuscivi
a radunare tanti ricchi in un solo posto, dovevi poterli
spremere per una giusta causa.
Stavano allestendo un bar in biblioteca, in aggiunta a
quello sul patio posteriore. La sala da pranzo era stata preparata
per accogliere le cibarie, che sarebbero state disposte
solo poco prima dell'arrivo degli ospiti, con una dozzina
di tavoli supplementari, lunghissimi, sistemati fuori.
Mamma pensava che un buffet avrebbe messo gli ospiti in
condizione di muoversi di pi. Di mescolarsi tra loro, di
esplorare la casa e di spendere soldi al casin: perci aveva
deciso di evitare una cena seduta.
A questo proposito, il mio stomaco brontol.
Anch'io, Sarah. Anche il mio pancino ha fame.
Non c'era altro da fare che affrontare di nuovo la cucina.
Entrai, mi feci largo tra gli operai e presi il piatto di carta
che Rose mi aveva lasciato la sera prima. Poi Sammy e io
ci ritirammo nella stanza nautica a mangiare con le mani
insalata di patate e cavolo. A Sammy piacque moltissimo.
Dov' il tuo orsetto, Sam? dissi, notandone la mancanza.
Lui scosse la testa.
Mamma non sar contenta se lo perdi.  un vecchio
orso di un certo valore.
Lui si concentr sull'insalata di patate che aveva tra le
dita. Nessuno l'ha preso? disse.
No, Sam, nessuno l'ha preso.
Eravamo in camera mia a leggere una storia dal libro
di favole di Sam, quando pap si affacci alla porta. Vi
nascondete? chiese.
Assolutamente, dissi io.
Posso nascondermi anch'io?
Certo, pap, disse Sammy gentilmente. "Siediti vicino
a Sarah, cos puoi guardare le figure. Vuoi che Sarah ricominci
da capo?
No, grazie, Sam, disse pap, sedendosi ubbidiente accanto
a me. Mi ricordo come inizia questa storia.
Restammo l tutti e tre calmi e tranquilli. Finimmo la
prima storia ed eravamo quasi all'eccitante conclusione di
un'altra quando mamma ci interruppe. Rimase sulla soglia,
guardandosi intorno nella sua vecchia stanza come se fosse
una gabbia dello zoo e temesse l'agguato di un animale. Si
concentr su di me. Sarah, devi scendere in camera mia
per il trucco e i capelli.
Efficiente. Nessuna traccia del turbamento della sera
prima. Aveva appena scoperto che sua madre le aveva mentito
sulla morte di suo padre impedendole di rivederlo, e
ciononostante era ancora pienamente operativa, non solo
tranquilla e controllata, ma fastidiosamente bella. Aveva
i capelli raccolti in una crocchia elegante. Il lungo collo
sottile era ben in mostra, sostegno ideale per la collana di
smeraldi che avrebbe indossato pi tardi. Il suo viso perfetto
era ancora pi perfetto. Evidentemente aveva gi fatto
il suo turno ai capelli e al trucco. Sbrigati, disse, con una
certa insistenza.
"Cos presto? dissi.
Sono quasi le due, tesoro. Non  un lavoro da dieci
minuti.
Giusto. Rendermi presentabile avrebbe richiesto ore di
intenso lavoro.
Sam vuole venire a vedermi spegnere le candeline,
mamma, dissi alzandomi.
Questo non sar assolutamente possi...
Feci per sedermi di nuovo. Lei si affrett a dire: Vedremo
cosa si pu fare, va bene?
Lo so, fu crudele da parte mia, ma mi stavo godendo
il mio nuovo potere. Com' che lo chiamavano? Resistenza
passiva? Finisci di leggere la storia con pap, va bene,
Sammy? Ci vediamo pi tardi.
Ci sar anche Jackson, Sarah? Non lo vedo da tanti
giorni.
Feci una smorfia sentendo nominare Jackson, pensando
alla sua possibile presenza alla festa. Visto che Rose aveva
detto che non sarebbe venuta, avevo dato per scontato
che non venisse nemmeno lui, ma ora immaginai che se ne
aveva voglia poteva farlo. Sperai che non volesse. Non lo
so, Sam. Non credo. Vediamo.
Ora lo vado a cercare e gli dico di venire, va bene?
No, dissi un po' troppo seccamente. Pap mi guard
in modo strano. No, Sam. Il fatto  che Jackson sa gi tutto
della festa. Se vuole, verr. Non c' bisogno che tu vada
a dirglielo. Va bene?''
Sperai che bastasse. Non volevo che tirasse fuori uno dei
suoi speciali metodi persuasivi con Jackson, che sembrava
avere un debole per lui. E che poteva farsi l'idea sbagliata
che io avessi mandato Sam in missione per convincerlo.
Quando arrivai in camera di mia nonna vidi quattro
donne, con diverse espressioni di noia, mentre un gran
bell'uomo sui trentacinque anni passeggiava su e gi al centro
della stanza. Ma dov'? Ha idea di quanto ci voglia a...
Angelique incroci il suo sguardo e lo indirizz verso di
me. Lui si volt e sorrise, mostrando i denti di un candore
innaturale. Ah, ecco la nostra principessa, disse. "Pronta
per la trasformazione, tesoro?
S, certo. Principessa e tesoro.
"Scusate se vi ho fatto aspettare, dissi allegramente,
provando con tutte le mie forze a essere garbata. Tesi la
mano al signor Denti-Abbaglianti. Lei ...?
Lui mi strinse la mano. Poole.
Lieta di conoscerla. Io sono Sarah. O pu chiamarmi
Parsons. Sorrisi per dimostrargli che ero innocua. "Solo
non tesoro e decisamente non principessa. Che ne dice?
Lui si blocc per un istante, poi sorrise e si sciolse.
Parsons, eh? Mi sta bene. Allora, Parsons. Indic le altre:
Angelique la conosci. Questa  Kathy, la manicure, Louise
 l'estetista e Jennie  la specialista dell'abbronzatura.
Abbiamo molto da fare, ragazze, cominciamo. Mi lanci
un piccolo kimono di cotone. In reggiseno e mutandine,
Parsons.
Lo presi e mi trascinai in bagno. L'ultima passeggiata
del condannato.
Quando tornai mi misero su una poltroncina da parrucchiere,
abbassarono lo schienale e sollevarono il poggiapiedi.
Poi le tre donne che non avevo mai visto prima presero
posto intorno a me e si misero al lavoro. Louise si occup
della ceretta, Kathy mise lo smalto e Jennie rimosse la pelle
morta dai recessi del lato sinistro del mio corpo. "Prendi
male il sole, disse allegramente, ti verranno le macchie.
Quando ebbero finito, si scambiarono di posto. Lavorando,
parlavano della festa.
Hai visto il casin?
Ci sono le gondole sul fiume.
Casse e casse di champagne.
Feci del mio meglio per fingere di essere altrove. Mi
sentivo pi o meno come un pezzo di carne preparata per
l'arrosto. Poi Jennie mi port nella doccia per l'abbronzatura
spray. Mi venne premurosamente fornito un bikini da
poco prezzo.
Ero tutta liscia, depilata e abbronzata. Le tre signore
raccolsero gli strumenti e mi augurarono buon compleanno,
presero le loro buste da Poole e se ne andarono. Io
tornai alla poltrona, perch Angelique si occupasse dei capelli.
Stir, arricci, punt, mi dette un'ultima passata con
uno spray dall'odore acre, poi fece un passo indietro con
un sorriso trionfante. Mi sporsi verso lo specchio illuminato
per esaminare il risultato.
Sulla nuca avevo uno chignon morbido ed elegante, tenuto
insieme da un grande pettine dorato a forma di fascio
di foglie. La formalit dello chignon era bilanciata dalla
frangetta, sfilzata e pettinata di lato. Wow, dissi, quasi
senza fiato.
Lei mi dette un rapido abbraccio e mi bisbigli all'orecchio:
Buona fortuna, cara. Poi prese la sua busta e se ne
and. Restavamo io e il signor Poole.
Lui apr un'enorme valigetta da cosmetici in pelle, con
un assortimento di boccette, tubetti e barattoli che perfino
mia madre avrebbe trovato estremo. Ogni prodotto di cui
potessi mai avere bisogno, in ogni sfumatura immaginabile.
Davvero li user tutti? scherzai.
Se devo, rispose lui cupamente.
Ehm. Ho questo livido sulla fronte...
S,  difficile non vederlo. Ci penso io.
Per quasi un'ora lavor in silenzio. Pul la pelle, la prepar,
poi cominci con un aerografo, applicando strati su
strati di ombretto. Applic le ciglia finte una a una, con la
pinzetta. Spalm il mascara con una minuscola spazzola.
Riemp le sopracciglia, mi deline le labbra. Infine, con un
pennello e un liquido chiaro, ma scintillante, Poole tracci
dei ghirigori intorno agli occhi. Poi applic dei cristalli al
disegno, mentre si asciugava.
Nel caso non voglia stare con il viso coperto tutta la
sera, disse, questa  un'altra maschera.
Fece un passo indietro per ammirare il suo lavoro. "Sei
venuta bene, Parsons.
Mi guardai allo specchio. Non sapevo come ci fosse
riuscito. Il mio naso troppo lungo era aristocratico ed elegante.
Le guance avevano una deliziosa curva concava che
saliva fino agli zigomi, ben in evidenza. Gli occhi gi grandi
sembravano ancora pi grandi. E le labbra... io le avevo
sempre considerate troppo sottili, ma non oggi. Non dopo
il lavoro sapiente di Mr Poole.
Ehm, dissi, "potrebbe, non so, fissare tutto questo,
indicai il mio viso, in modo che rimanga per sempre?
Lui rise. Sono un genio, Parsons, ma puoi imparare a
farlo anche tu. Hai un buon viso. Ma ricordati che al mondo
di bellezze naturali ce ne sono pochissime.
Molte grazie.
Lui mi strinse il braccio intorno alle spalle. Non c'
davvero di che, principessa. Lui sorrise con i suoi denti
perfetti. Io risi. "Ora ci si veste, Parsons.
Io lo guardai perplessa.
No, non entro nella stanza con te, mi assicur. Devo
solo controllare il prodotto finito.
Mi accompagn nella stanza floreale, che defin favolosa.
Aspett fuori mentre indossavo l'armatura. Poi aprii
la porta.
Oh santo cielo, disse lui, guarda che splendore. Sono
molto orgoglioso. Mi fece segno con la mano di fare una
piroetta.  un Marsden?
S, dissi io, sorpresa.
L'avevo immaginato.  eccezionale.
Ehm, con il vestito mi hanno dato questa. Gli porsi la
fialetta di polvere d'oro.
Lui si mise un po' di crema idratante sul palmo della
mano, mescol la polvere e mi applic la mistura sulle
spalle e sugli avambracci.
Ecco. Ora sei Cenerentola, Parsons. Divertiti.
Ci prover, dissi.
Non provarci soltanto. Una serata come questa non capita
spesso nella vita di una ragazza. Mi strinse la mano.
Vai.  quasi ora di entrare in scena. Sorrise e se ne and.
Non sapevo bene cosa fare. Andai in camera di Sammy,
ma lui e pap se n'erano andati. Uscii sul pianerottolo,
alla fila di finestre che davano sul patio e sul fiume. Anche
gli operai sembravano spariti, a parte i camerieri in giacca
bianca che si aggiravano, parlando fra loro in attesa. Erano
le cinque e venti: la festa iniziava alle sei. Il sole era appena
tramontato e la luna era ancora uno spicchio sottile a est.
Una volta sorta, sarebbe stata piena.
Solo per compiacere mia madre, pensai.
L'aria era un po' pesante. Allungai la mano per aprire la
finestra e lasciar entrare la brezza dal fiume. Vidi la mano
di mia nonna compiere lo stesso gesto. Era alla mia destra
e si godeva l'aria fresca, il viso in ombra nella luce fioca del
crepuscolo.
Un bambino piccolo arriv alle sue spalle, con gli occhi
verdi sgranati. Chi  quella signora? chiese, indicandomi.
Sembra una principessa.
Mia nonna si volt verso di me, ma ovviamente non mi
vide. Vedi qualcuno, tesoro?
S. Lui ci pens su un momento. "Secondo te sono
sveglio?
"S, credo che tu sia sveglio, disse lei, "ma non so se
puoi fidarti della mia parola. Sorrise e si allontan lungo
il corridoio.
Lui mi guard di nuovo. Chi sei? bisbigli.
Non sapevo se dovevo parlare. Come faceva a vedermi?
Com'era possibile che mi parlasse?
Mi chiamo Sarah.
Sarah, ripet lui. "Ciao, Sarah.
Allora vidi le cicatrici, pi recenti e pi vivide di quelle
che conoscevo, che gli scendevano sulla mano e risalivano
fino sul viso.
Il bambino, naturalmente, era Jackson.
...
.
...
CAPITOLO 24.
...
.
...
La voce di mia madre la precedette in cima alle scale.
Sarah? Sei pronta?  quasi ora.
La luce cambi appena e il piccolo Jackson spar. Avevo
un nodo in gola, per tutte le parole che avrei voluto dirgli.
Per assicurargli che sarebbe andato tutto bene. Che non
era pazzo.
Non era pazzo.
Sarah?
Mi voltai. Mia madre aveva l'aria stanca, preoccupata e
infastidita. Ma quando mi vide, sul suo viso comparve un
sorriso radioso.
Sarah, disse piano, sei bellissima.
Dovetti trattenere le lacrime, per quanto mi fece bene.
"Nemmeno la met di te, mamma.
In effetti era ancora pi bella del solito. L'abito la fasciava
in un modo che non dovrebbe essere consentito alla
mamma di un'adolescente. La gemma verde splendeva appena
sopra il seno.
Lei mi liquid con un gesto della mano. So che mi trovi
bella... mi fa piacere e ti ringrazio. Ma tu sei molto, molto
pi carina di quanto io sia mai stata.
Scossi la testa.
"Tu non lo sai, disse. Vedi solo quelli che per te sono
difetti. Non capisci che il mio genere di bellezza  quello
che si trova sulle scatole delle tinte per capelli, che dieci
secondi dopo hai gi dimenticato. Il tuo tipo di bellezza 
indimenticabile. 
Sentii di nuovo pizzicare il naso.
"Per l'amor del cielo non piangere, rise lei. "Poole ormai
se n' andato.
Riuscii a singhiozzare una specie di risata e mi asciugai
l'angolo dell'occhio con la punta del dito.
Lei tocc il mio ciondolo con la foglia.  questo il regalo del figlio di Robert?
S. Carino, vero?
S, disse lei, ha scelto bene. Sembrava colpita. Vieni
gi a farti vedere da pap prima che arrivino tutti.
Oh, aspetta, dissi e corsi nella mia stanza. Tornai con
la maschera d'oro di Fiona. Me la tenni davanti agli occhi.
Dio santo, esclam mia madre, che meraviglia.
Era di tua madre, credo. L'ho... trovata in un cassetto.
Chiss perch mi ero presa la briga di mentire.
S, per forza. Qui era tutto suo.
Lei si volt e scese le scale. La seguii, ripensando al
bambino. Forse mi ero comportata male con Jackson, che
a quanto pareva mi conosceva da molto pi tempo di quanto
io non conoscessi lui. Mi dispiaceva per quel bambino,
che non sapeva mai cosa fosse reale o possibile. I suoi pensieri,
e i suoi sentimenti, invasi da una ragazza della cui
esistenza non poteva nemmeno essere certo. Avrebbe mandato
chiunque un po' fuori di testa.
Quando arrivammo in fondo alle scale, il fotografo del
Southern Home grid: Ferme!. Mamma mi prese per
mano ed esib un sorriso smagliante. Cercai di fare lo stesso.
Odiavo sorridere per le foto.
Il fotografo chiese un altro paio di scatti della festeggiata
da sola," cos mamma scese le scale e si mise accanto
a lui. Mi concentrai sui suoi occhi e sorrisi per lei. Era pi
facile.
Pap e Sam stavano guardando un programma sui dinosauri
in camera della nonna. Sam mi vide per primo e
sgran gli occhi. "Sarah, sembri una farina.
Grazie, Sam.
Pap si alz. Aveva molto l'aria da agente segreto in
smoking italiano. Visto che era uno di quegli uomini perennemente
arruffati, rimasi un po' sbalordita. Mi disse
che ero "bellissima, proprio come tua madre, al che mia
madre disse bruscamente che era ora di fare gli onori di
casa, lei come ospite e io come festeggiata. Pap sarebbe
rimasto un po' con Sam e poi sarebbe venuto anche lui.
Il senatore fu il primo ad arrivare, naturalmente. Sarebbe
stato accanto a mia madre per aiutarla con i nomi e a
distribuire a tutti dosi massicce del suo fascino. Mi strinse
la mano e mi augur un compleanno magico, poi si mise
in posizione strategica.
Richard strinse la mano a mamma prima di venire a
salutarmi. Aveva un sorriso cos timido che superava a malapena
gli angoli degli occhi. Tocc una delle foglie d'oro.
Gli dissi:  perfetto, non  vero?
Lui annu. Tu sei perfetta, Sarah.
Gli feci un gran sorriso sciocco. Oh no, dissi, per te
sono "Parsons", Hathaway, mica vorrai farmi sentire una
ragazzina melensa, eh?
Lui sorrise. Forse.
Puoi restare qui con me? bisbigliai. "Non credo di potercela
fare da sola.
"Non posso, disse lui. Ce la farai. Ci vediamo tra
poco.
Spar proprio nel momento in cui la porta d'ingresso
si apriva per restare aperta nella successiva mezz'ora.
Intravidi un flusso costante di fari in arrivo sul vialetto. Il
fotografo si accovacci di lato per scattare foto di questo
o quell'ospite, immaginai in base alla sua riconoscibilit e
non certo per il miglior costume: solo la met degli ospiti
era in costume completo; gli altri erano in abito da sera e
mascherina. Come me, ora che ci pensavo.
Mia madre salut ognuno di loro con grande cordialit,
come se non vedesse l'ora di incontrarli, uno a uno. Io
strinsi molte mani con un sorriso fisso, cercando di essere
gentile e ringraziando tutti per gli auguri.
Molti avevano regali per me, e non appena li prendevo
esclamando qualcosa, una donna in costume da ballerina
me li toglieva per disporli su un tavolo; quando il tavolo cominci
a straripare, altri inservienti spostarono i pacchetti
in altri punti della casa. Era davvero una montagna di regali.Sperai che mia madre non avrebbe preteso che scrivessi
i biglietti di ringraziamento da sola.
Quando il flusso degli invitati usc all'aperto, mamma
mi disse di andare a mescolarmi. Lei rimase all'ingresso
a salutare gli ultimi arrivati. Io andai a cercare Richard.
Mi feci largo tra la folla di ospiti che stavano contribuendo
alla ricerca sul cancro sul feltro verde del tavolo da
blackjack. Uscii sul patio dalle portefinestre aperte e sgranai
gli occhi per la meraviglia.
Avevo visto vari frammenti della festa, ma non li avevo
mai messi insieme, non avevo mai immaginato questo...
spettacolo che mia madre era stata capace di concepire fin
nei-minimi dettagli.
Era da togliere il fiato.
Uscendo dalle portefinestre sembrava di tornare indietro
nel tempo, a un carnevale veneziano del diciassettesimo
secolo. La luna piena stava spuntando sopra la cima
degli alberi, tonda e resa arancione dal tramonto, come un
dio delle zucche venuto a benedire i bagordi autunnali. La
pista da ballo a scacchi bianchi e neri si sviluppava su tre
livelli, a cascata, decorata agli angoli da candelabri dorati.
Lunghi tavoli traboccanti di formaggi e crudit, frutta e
piccole torte fiancheggiavano ogni livello della pista. Pi
avanti, sul prato, tutti i tavolini rotondi erano stati sistemati
sotto gli alberi pi antichi, con un soffitto di rete bianca
e oro stesa fra un ramo e l'altro.
Fuori dal giardino d'inverno era stato montato il palco,
addobbato in raso blu e viola, apparentemente illuminato
sul davanti da candele in bugie di rame, ma in realt sotto
la luce ben pi intensa di fari nascosti tra gli alberi. Al momento
si esibiva un trio di giocolieri.
Gli invitati gironzolavano e socializzavano, svolazzando
come fantasmi, con i costumi e le maschere che entravano
e uscivano dagli aloni di luce delle lanterne e delle
piccole lampade che riempivano il giardino. Giocolieri in
costume multicolore vagavano fra gli ospiti facendo trucchi,
gag e offrendo gettoni che si potevano utilizzare per un
giro in gondola fra le lanterne a ninfea che galleggiavano
sulla superficie del Severn.
Era un sogno. Non sapevo come mia madre ci fosse riuscita.
Sopraffatta, mi appoggiai a un palo ad ammirarlo.
Sotto i miei occhi la scena cambi. Davanti a me c'era
un'altra festa, una scena di capelli alla maschietta e tight.
Un'orchestrina suonava ragtime. Cercai la donna dai capelli rossi, sapevo che doveva esserci. Invece trovai, in fondo
al patio, una che assomigliava a mia nonna. Mi fissava con
una domanda negli occhi. Cos...
Poi uno strillo acuto mi pugnal le orecchie e qualcuno
mi afferr alle spalle.
Oh signore! grid Kathryn mentre mi faceva voltare e
il mondo reale tornava davanti ai miei occhi. Sei stu-penda!
Indossava una gonna corta e vaporosa di chiffon rosa,
drappeggiata intorno a quello che fondamentalmente era
un lungo corsetto di raso rosa. Non capivo nemmeno come
avesse fatto a entrarci. Un altro mistero erano le due ali di
piume rosa che spuntavano ai lati dei riccioli biondi sulla
schiena.
Sei... un angelo? chiesi.
No, rispose lei ridendo, sono un fenicottero, sciocca!
Risi anch'io. Ora lo vedevo: il rosa, le piume, le calze a
rete nere. Kathryn era raggiante. Era talmente perfetta che
potevi odiarla, e tuttavia era impossibile non volerle bene.
In un certo senso era come Sammy. In lei c'era una certa
innocenza, una mancanza di malizia che incantava.
Qual  il tuo tavolo? chiese.
Non ce l'ho ancora.
Vieni al mio. Mi prese sottobraccio e ci avviammo.
Per tua informazione, bisbigli, Morgan e io ci siamo
lasciati... una cosa concordata e assolutamente per il bene
di entrambi... ma sto provando seriamente a fargliela pagare.
Perci ho deciso di pomiciare con uno degli Ataxia
stasera.
Per poco non soffocai.
Ovviamente, per, visto che la festeggiata sei tu, hai
la precedenza, aggiunse in fretta. Insomma, il cantante
 carino, ma io ho un debole anche per i batteristi. Uno
qualsiasi dei due, per me va bene.
Riuscii solo a dire: Va benissimo, non preoccuparti per me.
Lei scoppi a ridere. Me lo dimentico sempre: Sarah
Parsons ha bisogno di rilassarsi un po'.
Fenicottero o angelo, Kathryn mi port esattamente al
tavolo che stavo cercando; Richard si alz per scostarmi
la sedia, quando ci avvicinammo. Cercai di non arrossire.
Kathryn sedette accanto a Chad, che si alz in ritardo per
farla sedere. Olivia occupava una delle altre due sedie.
Che cosa sei? mi chiese quando mi sedetti.
Come, scusa? risposi, confusa dal tono accusatorio
della sua domanda.
Lei indic il mio abito. Non capisco.
"Sarah  l'autunno, intervenne Kathryn. Non si vede?
Le lanciai un'occhiata che speravo esprimesse tutta la
mia gratitudine.
Festa pazzesca, disse Chad.
 incredibile, incredibile, conferm Kathryn entusiasta.
"Ma guarda questi tavoli. Tua madre  matta da legare.
Oltre ai fiori, la tovaglia scintillante era decorata con
foglie autunnali e minuscole candele, in bugie ricavate da
piccole zucche. Ogni coperto era apparecchiato con l'argenteria
spaiata proveniente da dieci generazioni di servizi,
tutta lucidata alla perfezione, con le superfici che danzavano
alla luce delle candele.
Oooh, guarda," prosegu Kathryn deliziata. Indic una
donna vestita di un viola sgargiante, china sulla mano di
un uomo al tavolo accanto. Una chiromante! Dobbiamo
farci leggere la mano.
Ce n'era un'altra a un tavolo pi in basso, disse qualcuno.
La chiromante scelse proprio quel momento per alzare
gli occhi. Verso di me. Si accigli appena e torn alla mano
dell'uomo.
Io vado a prendere qualcosa da mangiare, disse Richard
alzandosi. Pare che stiano portando i piatti forti.
Vengo con te, dissi. Oggi ho mangiato solo un po'
d'insalata di cavolo avanzata.
Al buffet i camerieri stavano affettando costata di manzo
e arrosto di tacchino. Cerano contorni di patate, riso,
pane e l'onnipresente tortino di mais. Sei o sette piatti di
verdure, insalate, salse e condimenti. Ci riempimmo i piatti.
Che ne dici, Parsons, basta cos? Richard mi pos la
mano sulla schiena, facendomi trasalire leggermente. Il piacere
dovette essere evidente, perch notai una donna alta
e bionda all'altro capo del tavolo che ci guardava divertita.
O forse no. Difficile dirlo sotto la maschera. Mi sentii un
po' in imbarazzo. Infilai il braccio libero in quello di Richard
e tornammo al tavolo.
Trovammo la chiromante china sulla mano di Kathryn.
Che bella linea dell'amore, disse. Molti spasimanti.
Kathryn annu e sorrise. Lo so.
In ottima salute per tutta la vita. Non ti troverai mai in
stato di bisogno. E incontrerai il vero amore. Forse qualcuno
che conoscerai stasera?"
Kathryn mi sorrise. L'idea  quella.
 tutto ci che posso dirti, concluse la donna e pass
a Olivia. Tutti quelli seduti al tavolo tesero la mano. E tutti
furono ricompensati con le stesse allegre banalit.
Ma quando arriv a me, la donna si accigli e scosse
la testa, come se non riuscisse a concentrarsi. Mi pass le
dita sul palmo, seguendo le linee, ma poi tornava sempre al
centro. Cos' questo segno? Una cicatrice?
Ero confusa. Non c'era nessun segno.
Lei si schiar la voce. Fece per parlare, ma poi s'interruppe.
Cosa c'? chiesi io un po' a disagio. Morir giovane?
Lei fece no con la testa. Poi apr la bocca e la richiuse.
Ho bisogno di una pausa, scusa, disse alla fine. Si alz e
se ne and in fretta.
Accidenti, Parsons, hai mandato in cortocircuito la
chiromante. Ridemmo tutti.
Mamma mia, pensavo che le venisse un ictus, disse
Kathryn. Peccato che non ti abbia detto il futuro, Sarah. Il
mio lo ha azzeccato in pieno.
Sentimmo che veniva acceso il sistema di amplificazione
e guardammo tutti verso il palco. Al microfono ora c'era
un presentatore. Lo accese e allarg le braccia per attirare
l'attenzione. Mi sentite?
Una ragazza vicino al fiume strill: Oh mio Dio!. E
improvvisamente tutti quelli della mia et stavano correndo
verso la pista da ballo davanti al palco, noi compresi.
Trovammo posto davanti.
Il presentatore rise nel microfono. "Direi che aspettavate
con ansia il mio annuncio.
Un altro gridolino part dal retro e si diffuse tra la folla
come un virus. Io risi e guardai Kathryn, che ricambi il
sorriso e alz gli occhi al cielo sventolandosi con la mano.
Va, bene, allora," disse il presentatore. Poi alz la voce
e url, dritto al punto: Gli Ataxia!
La folla esult e quattro ragazzi uscirono sul palco; il
bassista suonava gi gli accordi di uno dei loro pezzi pi
famosi. Il batterista lo segu, chitarra e tastiere si unirono,
gli altoparlanti vibrarono e la folla cominci a scatenarsi.
I costumi e gli abiti da sera sembravano scoraggiare
quel dimenarsi uno addosso all'altro che avevo vissuto
quelle poche, malaugurate volte che ero andata in discoteca,
perci ebbi il raro piacere di ballare sul serio. Cercai
di muovermi il meno possibile, per non rovinare l'opera
di Mr Poole, ma alla fine mi tirai su l'orlo della gonna e
mi scatenai. Richard, ovviamente, ballava da dio. Niente di
eccessivo, era aggraziato in ogni movimento.
La canzone fin, la folla url la sua approvazione; inizi
subito un altro pezzo e and avanti cos per un'ora. La
band si dava da fare: le giacche degli smoking erano finite
per terra e le camicie erano sbottonate. Avevo la voce roca
e ridevo cos tanto che mi dolevano i muscoli della faccia.
Alla dodicesima canzone, gli adulti, che si erano allontanati
all'arrivo della band, tornarono sul prato disponendosi
intorno alla pista da ballo. Alla fine della canzone, il front-man
chiese il silenzio con un gesto.
Grazie, grazie, disse, cercando di placare la folla di
ragazzi. Come tutti forse sapete, io sono Rafe e voglio
ringraziarvi per essere venuti a festeggiare il compleanno
di... esit un momento, mentre il bassista gli bisbigliava
qualcosa all'orecchio.  il compleanno di Sarah, giusto?
La folla rise ed esult.
"Sarebbe la piccola dea d'oro laggi, vero? Accanto alla
bambolina in rosa. Ci indic e un riflettore illumin me e
Kathryn.
Per l'ultimo pezzo, prosegu Rafe, ho un ospite qui
con me sul palco... Fece cenno all'artista misterioso di avvicinarsi
e all'improvviso ecco il mio fratellino che corse al
centro del palco per mettersi accanto a Rafe. Il cantante gli
porse la mano per battere il cinque e Sammy rispose con
forza.
Se potete fare un po' di spazio qui... disse Rafe, indicando
il lato sinistro della pista. La folla si apr e comparve
un tavolino su ruote spinto da due camerieri verso il centro
della pista. Sopra c'era una torta a quattro piani, oro e
argento. Piccoli fasci di stelle filanti mandavano scintille.
Sentii che il sorriso mi si allargava ancora di pi e mi
resi conto che non avevo mai smesso di sorridere da oltre
un'ora, tanto mi facevano male i muscoli della faccia. Afferrai
la mano di Richard per farmi coraggio e andai incontro
alla torta al centro della pista.
Un tralcio di vite che sembrava vero, dorato, con piccoli
grappoli attaccati, si inerpicava su per il dolce. Un assortimento
di insetti di marzapane dorato (farfalle, scarabei,
grilli e un ragno su un filo d'oro) banchettava sulla glassa.
Un giocoliere accese il cerchio di candeline sullo strato superiore
e pos a terra uno sgabellino perch potessi salirci
e spegnerle.
Il bassista attacc un accordo e l'attenzione di tutti torn
sul palco. Rafe si accosci con il microfono in mano e
insieme a Sammy attacc a cantare: Tanti auguri a te...
Una linea di basso e tastiere gioc sulla famosa melodia.
Rafe e Sam ripresero: Tanti auguri a te...
Altri accordi e poi Sammy attacc l'assolo: "Tanti auguri
a Sarah...
Il chitarrista attacc una sequenza di note distorte che
culmin nell'inevitabile acuto e Rafe grid: Tutti insieme!
E la folla cant: "... Tanti auguri a te!
Tutti applaudirono. Ci sorridemmo, mio fratello e io.
Mentre spegnevo le candeline espressi lo stesso, vago desiderio
di ogni volta: che tutto potesse andare bene.
...
.
...
CAPITOLO 25.
...
.
...
Gli Ataxia sparirono poco dopo l'esibizione e Kathryn
con loro. Non sprecai molto tempo a stupirmi della coincidenza.
Sam, mamma e pap mi raggiunsero per mangiare la
torta. Invitarono Richard a restare, ma lui declin l'invito
con un inchino, dicendo che doveva trovare il senatore.
Dissi a Sammy che era stato bravissimo. Alzai il pugno
in aria come faceva lui e cercai di imitare come meglio potevo
il suo S.
Lui rise: Le note non erano tutte giuste, Sarah, ma l'altro
tizio non era il cantante migliore del mondo.
Hai ragione, non  facile cantare insieme a uno come
quello. Sei stato bravissimo, eccezionale.
Grazie, Sarah.
Sorrisi. Prego, Sam. E anche tu, mamma, aggiunsi.
Eccezionale.
Lei scroll le spalle, come se dubitasse della mia sincerit.
So che non desideravi questa festa, tesoro...
No, dico sul serio, mamma. Non ci sar mai pi un'altra
festa cos bella. Non mi sono mai divertita tanto. Non la
dimenticher mai.
"Be', grazie, tesoro, arross appena, sei tanto... grazie,
ripet.
Non ti batte nessuno, Anne, disse mio padre, poi guard
Sam e me.  straordinaria, vero?
Vero, confermammo.
Sul palco sal un'altra band che faceva musica pi adatta
ai gusti del resto del pubblico. Coppie di adulti cominciarono
a ballare sulla pista.
Richard torn e mi invit a ballare.
Arrossii un po' sotto gli occhi dei miei genitori. Grazie,
dissi, ma non so ballare queste cose.
 facile. Ti insegno io.
No, davvero. Ho gi avuto la mia dose di imbarazzo
per una sera.
Allora facciamo un giro al casin, disse lui.
Davvero possiamo entrare? chiesi a mia madre.
"Limite di venti dollari per tutti i minori di ventun
anni, disse mia madre. Mio padre mi allung un biglietto
da venti.
Prima scendemmo le scale per utilizzare i gettoni per il
giro in gondola.
Non mi accorsi del passaggio della mancia, ma qualcosa
dovette succedere tra Richard e il gondoliere, perch
subito dopo il tipo salt sul molo e Richard cominci a remare
lungo il percorso segnato dalle lampade-ninfea.
L'umidit nell'aria si stava condensando in piccoli sbuffi
di nebbia sospesi sulle rive del fiume. Le nuvole viaggiavano
verso ovest dall'Atlantico. Ma la luna era ancora in
un tratto di cielo limpido e la sua gemella ondeggiava sulla
superficie nera del Severn. Immersi nell'acqua le mie perfette
unghie oro e rosa e mi sentii come una creatura di
un'epoca pi romantica. Richard era impegnato a capire
come governare la barchetta, cosa che trovai stranamente
tenera da parte di uno che vestiva in smoking. Sorrisi proprio
quando lui alz gli occhi verso di me.
"Che c'? disse.
Non ne so molto di gondole, Hathaway, risposi, ma
di una cosa sono sicura: dovresti cantare.
"Non se ne parla, Parsons.
Oh, dai. Qualcosa in italiano, sulla luna e sull'amore.
Io non canto, Parsons.
Il remo s'incagli, bloccando il movimento di Richard,
che dovette faticare per fermare la barca, tenersi in equilibrio
e cercare di liberare il remo.
Mi sforzai di non ridere. Stavo per dire che... mi scapp
una risatina, "... che... e cominciai a ridere, senza fiato,
"... che non potevi startene l impalato, Hathaway. Ma ora
non... e ridevo sempre pi forte, tanto che cominciava a
farmi male la pancia, "... non ce la faccio.
Stava ridendo anche lui. Che battuta idiota, Parsons.
Ti perdono... il remo venne via e Richard barcoll, sempre
ridendo, "... perch  il tuo compleanno. Ma non fare pi
battute cos sceme.
Una ragazza deve pur avere qualche vizio. Il mio sono
le battute sceme.
E a quanto pare il mio  ridere alle battute sceme.
Vi lamentate sempre che non mi rilasso mai, dissi.
Invece vedi? Sono spiritosa, tranquilla e rilassata.
"Non sono d'accordo.
Non sono spiritosa, Hathaway?
No,  che io non mi lamento affatto, Parsons.
Continu a vogare, sorridendo. Io mi adagiai sui cuscini
e tornai a guardare.
Mentre risalivamo i gradini di pietra, indicai la scia di
polvere d'oro che mi ero lasciata dietro scendendo. Sono
una specie di lumaca gigante, dissi.
Invece di attraversare la pista da ballo, deviammo
sull'erba, guardando le nostre ombre al chiaro di luna precederci
sul prato. Ci avvicinammo alle porte della veranda
e sentimmo il richiamo da sirena delle monete che tintinnavano
nel vassoio di una slot-machine. Scambiammo i
nostri soldi con dei gettoni.
Richard fil dritto al tavolo del blackjack. Ci sono pi
possibilit di vincere, mi disse. Io rimasi accanto a lui a
curiosare un po', poi giocai qualche mano quando fui certa
di aver capito le regole. Ma il mio mucchietto di gettoni
stava calando.
Poi andai alle slotmachine e vinsi il jackpot dopo tre
giocate. Tenendo bene a mente lo scopo benefico della macchina,
riversai l'intero bottino nella sua bocca insaziabile.
Dopo aver buttato un altro po' di dollari, tornai accanto a
Richard. Lui stava ancora vincendo. Notai vicino al suo gomito
una coppa di champagne quasi vuota e mi domandai
se fosse sua. Il croupier non sembrava porsi il problema.
Misi accanto a lui il resto dei miei gettoni, gli augurai buona
fortuna e gli dissi che sarei tornata subito.
Le stanze di fronte al corridoio (quelle riservate alla
band) erano deserte, a parte qualche bottiglia di liquore
vuota e qualche cartaccia, e un paio di ragazze che vagavano
qua e l. C'era un'altra fila di ragazze che aspettavano
di usare il bagno, lungo tutto il corridoio. Perci andai nel
bagno dell'ala est.
Tornando, gettai un'occhiata nella stanza cinese. Una
donna stava piegando il panno colorato che era stato steso
su un tavolino da gioco. Era la chiromante che avevo fatto
scappare via. Affrettai il passo.
No, aspetta, mi disse lei. Tu sei la festeggiata, non 
vero? Entra. Ti leggo la mano.
No, io... non voglio trattenerla.
Non c' problema.  il tuo compleanno,  giusto che tu
conosca il tuo futuro. Il sentiero per il futuro  pi che mai
aperto nel giorno del compleanno.
Molto gentile da parte sua, dissi, sedendomi. Grazie."
"Mi spiace per poco fa. Non so cosa mi sia preso. Ho
avuto una strana sensazione, come di vedere doppio. Sono
dovuta andare a rinfrescarmi. Siediti, disse, stendendo il
panno e prendendo da una borsa un mazzo di carte. Sono
passata a questi... sono tarocchi. Per me sono pi facili.
Li stese sul tavolo a faccia in su. Erano carte pi colorate
di un mazzo normale, popolate da figure a colori vivaci. Ne
scelse quattro. Questi sono i Paggi, disse, una carta pi
bassa dei Fanti. Scegline una. Scelsi una figura femminile
in giallo, che teneva una spada sopra la testa.
Interessante, disse lei. Il Paggio di Spade  associato
al distacco, all'osservazione, forse addirittura allatto di
spiare. Questa carta rappresenta te.
Mise gli altri paggi nel mazzo e mischi. Poi cominci
a stendere le carte. La prima la mise a faccia in gi sopra
il Paggio giallo.
Wow, disse. Sospir: Questa  la carta del problema,
il problema che stai affrontando in questo momento della
tua vita.  il Tre di Spade, chiamato anche il Signore del
Dolore. Rappresenta estremo dolore, sovvertimento, separazione,
distruzione, ma... disse alzando la voce, "... con
un esito positivo. D'accordo? disse. Questo  il tuo problema.
Tir fuori altre nove carte, tutte a faccia in gi, mise la
prima di traverso sopra il Tre di Spade, le quattro successive
a formare un quadrato intorno alle carte centrali e le
ultime quattro in colonna sulla destra.
Cominci a scoprire quella al centro. Il Mago, a testa
in gi. Rappresenta l'energia che render pi difficile risolvere
il problema. Significa confusione, incapacit di compiere
scelte decisive. Pu anche indicare una difficolt di
apprendimento. 
Poi volt la carta in basso. Accidenti, comment, guardandola.
Un uomo peloso e bestiale seduto su un trono.
Il Diavolo, a testa in gi. Un passato lontano, l'antica radice
del problema. Rappresenta... esit, il male autentico.
La schiavit. L'abuso dell'autorit. Il ricatto emotivo. Quindi,
il problema che tu ora stai affrontando  stato provocato
molto tempo fa da un atto malvagio. Assunse un'aria
preoccupata. Vuoi che prosegua?
Annuii.
Bene, disse lei. Questa carta, prosegu scoprendo
quella a sinistra,  la radice pi recente del problema. La
Regina di Spade. Rappresenta una donna complicata, coraggiosa
e intelligente che ha patito un dolore profondo,
specialmente per mano degli uomini. Conosci qualcuno
del genere?
No. Mia madre, forse.
Poi volt la carta sopra. Questo  il futuro prossimo. Il
Sette di Coppe: il Signore del Successo Illusorio. Parla della
necessit di riflettere sulle scelte con un maggior senso
di prospettiva. Pu anche indicare una grande esperienza
mistica.
Il futuro lontano, aggiunse scoprendo la carta a destra.
La Torre, un'altra carta difficile. Rappresenta il rovesciamento
dello stile di vita attuale, che porta all'illuminazione e
alla libert. Scosse la testa e spieg:  anche la terza carta
degli Arcani Maggiori. Perci  una sequenza di carte molto
importante.
Pass alla carta pi in basso nella colonna delle quattro.
Bene, questa  la cosa che ti impedisce di raggiungere il
tuo obiettivo: il Nove di Spade, che ha a che fare con le premonizioni,
con il bisogno di svegliarsi dai brutti sogni, con
il superamento della sofferenza con la fede. Ed  anche la
quarta carta di Spade, il che significa che tutta questa combinazione
continua a urlarci cambiamento imminente.
Questa carta, disse scoprendone un'altra,  l'obiettivo:
Sei di Coppe. Nuovi elementi entrano nella tua vita,
legati al passato, ma che operano nel presente per creare
il futuro.
Svel la carta successiva: Questa rappresenta il modo
in cui gli altri percepiscono la situazione: il Sette di Bastoni.
Forza e coraggio di fronte alle avversit. Gli altri pensano
che tu sia piuttosto coraggiosa.
Gli altri si sbagliano di grosso, commentai.
Lei sorrise. L'ultima carta, disse battendoci sopra col
dito. L'esito pi probabile del tuo problema. Mostr la
carta. Ritraeva uno scheletro a cavallo.
La Morte.
Si affrett a rassicurarmi. "Questa in realt  una buona
carta. Significa la fine di uno stile di vita vecchio e infruttuoso,
l'inizio di una nuova vita, grazie ad azioni passate.
Si appoggi allo schienale. Devo dirti che non ho mai visto
una sequenza che parlasse in modo cos chiaro di cambiamento
come questa. Ti aspetti grandi novit?
Mi strinsi nelle spalle: Forse la vendita di questa casa.
S,  un grande cambiamento. Ma non so se sia questo.
Le carte ti indicano in una posizione pi centrale in questo
cambiamento. E poi... chin appena la testa per guardarmi
dritto negli occhi, suggeriscono che tu sarai all'altezza
della sfida. Ricorda che se le cose cominciano a farsi complesse,
le carte dicono che tu hai la capacit per farcela. 
chiaro?
Le sorrisi: "Grazie. Nessuno mi aveva mai predetto il
futuro prima d'ora.
Bene, spero che ci rivedremo e potrai dirmi come andata.
Lo spero anch'io, dissi, dirigendomi verso la porta.
Ci era voluto pi del previsto. Sperai che Richard non
mi stesse cercando.
Mentre passavo davanti alle finestre della galleria, guardai
la festa. Ora cerano meno persone; alcuni invitati erano
gi andati via. Ma molti erano rimasti a godersi il dessert
e il ballo al chiaro di luna.
Un riflesso chiaro nel buio attir la mia attenzione.
All'ingresso del labirinto.
La bambina in bianco era ferma all'ingresso. E mi guardava.
Pensai per un attimo che avrei dovuto preoccuparmi,
avere paura. Cos'era lei? Come poteva vedermi? Poi il desiderio
di conoscerla, di parlarle divenne quasi doloroso.
Senza riuscire a trattenermi, mi voltai e mi misi a correre.
Attraversai di corsa l'ala est e uscii dalla porta in fondo.
Poi presi a destra il vialetto che portava al labirinto. Vidi
la bambina voltarsi e correre lungo la galleria verde e poi
prendere a destra. La rincorsi.
I vialetti di pietra splendevano argentei alla luce della
luna, ancora luminosa nonostante le dita violacee delle
nubi le sfiorassero il volto.
Sinistra, salta, sinistra, correvo inseguendo lampi di
bianco. I rumori della festa mi giungevano sempre pi attutiti,
come se provenissero da un altro mondo. Stavamo
puntando al centro del labirinto. Sollevai la gonna con le
mani per avere le gambe libere. I ramoscelli del muro di
siepi tiravano il tulle dell'abito. L'aria mi pizzicava la pelle:
l'energia che si accumula prima di un temporale.
Destra, sinistra, di corsa, poi a destra e di nuovo a sinistra.
Davanti a me avevo la sagoma del gazebo, linee nere sul
viola della notte, con il tetto apparentemente sostenuto dai
rami del glicine antico. Scintillava appena, illuminato dalle
candele. La bambina era sui gradini di marmo e indietreggiava,
salendo i gradini.
Aspetta, le gridai.
Ma quando raggiunsi il piccolo padiglione intagliato,
lei non c'era pi.
Vi trovai Jackson.
...
.
...
CAPITOLO 26.
...
.
...
L'hai vista? gli chiesi, senza fiato.
Lui mi guard in modo strano. S, l'ho vista. Non capisco
come l'abbia vista anche tu.
Cosa? Perch non avrei dovuto?
Non  un fantasma del passato."
Allora chi ?
Lei... scese un paio di gradini verso di me, ma si ferm.
Ti ho gi vista con questo vestito, quando ero...
Finii la frase insieme a lui: "... piccolo.
Mi hai visto.
Ti ho detto il mio nome.
 vero, disse lui. Quasi sorrise: i suoi occhi sorrisero,
le labbra no.
Mi dispiace, cominci, lentamente, se quello che ti
ho detto l'altro giorno... se ti ho turbata. Non sapevo se
dirtelo. Ma se non l'avessi fatto avrei avuto l'impressione
di mentirti.
"Come hai mentito sui diamanti? Era un colpo basso,
ma giustificato, secondo me.
Be', quella  pi un'esagerazione che una bugia. I diamanti
sono una leggenda locale. E sapevo che tu non avresti
mai creduto alla verit. Come potevi? Anche io di solito
credo di essere pazzo."
Pensai a quel bambino dal viso dolce che avevo incontrato
nella loggia.
"La prima volta  stato ancora prima di andare a scuola.
Tua nonna mi stava facendo vedere delle foto che aveva
fatto quando era venuta a trovarmi. Non mi guardava pi.
Aveva lo sguardo altrove, concentrato sui ricordi. "In una
delle foto ceri tu, seduta accanto a un albero di Natale. Fu
quella foto a scatenare tutto.
Erano solo suoni, sensazioni. Credevo di immaginarmeli.
Ma col tempo divennero sempre pi... reali. Quasi
sempre eventi che non avevo ancora vissuto. O scene, come
se qualcuno le recitasse davanti a me. Erano sempre casuali.
Ma tu ceri sempre.
"E io non... insomma, non ti conoscevo ancora. Non
aveva senso. Sapevo che era una follia. Pensai di avere
qualcosa che non andava, che Dio volesse punirmi. E avevo
paura di parlarne. Nonna non  di qui, non avrebbe capito.
Per... a volte pensavo che Ida sospettasse. Provava a dirmi
delle cose quando nonna non c'era. Sulla mia famiglia e
sulla tua.
Per quanti anni Jackson aveva creduto che il suo dono
fosse una vergogna da tenere segreta? Mi pianse il cuore per
quel bambino, scacciato da tutti per le cose che vedeva senza
volerlo. Io, almeno, sapevo di non essere stata l'unica.
Ma poi ebbi una visione del suo funerale e seppi come
e quando sarebbe morta. Non c'era niente che potessi fare:
cosa potevo dirle? Se non smetti di bere morirai di insufficienza
epatica prima dei settantanni? Mi avrebbe creduto?
Forse una parte di lei s, ma perlopi avrebbe pensato che
ero un ragazzino presuntuoso che si impicciava e inventava
storie. E non sapevo nemmeno io se quello che vedevo
sarebbe successo davvero. Perci... lo tenni per me.
"Molto tempo dopo, quando lei mor, esattamente
quando sapevo che sarebbe successo, ti ho vista accanto
alla sua tomba con Sam e i tuoi. Proprio come ti avevo visto
tanti anni prima. Non puoi immaginare cosa sia stata
quella giornata per me. Perch allora ho avuto la conferma
che era tutto vero. Ho cominciato a crederci."
Era davvero spaventoso. Per tutta la vita era stato perseguitato
dai fantasmi di un futuro ignoto. Perseguitato da
me. E poi ero arrivata io, un fantasma incarnato. Qualcosa
di impossibile che diventava reale.
E lui mi aveva trattato con tanta... gentilezza. Con un
tale riguardo. E io l'avevo preso per pazzo.
So che non  possibile, disse lui. Non si pu cambiare
il passato. I miei genitori sono morti. Il fatto che tu
sia qui non pu riportarli in vita, questo lo so. Certo che lo
so. Per c' ancora una parte di me che pensa che forse sia
possibile."
La notte ai margini del gazebo si faceva sempre pi
buia; le nuvole alla fine erano riuscite a nascondere la luna.
Era come se fossimo tagliati fuori, intrappolati in una piccola
bolla di luce tra i rami del glicine.
"Ormai non vedo quasi pi nulla," disse lui, a parte dei
frammenti. Non so cosa succeder.
Perch?
Non lo so. Forse perch tua madre sta per vendere tutto
e tu stai per tornare a casa, e la... porta... si  chiusa.
Scroll appena le spalle. "Per ogni scelta fatta si aprono
tante nuove strade. Cerco di aggrapparmi al filo che mi porter
al futuro che ho visto, cerco di essere nel posto giusto
e di fare la cosa giusta. Cerco di non fare niente che possa
far... apr le dita che teneva chiuse sul nulla, "... sparire
tutto. Scosse la testa. Forse tutto quello che ho visto in
vita mia era solo qualcosa che sarebbe potuto essere, se le
cose fossero andate diversamente.
Un altroquando, dissi.
Lui mi guard e annu, con nostalgia. Era... bella la
vita che ho visto. Valeva la pena di lottare. Fece un gesto
rassegnato, poi un sorriso gli sollev l'angolo della bocca.
Balli?
Come a un segnale prestabilito sentii in lontananza la
musica della festa a cui lui non aveva partecipato.
Mica tanto, dissi. Non ho mai imparato. Sono pi o
meno la persona meno aggraziata sul pianeta.
A me l'ha insegnato un'amica di mia madre. Erano andate
insieme a New York per fare le ballerine.
Dove si sono conosciuti i tuoi, ricordai.
Esatto, rispose lui con un sorriso. Ho imparato a ballare
per essere un po' pi vicino a lei.
Come si chiamava tua madre?
Cecelia. Fece un passo avanti, con le mani alzate e le
braccia aperte. Balli con me?
Era l, vulnerabile, in attesa della mia risposta. Questo
ragazzo, che sapeva che mi piaceva la Cherry Coke. Che mi
aveva portata a pesca di granchi, mi aveva presa al volo sul
ciglio del burrone e mi aveva asciugato le lacrime quando
ero a pezzi. Questo ragazzo, perseguitato come me dalle
voci di un'altra epoca.
Ma certo, pensai. Certo che avrei ballato con Jackson.
Mi avvicinai e gli presi la mano.
 facile, davvero, disse lui. Devi solo seguirmi, undue-tre,
e andare dove ti guidano le mie mani. Mi poggi
la mano dietro la schiena. Occhio alla gonna, consigli.
Rimase in ascolto. Ora, un-due-tre, un-due-tre, un-due-
tre, un-due-tre.
I miei piedi presero il ritmo della musica. Giravamo
lentamente in cerchio. Sentivo la pressione della sua mano
destra, pi sulla punta delle dita, meno sul palmo, che mi
guidava in senso antiorario, parlandomi in silenzio; la
mano sinistra assecondava ogni minima variazione.
Chiusi gli occhi per concentrarmi sul sussurro delle sue
mani. La pressione vari e cambiammo direzione. I passi
si fecero pi lunghi. Mi rilassai per poter ascoltare pi attentamente
il palmo della sua mano. Era bella quella conversazione
cos silenziosa e delicata.
Visto? disse Jackson. Sei aggraziata.
E mi ci sentivo, come se fluttuassi sulla punta dei piedi.
Non pensavo pi ai passi. Navigavo su un fiume di suono,
con le mani di Jackson che mi guidavano da una corrente
all'altra. La musica e il movimento riempivano di colori e
luci gli spazi infiniti dietro le mie palpebre chiuse. Mi sembrava
di danzare su un tappeto di stelle.
Poi delle dita forti si strinsero intorno al mio braccio e
qualcuno ci separ.
Che cosa stai facendo?"
Richard era l, con il respiro affannoso, il viso contorto
dalla rabbia, dal dolore e dall'incredulit. Cosa diavolo
stai facendo?
Sentivo le note acide dello champagne, anche nella sua
voce. Non sapevo cosa dirgli.
Jackson intervenne. Le stavo solo insegnando a bal...
Richard si volt e lo colp in faccia. Stai zitto!
Sul labbro di Jackson apparve subito una goccia di sangue,
quasi violaceo nella penombra. Strinse i pugni e gli
occhi si incupirono, ma per il resto era di pietra.
Mi lanciai in avanti stringendo i pugni. Sei impazzito?
Lo sguardo di Richard mi raggel.
Mi hai detto di non saper ballare, mi accus Richard.
L'espressione era dura, ma sembrava quasi sul punto di
piangere. Credevo... che tu e io...
Io ero ammutolita dall'orrore. Volevo dire... qualcosa,
ma le parole mi restavano attaccate in gola, dietro il groppo
doloroso che si era formato. Quello che aveva fatto a
Jackson era peggio che inaccettabile. Ma la verit era che
la mia infatuazione per Richard era sparita a un certo momento,
durante quel ballo. La verit era che, pur senza volerlo,
lo avevo tradito.
Il cielo scelse quel momento per cedere e liberarsi del
suo carico. Grosse gocce di pioggia cominciarono a esplodere
sul tetto metallico sopra di noi.
Lui sibil: Come hai potuto farmi questo? La mano
scatt in avanti per afferrare le foglie d'oro che avevo al collo.
Gridai quando mi tir in avanti e la catenina mi bruci
la pelle della nuca prima che la chiusura cedesse.
Lui fece un passo indietro, guardando la cosa morta che
aveva fra le mani. Oh Dio, disse, intontito. Mi... perdonami,
ti prego. Poi si volt e spar nella pioggia e nel buio.
Avevo la nausea per l'incredulit, la rabbia, il dispiacere
e la mortificazione.
"Oddio, mi dispiace, bisbigliai a Jackson. Andai a esaminare
il labbro. C' un sacco di sangue...
Lui volt la testa. "Va tutto bene.
Dovremmo rientrare. Chiamo mio padre e...
"Va tutto bene, ripet lui. C' qualcos'altro che devi
capire. And a prendere un oggetto appoggiato a un palo.
Era un ombrello. Lo apr e me lo porse.
Io lo fissai. Sapevi che sarebbe piovuto.
S, disse lui.
Sapevi anche che sarebbe arrivato Richard?
Lui scosse la testa, cercando le parole per spiegare. Alla
fine rinunci. Sapevo che era possibile. Ma sapevo che dovevo
essere qui. Che dovevamo parlare. Mi dispiace, ma
non vedo tutto... nemmeno la maggior parte. Sto solo cercando
di mantenere la direzione giusta.
L'ombrello nero mi affascinava e mi respingeva. Ero triste.
Il passato e il futuro si erano confusi, in questo posto.
Non mi piaceva. Volevo tornare a essere la vecchia Sarah.
Pi semplice. Innocente.
Grazie per l'ombrello, dissi, tendendo la mano senza
guardarlo. Presi l'ombrello e me ne andai.
La festa era finita. Vidi mamma all'ingresso che dava la
buonanotte agli ultimi invitati. Inarc le sopracciglia. Dovevo
avere un aspetto orrendo. Avrei aspettato l'indomani
per dirle quello che era successo.
Quando passai davanti allo specchio, vidi che avevo un
segno rosso intorno al collo. La maggior parte delle forcine
che mi aveva messo Angelique era caduta e i riccioli
ricadevano molli sulle spalle. Tutta la luminescenza sulla
pelle era sparita e il trucco era sbavato l dove le lacrime si
stavano mescolando al mascara.
Ma dentro mi sentivo perfino peggio.
Corsi su per le scale, temendo di scoppiare a piangere
da un momento all'altro. Mi tolsi l'abito d'oro e lo posai su
una sedia, misi i pantaloni del pigiama e una maglietta.
Cancellai l'opera d'arte di Mr Poole e mi rannicchiai come
un animaletto sotto le coperte.
Mi sentivo vecchia e stanca, per quanto fosse possibile
a sedici anni appena compiuti.
La luna era alta nel cielo. Danzavo con Jackson, su un
pavimento bianco e nero che galleggiava in mezzo all'oceano.
Un enorme pesce spunt dagli abissi e inghiott la luna che
viaggiava sull'acqua.
Poi Jackson non c'era pi, tutto intorno a me c'erano dei
muri, con tre finestre alte sui lati. Le finestre erano aperte e
io dovevo chiuderle, perch la bambina non si arrampicasse
e cadesse in mare. Tutti gli angoli della stanza erano soffici,
per via delle ragnatele.
La stanza era piena di banchi di scuola e io, Deirdre, sedevo
su un trono a un capo della stanza, brandendo una spada.
L'uomo biondo con indosso l'uniforme da capitano sorrideva,
crudele. Ti prego, ridammi il mio bambino,  lo implor
lei. E lui disse: Non lo avrai mai pi.
Il ragno tess un filo splendente e la donna pallida lo
segu, gi per scale segrete, in fondo, attraverso una botola
e ancora pi gi, in una casa buia dove sette coppe d'oro
stavano su un tavolo polveroso e nove spade infilzavano il
muro. Il filo la condusse in un labirinto pieno di ombre lunari,
dove un bambino correva, gridando: Sarah, Sarah, dov'
la mia scatola?"
Ma le mie labbra erano sigillate dalla tela di ragno che
dovevo strappare. Erano cucite con tela di ragno, ma io le
aprii, le aprii con la forza. E feci volare fuori una parola, nera come un pipistrello...
Sammy!
Aprii gli occhi al mattino, con ancora nelle orecchie il suono del nome di mio fratello.
...
.
...
CAPITOLO 27.
...
.
...
La mattina dopo ero indolenzita come dopo un incontro
di boxe contro un professionista. Aprii il cassettone per
prendere dei vestiti e quello che trovai nel cassetto superiore
fu una sorpresa: i diari di Fiona, gli appunti di Ida, le
vecchie foto. E in cima a tutto il ciondolo d'ambra.
Chi li aveva ripescati dal cestino? Mia madre no, assolutamente.
Forse Rose? O Sam. Forse era stato lui.
Mi rimisi l'ambra intorno al collo. Fece un po' male,
perch sfregava proprio sul punto arrossato dalla catenina
d'oro. Per la tenni.
Quando scesi per la colazione, mamma era al tavolo
della cucina, china sul suo caff. La festa della sera prima
aveva presentato il conto: aveva l'aria talmente stanca da
sembrare malata.
Stai bene? domandai.
Ah, s," disse lei con un sorriso esausto. Ho solo bisogno
del mio caff. E tu? Mi sei sembrata un po' sottosopra
quando sei rientrata ieri sera. Il vestito poi stava anche
peggio.
Sono... mi balen per la mente di raccontarle di
Richard, ma poi pensai che quello poteva aspettare, che non
avevo voglia di scaricarglielo addosso ora. "Credo di essere
solo stanca. Come te. Quella s che era una festa.
"Senza dubbio. Vuot la tazza. Per  andata molto
bene, secondo me.
Nessuna di quelle persone vedr mai pi una festa
come quella in vita sua.
Lei scosse la testa con un sorriso. Non lo so, tesoro.
Dare feste  uno sport competitivo.
"Sam dov'?
"Non l'ho visto.
Uh, dissi io. Che strano. Non dorme mai fino a tardi.
 stata una grande serata anche per lui.
Sorrisi al ricordo.  stato bravissimo.
Ah, davvero.  un bambino eccezionale.
Esatto, pensai, stupita che lo pensasse anche lei. Vado
a svegliarlo.
Dovrei... s'interruppe. No, lascia stare. Trova Sam.
Poi dovrei dire qualcosa a tutti e due.
Risalii a fatica le scale, ripensando a Sammy sul palco,
chino sul microfono, che quasi spingeva via Rafe. Il mio
Sam, fermamente convinto della verit del vecchio adagio
per cui se vuoi che una cosa sia fatta bene...
Non era nella stanza nautica. Tornai di sotto per controllare
la TV nella camera della nonna. Non era nemmeno l.
Mi fermai un istante, cercando di percepire la sua presenza.
Lo evocai nella mente. Il suo viso dolce. Il sorriso.
Solo che il Sammy che immaginai non sorrideva. Il suo
volto era... liscio, come se fosse stato svuotato. Non riuscivo
a intuire dove fosse.
Sam? chiamai, cominciando a controllare tutte le
stanze nell'ala est. Sammy?
Tornai di corsa all'ingresso e salii le scale principali,
due gradini alla volta. Controllai la stanza floreale. La
stanza del Capitano. Aprii la porta di Deirdre.
Sammy, dove sei?
Attraversai quasi di corsa l'ala ovest, entrai nella stanza
di Fiona per guardare dalla finestra l'albero con la casetta.
Andai nel giardino d'inverno, scesi le scale e percorsi tutti
i vialetti. Un'occhiata veloce al pianoterra, poi uscii attraverso
la veranda. Stavolta il fiume non mi preoccupava:
era da qualche parte, lo sentivo. Dovevo solo trovarlo.
Gli operai stavano smantellando i resti della festa: il
palco, le piste da ballo, le luci. Mi rivolsi a loro: "Scusate,
avete visto un bambino? gridai dalle scale che scendevano
al molo. Un bimbo piccolo, laggi? Tutti fecero segno
di no.
Doveva essere nel labirinto.
Non volevo andarci. Mi riportava alla mente cose alle
quali non ero pronta a pensare. Ma mi concentrai su Sammy
e corsi dentro, scivolando un po' sulla pietra, ancora
umida per la pioggia della notte.
Tra l'erba umida c'erano tracce d'oro. Richard doveva
avermi trovata cos. Aveva seguito la mia traccia da lumaca
fino al centro...
Feci l'ultima svolta. Il suo corpo inerte giaceva sui gradini
del gazebo, con la piccola sagoma marrone dell'Orso
Peso poco distante.
Oddio! gridai. Sam!
Mi inginocchiai accanto a lui, presi in braccio il suo
corpicino avvolto dal pigiama. "Sam," dissi accarezzandogli
il viso, dandogli dei colpetti sul braccio. La guancia era
fredda, le labbra appena aperte. Respirava appena.
Cercai di sollevarlo per appoggiarlo sul fianco e portarlo come facevo quando era piccolo. Ma era impossibile, se
lui non mi stringeva le gambe alla vita. Andiamo, Sammy,
usciamo di qui. Rimasi l a piangere, abbracciandolo; la
testa gli ricadeva all'indietro, le braccia pendevano. Gridai
al cielo: "Aiuto! Qualcuno mi aiuti!
Poi qualcuno me lo tolse dalle braccia. Era arrivato
Jackson. Si volt e si mise a correre fuori dal labirinto.
Afferrai l'Orso Peso e lo seguii.
Mamma url quando entrammo in cucina. Sammy! 
caduto? Era sull'albero?
Non  caduto, mamma. Non so cosa sia successo. L'ho
trovato nel labirinto. Ma cosa era successo? Perch era
entrato l dentro?
Mia madre prese il telefono della cucina. Mi serve
un'eliambulanza," ordin. Mio figlio  svenuto. Voglio
portarlo da suo padre alla Johns Hopkins.
Quando sentii arrivare l'elicottero, Jackson port Sammy
all'ingresso. I medici erano l con una barella. Dissero
che c'era posto solo per mia madre. Lei mi guard. Vai
tu," le dissi, io mi faccio accompagnare da Rose.
Lei annu e sal sull'elicottero, che decoll subito.
Tornammo in casa perch potessi prendere qualcosa:
la giacca, un po' di soldi. Mentre andavo alla porta vidi
qualcosa con la coda dell'occhio. Qualcosa nello specchio
dell'ingresso. Mi voltai.
Le gambe mi cedettero. Mi sedetti pesantemente a terra.
Jackson si inginocchi accanto a me.
Cosa c'?
Tremavo e balbettavo. Il piccolo viso, liscio e inespressivo,
circondato da un'oscurit che sembrava non avere
fondo, come l'interno di un armadio, ma senza l'armadio.
Dimmi, Sarah, chiese Jackson.
Riuscii a malapena a parlare. Sammy  l dentro, dissi,
Sammy  nello specchio.
Era la misura di ci che Jackson aveva sempre vissuto:
non dubitava mai di me. Mi aiut ad alzarmi e disse: Troveremo
una soluzione.
Troveremo una soluzione? ripetei con voce isterica.
"Dobbiamo, disse lui. Siamo gli unici che possono.
Mi fece sedere e si accosci davanti a me.
Sammy mi ha detto che vedeva qualcuno nello specchio,
balbettai, piangendo. Non gli ho creduto.
"Secondo una vecchia superstizione gli spiriti possono
rimanere intrappolati negli specchi. Per questo li coprono
quando qualcuno muore.
"Rose ha detto... non  che loro sono nello specchio, 
che lo specchio ti fa vedere l'altra parte. Un posto dove i
morti rimangono bloccati. Per... Sam non  morto.
No.  ancora vivo.
La parola ancora mi colp come uno schiaffo. Credi
che stia morendo?
Credo che dobbiamo tirarlo fuori. Prima ci riusciamo,
meglio .
In quel momento mi colp un pensiero, un pensiero orribile.
Afferrai Jackson per la camicia, ribollente di rabbia.
Sapevi che sarebbe successo? Lo sapevi e non hai fatto
nulla per impedirlo? Stavo quasi urlando.
Lui copr la mia mano contratta con la sua. Scosse la
testa e parl piano, ma con decisione. No. Giuro che non
lo sapevo, Sarah. Non avrei mai permesso che succedesse
qualcosa a Sam senza provare a impedirlo.
"No, dissi io, ancora furibonda. Sapevi che sarebbe
potuto venire Richard. Come potevi non sapere di Sam?
Quel punto di oscurit che devo attraversare sempre...
 come se Sammy fosse al centro di quel punto e io non
potessi vederlo. Chin la testa e mi guard negli occhi.
Non lo sapevo, Sarah. Non l'ho visto. Per favore, credimi
e lascia che ti aiuti.
Non volevo credergli. Volevo solo qualcuno a cui dare
la colpa. Allontanai la sua mano e ringhiai: Come fai ad
aiutarmi se non lo vedi?
Chi poteva farlo? Forse... qualcuno che mi aveva gi
aiutato prima. Qualcuno che stranamente mi aveva chiesto
due volte se Sammy stava bene.
Saltai in piedi e corsi alla porta. Jackson mi segu.
Dove vai?
Non risposi. Non potevo. Riuscivo a malapena a respirare
con il peso che sentivo sul petto, e dovevo risparmiare
il fiato per correre. Attraversai il prato e mi tuffai nel bosco,
scavalcando tronchi caduti, schiacciando rovi.
Nanga aveva chiesto di Sammy. Nanga forse sapeva
cosa fare.
Scalai barcollando la collina e mi ritrovai Jackson accanto.
Mi aiut prendendomi per un braccio. Uscii nella
radura.
E trovai un rudere. Quattro mura diroccate. Vetri rotti,
il comignolo crollato. Piante che crescevano nel mezzo.
Era la stessa casetta. Solo che qui non ci abitava pi nessuno
da un secolo.
Singhiozzai, senza pi fiato, completamente abbattuta.
Io l'ho vista. Seduta sul portico. Con il fumo che usciva
dal camino.
Jackson mi sostenne.
Era morta, dissi. "Ho parlato con un fantasma.
Hai detto che non ci sono fantasmi ad Amber House.
Me l'ha detto proprio lei. In quale altro modo avrebbe
potuto parlarmi?
Tu hai parlato con me nel passato.
Perch tu vedevi il futuro, dissi. Poi feci due pi due.
Lei vede il futuro. E visto che io vedo il passato, riusciamo
a parlare. Allora deve sapere come aiutarmi. Tu sai chi
era?
Era una schiava," spieg lui. Apparteneva al Capitano.
Era una mia antenata. I bambini la chiamavano Nanga,
ma lei si chiamava Nyangu."
Capii che era la donna che era stata violentata dal Capitano.
Era troppo orribile pensarci ora che Sammy aveva
bisogno di me. Andai verso i gradini marci e cominciai a
salire.
Non...
Non fermarmi, sbottai. Hai detto tu stesso che non
abbiamo molto tempo.
Mi feci largo tra ci che restava delle assi del portico;
cercai di non concentrare il peso e mi augurai che non cedessero.
Toccai la struttura, priva di sedile, di una vecchia
sedia a dondolo, sperando che fosse la stessa.
Su, su, piccola Sarah, le sentii dire con il suo strano
accento, ma non stava parlando con me. I riccioli castani
di Sarah-Louise erano sparsi sul grembo di Nanga, che accarezzava
la testa della ragazza.
La donna seduta e intenta a dare conforto non sapeva
che fossi l e non era la vecchia che cercavo. Era pi
giovane di decenni, ma pi vecchia dell'ultima volta che
l'avevo vista, quando aveva salvato il suo bambino dall'annegamento.
Era bella, con zigomi alti e sporgenti e grandi
occhi scuri. Nanga e Nyangu.
Non si sveglia, singhiozz Sarah-Louise. Ormai
sono dieci giorni. Ogni volta che si addormenta ci mette
sempre di pi a svegliarsi e ogni volta diventa pi debole.
"Nei sogni  felice, bambina... la felicit che non ha
mai trovato qui.
"Non mi ha riconosciuta quando l'ho svegliata. Mi ha
spinto via e ha detto che i piccoli la stavano chiamando. .
Devi essere forte, piccola Sarah. Sai cosa ho visto.
Non credo che si sveglier pi.
Come faccio ad affrontare il Capitano senza di lei? Lui
e Camilla si prenderanno tutto. Amber House sar perduta.
Tu e io saremo perdute.
L'idea di intromettermi in quel lutto mi faceva star
male, ma Sammy aveva bisogno di me e io di Nanga. Mi
concentrai con forza per raggiungerla e allungai la mano
per toccare la sua. "Nanga, sussurrai e sentii come una
scarica elettrica sulla punta delle dita.
Lei alz la testa come se mi avesse sentito e disse: "Calmati
ora, Sarah-Louise. Ce qualcuno che ha bisogno di
me. La ragazza si raddrizz e cerc di calmarsi.
Nanga si volt verso di me, senza vedermi: Ripeti il
mio nome, amica.
Nang... cominciai, ma poi mi parve poco rispettoso.
Riprovai. Nyangu.
Lei sobbalz e si irrigid, senza fiato. Come Jackson,
pensai. Poi si apr una bolla e mi resi conto che fino a quel
momento ero stata nel luogo sbagliato, ma che ora eravamo
insieme. Come lo eravamo gi state. Nyangu sgran gli
occhi e sembr vedermi per la prima volta.
Chi sei? disse.
Sono Sarah... hai detto che se avessi avuto bisogno di
aiuto avrei potuto chiedere a te.
Ci siamo gi parlate?
Due volte. Eri molto pi vecchia.
Lei ci pens su un momento. "Allora, Sarah, sto pensando
che forse devi cercare la Nanga che conosci, perch
io non so ancora come aiutarti.
Sarah-Louise la interruppe. Si chiama come me?
La bolla si ruppe. Vedevo ancora le due donne, ma sapevo
che Nyangu non poteva pi vedermi.
Forse  stata chiamata col tuo nome, bambina, disse
a Sarah-Louise, per non avresti dovuto parlare. Nyangu
parl al vuoto. Spero che tu possa ancora sentirmi.
Torna ad Amber House e cercami, Sarah. Il potere  molto
pi grande in quella casa. Ti cercher nella stanza di Sarah-Louise,
quella con il baldacchino. Vieni a cercarmi e
prover ad aiutarti.
Presi a camminare, sempre pi in fretta. "Devo cercarla.
Ha detto di incontrarci nella stanza floreale. Mi domando,
dissi, cominciando a correre, se ricorder."
Tornati a casa, Jackson mi segu su per le scale. "Che
significa se ricorder?
"Per noi sono passati cinque minuti, dissi cupamente,
"ma forse per lei sono passati vent'anni. Gli chiesi di
aspettare fuori. Per favore, non fare rumore... non farmi
perdere la concentrazione.
Mi sedetti a terra e toccai un angolo del letto. L'atmosfera
cambi e vidi Nyangu seduta, che si reggeva con una
mano alla colonnina del baldacchino. Sembrava che fosse
arrivata prima di me. Due secoli prima di me. Puoi sentirmi,
Nyangu?
Chiamami Nanga, bambina, come fanno tutti.
Non  il tuo nome.
Nemmeno Nyangu lo . Era il nome dell'uomo che
amavo. Di che cosa hai bisogno, Sarah-che-verr?
Mio fratello... l'ho trovato svenuto nel labirinto, e poi
l'ho visto nello specchio.
"Nello specchio?  successo davvero? Era sinceramente
sbalordita. "Non avevo mai sentito che un maschietto
avesse il dono.
Sammy ha le visioni come me? Come avevo potuto
non accorgermene, non saperlo?
Forse. Se  nello specchio. Se  bloccato nel mondo di
mezzo.
Bloccato? Come  rimasto bloccato? E come lo tiro
fuori?"
Si  perso. Come uno spirito che non trova la strada
per l'altro mondo, spieg Nyangu. Devi trovarlo e aiutarlo a ricordare la strada del ritorno, o morir. Non si pu
restare troppo a lungo separati dal proprio spirito."
Ma come faccio?
Non so dirti come, bambina. Io non l'ho mai fatto.
Trovalo e aiutalo a ricordare di essere vivo.
Entr Sarah-Louise. Nanga, ti stavo cercando. Vieni
gi a cenare con me. Nyangu trasal e non riusc pi a
vedermi.
"No, aspetta, gridai. "Non so come fare.
E nell'agitazione smisi di vederla anch'io. Andai alla
porta. "Cos'ha detto? chiese Jackson.
"Sammy ha il dono, dissi, senza speranza. " andato
nel mondo di mezzo e ha perso la strada. Devo aiutarlo a
trovare l'uscita, e in fretta."
"Il mondo di mezzo? E che cos'?
Non lo so. Lei ha detto che  come il luogo in cui i fantasmi
rimangono bloccati se non vanno dove devono. Ero
arrabbiata, piangevo. Avevo bisogno di aiuto.
Allora come facciamo?
"Non lo so, ripetei, disperata. Cerchiamo di capire
come si  perso.
Sapevamo che Sam era entrato nel labirinto la sera
prima, tardi. Dovevo solo collegarmi a qualcosa che mi
avrebbe permesso di vedere il momento in cui se nera...
andato. Pensai a qualcosa nel suo letto. Afferrai la maniglia
della stanza nautica e vidi che qualcuno stava gi facendo
lo stesso gesto. Nyangu.
Era vecchia ed erosa come la Sfinge. Capelli bianchi, la
pelle ridotta a pieghe vuote. Gli occhi velati. Ma non sarebbe
riuscita a vedermi nemmeno se non fosse stata cieca: io
stavo guardando nel passato, ma sentivo che lei non stava
guardando nel suo futuro.
Parl al nulla.
Piccola Sarah.  da tanto che ti aspetto.  da tanto
che cerco il momento giusto, ma non arrivava mai. Perci
spero che tu mi veda, prima di andare a cercare il tuo fratellino.
Come ti ho detto molto tempo fa, per me Amber
House ha la risposta.
Non le risposi, visto che non poteva sentirmi.
C' qualcos'altro che devi sapere. La mano era ancora
sulla maniglia, le sue dita toccavano e non toccavano
le mie. "Devi trovare la scatola. Mi senti?  una cosa che serve. E spar.
...
.
...
CAPITOLO 28.
...
.
...
Tornai a me stessa, con la mano sulla porta della stanza
di Sammy. Non riuscivo ancora a entrare.
"Nanga ha detto che mi serve la scatola.
 tornata?
Era molto pi vecchia, forse trentanni di pi. Era
come... se avesse avuto qualcosa da aggiungere, qualcosa
che aveva capito dopo aver parlato con me nella mia stanza,
e doveva dirmela prima che andassi a cercare Sam.
Quale scatola?"
Ricordai la notte in cui Sammy era entrato nella mia
stanza da sonnambulo, e la sua presenza nel mio ultimo
sogno. Entrambe le volte cercava una scatola. Mi resi conto,
finalmente, ma troppo tardi, che per tutto il tempo che
eravamo stati qui Sammy era stato coinvolto in qualcosa
che non avevo visto. Perch non avevo prestato attenzione.
Ero talmente presa dalla mia situazione che non avevo
pensato nemmeno per un istante che anche Sammy potesse
avere quel "dono speciale, forse ancora pi forte del
mio. Che magari non ero cos speciale come credevo.
Ero stata un'idiota. Avevo tradito la fiducia di Sammy.
"Credo... credo che sia la scatola di Matthew. Il figlio
del Capitano. Gli descrissi la scatola, indicandogli le dimensioni
con le mani. "L'ultimo posto in cui l'ho vista era
la casetta sull'albero. Mia madre e Maggie la stavano nascondendo
lass. Ma l'altro giorno, quando ho guardato,
non c'era.
"Qualcuno l'ha spostata.
"Dev'essere stata mia madre, dopo la morte di Maggie.
Ma non ho idea di dove possa averla messa.
"Chiamala. Chiediglielo.
Avevo paura di chiedere a lei. Avevo paura di confessarle
che sapevo pi di quanto dovessi. Che avevo sentito
la casa. Che ero stata coinvolta. Che l'avevo risvegliata.
Lei non voleva restare, non sarebbe rimasta se non l'avessi
convinta con l'inganno.
Non volevo che capisse che era colpa mia se Sammy si
era perso ad Amber House.
Quando mi portai la cornetta all'orecchio scivolai di
nuovo in uno spazio elastico e vidi un'altra mano sul telefono:
quella di mia madre bambina. Con l'altra mano teneva
abbassato il pulsante, che rilasci molto lentamente. Stava
origliando una telefonata.
Mi chinai, accostando la testa alla sua. Sentivo le parole
uscire dalla cornetta, flebili e metalliche, come la voce di
un insetto.
Le condizioni di Margaret non si sono stabilizzate. Abbiamo
dovuto inserire un tubo endotracheale.
Un medico, parlava di Maggie.
Quando si sveglier? Era la voce di mia nonna.
"Il coma in media pu durare da qualche giorno a qualche
settimana. Il paziente pu riprendersi, restare in stato
vegetativo o... morire.
Lei non morir! Silenzio. Mi dica che non morir.
A questo punto, nicchi il medico, non possiamo essere
certi dell'entit del danno neurologico provocato dalla
caduta. A giudicare dalle radiografie non direi che il coma
sia stato provocato dal trauma cranico. Ci sono scarsi indizi
di emorragia. Non dovrebbe aver subito altro che una
temporanea perdita di coscienza. Dobbiamo fare altri esami.
Ma a questo punto... ripet, esitando,  poco probabile
una ripresa.
Oh Dio," sentii dire da Ida, prima che mia madre posasse
silenziosamente il ricevitore sulla forcella.
Oh Dio, le fece eco mia madre. Poi spar.
Maggie era caduta in coma prima di morire. Un coma
che non erano riusciti a spiegare.
La casa aveva preso anche lei.
L'infermiera, gentile, all'altro capo della linea trov mia
madre nella sala d'aspetto del reparto di terapia intensiva
pediatrica. Avevano fatto a Sam una risonanza magnetica.
"Hanno trovato qualcosa? chiesi.
"Niente, disse mia madre, con voce assente. Era di
nuovo con Maggie, pensai. Di nuovo una perdita incolmabile.
"Tuo padre  con Sam e supervisiona gli altri medici.
Non sanno ancora cos'abbia.
Lo sapevo io. Espirai sonoramente.
"C'era un disegno," dissi, "nella stanza nautica. Il disegno
di una scatola-rompicapo. Devo sapere dove si trova la
scatola.
"Perch? chiese mia madre in tono sospettoso.
"Sam... la voleva. Devo portargliela. Suonava innaturale
anche a me. Avrei voluto essere pi brava, come
bugiarda.
Potevo quasi sentirla pensare, mettere insieme i pezzi.
Che cosa nascondi, Sarah? Che cosa avete fatto tu e Sam?
Glielo dico? mi chiesi, in fretta. Forse poteva aiutarmi.
Forse...
Parl con voce durissima. "Ti voglio fuori di l, in questo
istante. Mi hai capito?
"Mamma, devo...
"In questo istante. Di' a Rose che dovete partire subito.
Se non sei qui in sala d'aspetto tra trentacinque minuti mando
la polizia a prenderti. Hai capito? Ti voglio fuori da l.
Sapevo che non c'era niente al mondo che potessi dire
per convincerla che stava prendendo la decisione sbagliata.
Qualunque cosa potessi dirle le avrebbe solo fatto desiderare
che me ne andassi ancora pi in fretta. Potevo solo
prendere un po' di tempo.
Va bene. Sto uscendo. Per ho bisogno di altri cinque
minuti per cambiarmi e prendere un paio di cose.
Quarantacinque minuti, allora. Poi basta. E quando
arrivi, tu e io dobbiamo parlare. E mi dirai tutti i dettagli
di quello che tu e Sammy avete fatto.
Stavo per riattaccare, ma mia madre disse ancora: Volevo
dirlo a tutti e due insieme, ma devi saperlo. Amber
House  venduta.
Venduta?
A una donna che conosco fin dal liceo. Era alla festa.
Non me ne sono nemmeno resa conto. Mi ha fatto un'offerta
che non ho potuto rifiutare, molto pi del valore della
casa. Claire Hathaway, la madre di Richard, ha comprato
Amber House.
La bionda con la maschera, pensai senza motivo, ma
con assoluta certezza. Perch l'idea della madre di Richard
che prendeva possesso di Amber House mi dava i brividi?
Povera casa. Mi domandai se Richard lo sapesse. Il dolore
mi colp con una tale forza che mi piegai in due, senza fiato.
Avrei potuto piangere.
Sei ancora l? Dovetti emettere qualche suono, perch
lei prosegu. La vuole ammobiliata, completa di tutto,
appena firmiamo il compromesso. Perci prenderemo
qualche oggetto personale e basta. Nel frattempo tu vieni
subito qui in ospedale. Ora devo andare,  tornato tuo padre.
Sentii un clic all'altro capo della linea.
Non c' tempo per questo. Mi rimisi in piedi, asciugandomi
le lacrime, e mi voltai verso Jackson con un'aria efficiente.
Abbiamo al massimo un'ora. Poi arriver un poliziotto
per portarmi a Baltimora e non credo che torner
mai pi. Amber House  stata venduta.
Il dolore sul suo viso era pari al mio. Aveva l'aria di voler
fare domande, o protestare. Ma si limit ad annuire.
"Prima di tutto dobbiamo tornare alla casa sull'albero.
Ero sicura che la scatola non fosse pi lass, ma volevo
controllare di nuovo. E poi avrei cercato di evocare una
visione della persona che l'aveva presa.
Quando toccai l'albero per salire, il passato si apr. Ci fu
un lampo: una donna e una bambina erano in posa per una
foto. La fotografia che abbiamo trovato a Heart House, pensai.
Ero abbastanza vicina da vedere che la bambina non
era quella vestita di bianco. Si somigliavano molto: erano
tutte e due belle e tutte e due meticce. Ma quella bambina,
la figlia di Maeve, non era quella che avevo visto.
Non c' tempo per questo. Mi riscossi e cominciai a salire.
Avevo sollevato l'asse del pavimento prima ancora che
la testa di Jackson spuntasse dalla scaletta. Decisamente
non  qui, dissi. Mi concentrai, toccando oggetti, cercando
una chiave per il momento giusto nel passato. Ma non
vedevo niente.
Un momento. C'era qualcosa che non avevo notato prima.
Incastrato tra l'estremit di un'asse e il ramo che la sosteneva,
c'era quello che restava di un filo di perle. Sollevai
con cura il filo consunto che ancora le teneva insieme. E le
vidi intere, scintillare sul pavimento della casetta insieme
a un altro mucchio di tesori infantili usciti dalla scatola di
Matthew, rovesciata.
Una mano femminile sollev la scatola. L'altra mano
spazz via con rabbia gli oggetti, facendoli cadere nel vuoto.
Sentii dei singhiozzi. "Che stupida, disse. " cos che
l'hai attirata qui.
La voce di mia nonna.
Oddio, dissi, tenendomi la testa fra le mani. Che ne
ha fatto? Dove l'avr messa?
Poi mi venne in mente. C'era un unico posto ad Amber
House dove mettere qualcosa che aveva provocato tanto
dolore a mia nonna.
 nel baule in soffitta.
Lui dovette notare qualcosa sul mio volto, qualcosa che
tradiva l'orrore che provavo all'idea di tornare lass. "Non
c' bisogno che vada tu, disse lui. La prendo io.
No. Potrei vedere qualcos'altro che pu aiutarci. Vado io."
Scesi dall'albero e ricominciai a correre. Il tempo scivolava
via. Al pianerottolo del secondo piano, Jackson mi
prese per un braccio e mi tir verso il corridoio a est. Di
qui si fa prima, disse.
Alla parete con il pannello segreto si ferm e si appoggi
con le mani aperte. Lo vidi irrigidirsi, la testa che scattava
leggermente all'indietro, e gli sfugg un gemito. Poi si rilass.
Con sicurezza premette un punto della modanatura e
il pannello si apr. Capii che aveva appena visto il futuro,
aveva visto se stesso trovare il modo di entrare. Non ebbi
tempo di chiedermi come funzionasse.
Fa male? chiesi mentre mi arrampicavo.
Non tanto, disse lui. "Se spingo troppo, diventa un
problema. Aspetta un secondo. Corse nella stanza nautica,
fece cadere qualcosa sul pavimento e torn trenta secondi
dopo con la torcia di Sam. "Ecco.
Se mi concentravo, riuscivo a sentire il pianto che riempiva
la lunga stanza in cima ad Amber House. Anche se avevo
una fretta del diavolo, andai in silenzio fino al baule, per
non disturbare tutto quel dolore. Mi inginocchiai per aprire
il lucchetto, e Fiona era l con le sue lacrime, mia nonna con
le sue e molte altre nonne, con un fiume di lacrime.
La scatola di legno che ricordavo dalla nostra ultima visita
era seppellita sotto uno strato di altre cose che dovetti
spostare. Al mio tocco, secoli di lutti si affollarono davanti
ai miei occhi: un beb livido in una bara; un uomo che urlava
mentre un chirurgo gli segava una gamba; una donna
nella vasca del bagno rosa, con una pozza di sangue sotto il
braccio squarciato. Chiusi la mente e cercai di costringermi
a guardare solo il presente. Eccola l.
La scatola di Matthew.
Sollevai il coperchio, ansiosa di trovare qualcosa che
mi avrebbe aiutato a salvare Sammy, ma la scatola era vuota,
a parte lo specchio sul coperchio.
Scossi la testa, incredula. Doveva essere questa. Doveva
essere questa che Nyangu mi aveva mandato a cercare.
Aspetta, dissi, ricordando.  una scatola-rompicapo.
Cominciai a premere sui lati, cercando di scoprire la parte
mobile.
Fammi provare, disse Jackson. Esamin con cura i
margini, poi premette con decisione il bordo posteriore. Il
pannello laterale slitt in avanti.
S, dissi, " cos che ha fatto lui. Jackson sfil tutti i
pezzi finch il davanti non svel i piccoli cassetti nascosti.
All'interno c'era una spilla fatta di due ciocche di capelli
intrecciate, custodite in un astuccio d'argento e vetro.
" un nodo d'amore, disse Jackson. I capelli di due
persone intrecciati insieme.  una specie di amuleto.
Lo guardai meglio. C'erano incise delle parole sul dorso
d'argento: Annie e Maggie per sempre.
Era questo che Nyangu voleva che trovassi?
Fosse stato quello o no, non avevo tempo di cercare
altro. Mancava poco pi di mezz'ora. Misi la spilla nello
scomparto principale della scatola e mi alzai. Non potevo
fermarmi. Dobbiamo ancora scoprire come si  perso
Sammy, dissi. Andiamo nella stanza nautica, dissi. E se
trovo una traccia, non posso perderla. Perch potrei non
trovarla pi. Niente deve spezzare la concentrazione. Niente
rumori. Niente mobili fra i piedi. Niente porte chiuse.
Puoi aiutarmi?
Ci penso io, promise.
Infilai la scatola di Matthew nello zaino di Sammy e
me lo misi in spalla. Poi mi distesi sulla cuccetta con l'Orso
Peso fra le braccia. Chiusi gli occhi e pensai a Sammy,
cercando di tornare nei posti in cui era stato la sera prima.
Lo immaginai piccolo, disteso sotto le coperte con l'Orso
Peso stretto al petto. Immaginai il suo respiro delicato,
gli occhi che si muovevano sotto le palpebre, la fronte corrugata
sotto il peso di un sogno. E lo sentii parlare.
Nessuno?"
Aprii gli occhi al buio. Accanto a me Sammy si alz
senza svegliarsi e and alla porta. Nella mia visione del suo
passato, feci lo stesso. Percepii vagamente Jackson che ci
seguiva. Sam percorse il corridoio nel suo pigiama a pagliaccetto.
Aveva gli occhi aperti, ma sapevo che non era
sveglio. Si ferm al primo gradino, barcollando. Disperatamente
e invano mi preoccupai per lui, che se ne stava in
cima a quelle lunghe scale, circondato dal buio. Poi cominci
a scendere.
Lo pedinai nell'ala est, fino alla porta in fondo al corridoio.
Sammy l'apr e parve vedere qualcuno. Nessuno,
ripet, e salt gi sul vialetto di pietra. Corse, come inseguendo
qualcuno, verso l'ingresso del labirinto.
Corremmo per i corridoi di foglie, pieni della luce e delle
ombre gettate dalla luna piena. I piedi del pigiama si inzupparono
di pioggia, ma Sam non si svegli, n rallent.
Anche nel sonno conosceva la strada verso il centro.
Si ferm alla fine dell'ultimo corridoio, dove le siepi si
aprivano intorno al gazebo di ferro. Quando lo raggiunsi,
lui si mosse di nuovo verso i gradini di marmo; l si chin
a prendere qualcosa.
Sam si alz, tenendo l'oggetto davanti a s, poi guard
nel gazebo. Avanz di un paio di passi, con la mano tesa
come per prendere quella di una persona pi alta. Poi si
accasci, come una marionetta a cui avessero tagliato i fili.
Sammy, gridai correndo verso di lui, senza riuscire a
toccarlo, nel punto in cui era caduto la sera prima.
Aveva visto qualcuno. Aveva raccolto un oggetto e quello
aveva evocato la visione di una persona che gli aveva teso la
mano. Come era possibile? Il dono di Sam era diverso? E
quella persona... vedeva il futuro?
Dovevo vedere ci che Sammy aveva visto.
Intravidi, nell'immagine della notte precedente, un oggetto
dorato sul pavimento del gazebo accanto a Sam. Era
la mia maschera della festa. Feci per prenderla, ma toccai
solo le fredde piastrelle di marmo. La vedevo davanti a me,
ma nel tempo in cui si trovava ora il mio corpo, la maschera
era altrove.
Mi ritrovai nella piena luce del giorno. Strizzai gli occhi.
Ero nel gazebo e Jackson era chino su di me.
Sam ha toccato la mia maschera ed  stato come se
avesse visto qualcuno," gli dissi. Ha teso la mano come per
prendere quella di un'altra persona. Devo trovare...
"... la maschera. L'aveva gi trovata. Me la porse.
Non capisco come sia possibile, dissi. Io non posso
toccare niente nelle mie visioni. Come ha fatto lui a prendere
la mano di qualcuno?
Lui ci pens un momento. Sammy era sonnambulo.
Sognava.
Aveva toccato qualcuno in sogno? L'aveva toccato... e si
era accasciato. Ecco. Finalmente capii. Il tocco era il momento
in cui si era perso. No. Il tocco era il momento in cui
era stato preso. Qualcuno aveva costretto il suo io nel sogno
a staccarsi dal corpo.
Oh Dio, esclamai, disperata. "Come faccio a seguirlo?"
Quel vostro gioco... fuoco, acqua... tu non percepivi il
suo corpo, Sarah, ma il suo spirito. Il suo spirito  ancora
qui, intrappolato ad Amber House. Lo troverai, disse Jackson.
Lo trovi sempre.
Annuii, ingoiando i miei dubbi come un groppo in gola.
Poi presi la maschera, la strinsi fra le mani e chiusi gli occhi
alla luce del sole. Quando li riaprii era il crepuscolo. Le pareti
verdi intorno a me risuonavano dei versi dei grilli e delle
rane, il glicine era in fiore e le siepi non mi arrivavano oltre
le spalle. Ero in un'epoca in cui il labirinto era ancora giovane.
Mi guardai intorno, ma non riuscii a vedere Sammy.
Per... lo sentii di nuovo. Era stato l. Era ancora vicino.
Ne sentivo il calore. Dovevo solo concentrarmi.
Una ragazza usc dal labirinto; aveva i capelli neri ed
era molto carina, con un abito argento e oro con i cerchi
alla gonna. Deirdre. Sul viso aveva la mia maschera d'oro.
L'uomo accanto a lei portava una giacca con le code, bordata
d'oro: un'uniforme militare. Alto, biondo, occhi azzurri,
con labbra piene e il naso leggermente aquilino. Il Capitano,
pi giovane di quanto l'avessi mai visto. Sembrava
premuroso e galante, ma anche distaccato, come se stesse
danzando e ammirando i suoi stessi passi. Lo detestavo. Si
chin a mormorare qualcosa all'orecchio della ragazza, poi
le tolse la maschera.
Avr avuto non pi di sedici anni, una bellezza dalla
pelle d'avorio. Lo guardava con timido desiderio. Lui le
prese i capelli fra le dita e accost le labbra alle sue.
Colsi un movimento. Una bambina con un vestito bianco
stava scendendo nella botola del gazebo appena costruito.
Non era chi mi aspettavo: non era la bambina col vestitino
bianco. Questa bambina aveva la pelle bianca e gli
occhi azzurri. E le fattezze di mia madre.
"Maggie, dissi.
Lei mi guard. Guard dritto verso di me. Non come
Nyangu, che mi guardava nel futuro mentre io la guardavo
nel passato. O Fiona, che avvertiva la mia presenza. Quella
Maggie era del futuro, esattamente come me. Allora come
poteva vedermi? O io vedere lei?
C'era una sola risposta possibile: anche se il suo corpo
era morto da tempo, il suo spirito vagava ancora per Amber
House. E poich lei e io avevamo viaggiato nello stesso
momento del passato, il suo spirito, o la sua energia, era
consapevole della mia presenza, e io della sua.
Ma se questo era vero, significava che quando Sam era
venuto qui, in questo stesso momento la notte prima, qualche
altra donna di Amber House doveva aver fatto lo stesso.
Doveva averlo visto. E lo aveva portato via.
Mi sforzai di riflettere. Che ci faceva Maggie qui? Che
razza di coincidenza folle l'avrebbe portata qui nello stesso
momento in cui ceravamo anche io, Sam e chi aveva
portato via la sua anima? Mi resi conto che non era affatto
una coincidenza. Maggie aveva portato Sam qui. Cosa gli
avevo sentito dire nel sonno, prima che si alzasse? "Nessuno.
Era cos che la chiamava. L'amica immaginaria con
cui giocava a nascondino, che compariva negli specchi di
tutta la casa. Nessuno. Mi vennero i brividi.
Maggie aveva portato deliberatamente Sam qui. Ma
perch? Qualunque cosa fosse, non era stata Maggie a portarlo
via. Sam aveva dovuto alzare il braccio per prendere quella mano invisibile.
Non avevo idea di cosa stesse succedendo, ma pensai che
dovevo parlare con Maggie. Ammesso che fosse possibile.
Proprio in quel momento mi fece cenno di seguirla. E salt nella botola, al centro del labirinto.
...
.
...
CAPITOLO 29.
...
.
...
Maggie! Aspetta! urlai, correndole dietro. Mi infilai
nella botola e scesi dietro di lei.
Una parte di me si chiese come potessi riuscire ad attraversare
un passaggio che era aperto solo nella visione,
ma non nel presente. Poi mi resi conto che Jackson stava
facendo quanto promesso: mi permetteva di restare nella
visione. Doveva aver previsto ogni necessit. Lo ringraziai
e mi chiesi quanto dovesse costargli, ma mi concentrai
su Maggie. Maggie, che chiaramente voleva che la seguissi.
Maggie che si dirigeva verso quella vaga sensazione di
energia calda che mi attraeva.
Era sparita nel buio, quando toccai terra. Avrei voluto
un po' di luce, ma dovevo procedere senza. La galleria era
dritta e il terreno quasi regolare. Mi sforzai di camminare,
sfiorando le pareti con la manica per mantenere la direzione.
Sentii Jackson che mi seguiva
Le mie dita toccarono del legno. Ero arrivata alla porta
di Heart House. Era aperta. Entrai alla cieca, con le mani
tese, temendo di sbattere contro qualcosa. La porta dell'altra
stanza era aperta e debolmente illuminata. Con le mani
strette al petto, entrai.
Maggie era l, con una candela in mano, e mi guardava.
Forse mi aspettava. Si volt e premette una leva nascosta,
svelando una porta che non avevo mai visto prima. Usc da
quella parte e la luce spar con lei.
"No, gemetti, un altro passaggio segreto. Che nel mio
tempo non era aperto. Ma mi ricordai di Jackson. La leva
 a circa un metro e mezzo da terra, verso il centro della parete.
E sentii, in lontananza, un cigolio. Sentii una folata
d'aria stantia sul viso. Il passaggio era aperto.
Il buio che mi prese alle spalle era freddo e indefinibile:
il nero totale che usciva dal tunnel era denso, mi respingeva.
Non volevo entrare. Ma Sammy era lass, dall'altra
parte. Feci scivolare la punta del piede destro lungo l'altezza
del primo gradino, fino allo spigolo. Poi feci un passo
avanti. Ora avevo entrambi i piedi sul gradino. Ripetei l'operazione
e salii un altro gradino.
Sul viso, sulle braccia, sentivo un tocco come di capelli
leggeri e soffici, sempre pi fitti man mano che avanzavo.
A quanto pareva i ragni di Amber House avevano fatto del
loro meglio per chiudere e sigillare quel passaggio. Le brave
madri, pensai. Minuscole zampe corsero gi dalla mia
tempia alla guancia. Ma non gridai. Seguivo il filo sottile
del mio legame con Sam, sempre pi su.
Dopo pi di una decina di gradini, picchiai con la testa
sul legno. Attesi, con il timore di spingere con le mani,
aggrappandomi alla sensazione della presenza di Sammy,
pensando e non pensando a Jackson. Rifiutai di sentire i
rumori attutiti sopra la testa. Ma quando l'aria fresca mi
invest ripartii in avanti, nell'armadio a muro della cucina
di Amber House, con gli sportelli aperti sulla luce del focolare,
in qualunque epoca mi trovassi.
Una parte di me, una parte fisica, sentiva il velo delle
ragnatele che avevo addosso. Mi guardai le mani e le
vidi pulite, ma le sentivo appiccicose di tela di ragno. Me le
passai sul viso e sui capelli, sentendo e non sentendo i fili
grigi che pendevano, spazzati via dalle mie dita. Non vidi
il ragno che corse gi dal polso fino al palmo della mano e
che mi morse al centro; il dolore che sbocci. Scrollai via il
ragno e proseguii.
Attraversai la sala da pranzo e andai all'ingresso. Era
il cuore a dirmi la strada, e sapevo di dover salire le scale.
Guardai in su e vidi Maggie, che si guardava indietro. Poi
si volt e si mise a correre.
A met della scala la mia attenzione fu attratta da un
vuoto inquietante sulla destra: lo specchio appeso alla parete.
Vidi il mio riflesso avvolto dalle ragnatele, in un ingresso
illuminato dal sole, con Jackson alle spalle, il suo
volto preoccupato e le mani appena sollevate come se cercasse
in tutti i modi di aiutarmi. La luce del sole riemp il
mio campo visivo: stavo perdendo la connessione.
Strinsi gli occhi e mi concentrai di nuovo su Sam.
Aspettai che il calore aumentasse, e distolsi lo sguardo dallo specchio. Quando riaprii gli occhi ero di nuovo nella penombra
di una sera di tanti anni prima.
E riuscivo a percepire Sam, sempre pi caldo. Era... di
sopra.
Sul secondo pianerottolo vidi un movimento sotto l'arco
dell'ala est. Una donna era l in piedi e mi guardava. Percepivo
la sua presenza come una statua di ghiaccio, come
una furia gelata. Indietreggiai di due passi, mi voltai e salii
le scale di corsa.
Le scale in cima, pi strette, erano immerse nel buio.
Quando arrivai all'ultimo pianerottolo la luce pioveva di traverso
nel corridoio dalla porta socchiusa in fondo. Entrai.
Il vasto sottotetto che nella mia epoca era polveroso e
ingombro di scatoloni, qui era una cameretta, vuota e abbandonata.
Due letti di ferro sotto la finestra in fondo, senza
materassi; due sedie da bambino in mezzo alla stanza,
davanti a un semplice baule di legno non lucidato. Il resto
della stanza era vuoto.
Sammy e Maggie, seduti sulle seggioline, alzarono la
testa quando entrai.
"Ciao, disse Sam e Maggie ripet: Ciao.
Sam? dissi.
Sam  il mio orsetto, disse mio fratello. Lui ha cinque
anni. Tu chi sei?
Chi sono io? ripetei fra me, agghiacciata. Sono Sarah,
Sammy. Non ti ricordi?
"Sarah? replic Sammy, e rise. Anche mia sorella si
chiama Sarah. Indic Maggie.
Sarah. Maggie annu.
Tu sei Sarah? dissi, confusa.
Hai visto i miei giochi?" chiese Sam, alzandosi per saltellare
in giro per la stanza. "Questo  il mio cavallo. Questa
 la mia nave e questa  la mia tigre. Non sembrava
rendersi conto di indicare spazi vuoti.
Mi ricordai che stava dormendo, sognava. Certo, si trovava
nel passato come me, altrimenti non avrei potuto parlargli.
Ma era venuto qui in sogno, e nel sogno era rimasto.
In quel mondo, la realt non aveva limiti. Dove io vedevo
una nursery abbandonata, lui vedeva una stanza piena di
giocattoli che non esistevano. Mi domandai se anche Maggie li sognava.
I tuoi giocattoli sono bellissimi, gli dissi. Come ti chiami?"
Matthew."
Matthew. Sua sorella si chiamava Sarah. Sammy stava
sognando di essere qualcun altro, proprio come io avevo
sognato di essere Sorcha e Fiona e Sarah-Louise.
Dovevo svegliarlo. Dovevo fargli ricordare chi era, fargli
ricordare il mondo reale. Ma non potevo nemmeno toccarlo.
Come facevo a svegliarlo?
Percepii la presenza di Jackson e gliene fui grata. Ma
poi mi concentrai sui bambini.
Come sei arrivata qui? chiesi a Maggie.
Lei fatic a trovare parole sue. "Mamma mi ha portato,
disse.
Mamma? Deirdre. Aveva portato Maggie con s nella
morte, pensai, e subito dopo compresi: Persefone. Maggie
era discesa nell'altro mondo per non tornare mai pi.
Come poteva essere accaduto? In qualche modo, quando
Maggie era caduta dall'albero... era entrata in coma...
il suo spirito sognante aveva viaggiato nel passato, come
quello di Sam, e come il mio, pi di una volta. Il suo spirito
era rimasto intrappolato, incapace di ritrovare la strada
verso il suo corpo, la sua vita. Per questo il suo corpo era morto.
E ora la stessa cosa stava succedendo a Sam.
Era stata Mamma Deirdre a fare tutto questo. Deirdre,
la donna impazzita per la perdita dei suoi figli. Ricordai
che aveva trascorso le ultime settimane di vita in uno
stato a malapena cosciente, anche se Sarah-Louise cercava
disperatamente di risvegliarla. Forse lo spirito sognante
di Deirdre aveva incontrato quello di Maggie e l'aveva racchiuso
nel suo delirio. Poi aveva cercato anche Matthew,
per riavere entrambi i suoi figli. Aveva trovato Sam nel momento
del suo primo bacio.
Dovevo tirare Sam fuori di l. Dovevo svegliarlo, prima
che gli succedesse ci che era successo a Maggie.
La tua mamma ti lascia uscire? le chiesi.
No, disse Sam. Non usciamo mai. Non  bello fuori.
Ci sono cose oscure. E ragni.
Ragni, ripet Maggie.
Mamma chiude a chiave tutte le porte, spieg Sam.
Non tutte le porte, disse Maggie.
No, non tutte, pensai. Non la porta segreta che conduceva
a Heart House, che Maggie aveva trovato. Bambina
sveglia. Era cos che vagava per il passato, pensai; cos aveva
incontrato Sam ed era diventata la Persefone di Fiona.
Tu hai cercato aiuto, le dissi.
Lei annu, addolorata. Cercato aiuto.
Chi?"
Lei scroll appena le spalle, scoraggiata. Chi, disse.
Non se lo ricorda, pensai angosciata, ma forse aveva cercato
la sua amata sorella maggiore. Che per non avrebbe
mai pi percorso quelle strade del passato.
Sam disse, un po' arrabbiato: "Non ci serve aiuto. Mamma
ci d tutto. Un'idea lo illumin. E vuoi vedere la cosa
migliore? Si avvicin e indic qualcosa di invisibile sul
baule. Fece il gesto di girare una chiave. Visto? disse.
Una giostra! Con una canzone! E canticchi.
Chiusi gli occhi e cercai di sentire con le sue orecchie,
vedere con i suoi occhi. Cercai di immaginare una piccola
giostra con piccoli animali che salivano e scendevano, in
cerchio, al ritmo di una melodia che nasceva dal centro
della giostra.
Quando riaprii gli occhi, riuscii quasi a vedere la cameretta
sognata da Deirdre, come frammenti di immagini
ai margini del mio campo visivo. Uno zoo di animali in
gabbia. Un cavallo a dondolo, dipinto a mano. Il modellino
di un tre alberi. Giocattoli, palloni, libri e puzzle di ogni
forma e dimensione.
Le pareti nude, in quelle immagini, erano rivestite di
tessuti rossi, gialli e bianchi. Un tappeto intrecciato riscaldava
il pavimento e al centro della stanza c'era un tavolo
coperto da un panno. Una cameretta fantastica, decorata
con un folle splendore, per due bambini che erano venuti
qui in sogno e non riuscivano pi a svegliarsi.
E al centro della scena la giostrina di ceramica, che suonava
una melodia che conoscevo bene. Una melodia di sei
note che Sammy cantava ancor prima di imparare a parlare.
Com'era possibile?
Sentii freddo in fondo allo stomaco.
 bellissima, dissi, sforzandomi di mantenere un tono
normale.
Grazie, disse lui allegramente.
Prego, risposi, riprendendo il nostro vecchio scherzo,
abbassando la testa per fissarlo negli occhi. E lui mi guard
di sfuggita, corrugando un po' la fronte.
In lontananza, come in fondo a una galleria, sentii bussare
alla porta di Amber House. Doveva essere la polizia.
Non avevo pi tempo. La cameretta scivol via e l'oscurit
ne divor i margini.
Mi concentrai su Sammy. Mi aggrappai a lui. La musica
si era fermata, le ombre erano vuote, ma io ero ancora l. E
anche il mio fratellino.
"Tra un po' devo andare, gli dissi.
Peccato.
Vorrei che tu venissi con me.
Vorrei che tu venissi, ripet piano Maggie.
No," disse Sam. Non posso uscire.
Guardami, Sam. Mi sedetti sul pavimento, dove il
mondo era pi solido e potevo guardarlo negli occhi. Sono
tua sorella. Sarah.
Non credo proprio, rispose lui. Sono sicuro che me
lo ricorderei.
Devi ricordartelo, Sammy. Tesi una mano. E mi fermai.
Le mie dita attraversavano le sue, senza riuscire a toccarle.
Samvise, dissi, implorante. Il mio amico Sam.
Lui esit, poi... No! grid.
Mi faceva male il palmo della mano, e il dolore mi risaliva
lungo il braccio. Jackson aveva detto che le brave
madri erano velenose. Ero stanca, molto stanca. Poggiai a
terra lo zaino di Sam e ricordai che cosa c'era dentro... una
cosa che serve.
Aprii lo zaino ed estrassi la scatola di Matthew. Sollevai
il coperchio. Vidi me stessa riflessa nello specchio, seduta
in una soffitta vuota. Lo specchio ti dir la verit, mi aveva
detto Nyangu, tanto tempo prima.
Quasi non riuscivo pi a vedere Sam. Un bambino ormai
evanescente. Chiusi gli occhi e cercai di percepirlo.
Fuochino, fuochino. Voltai lo specchio verso di lui, immaginandolo
mentre si guardava nello specchio di Matthew.
Aggrappandomi a quella convinzione, mi sforzai di mantenere
saldi quei pensieri: Sam e lo specchio. Ho portato
la scatola. Non la stavi cercando? Riesci a vederla? Riesci
a vederti nello specchio? Mi costrinsi a riaprire gli occhi e
lui era l, solido.
Stava guardando l'oggetto che avevo in mano. Ma ora
aveva un'espressione preoccupata negli occhi. Guard pi
da vicino. Io non ci sono, nello specchio.
Annuii, stanca. Perch tu non sei veramente qui, Sam.
Stai dormendo e devi svegliarti.
" buio nello specchio.
Sono venuta a cercarti, Sam.
Lui mi guard. E sussurr. Tu sei il mio fante.
La porta si apr. Dietro di me faceva freddo. Mi voltai.
Era la donna della soffitta: Deirdre la pazza, con indosso
una specie di saio, i capelli scomposti e opachi, ormai grigi.
"Tu non dovresti essere qui, disse spaventata. Chi sei?
Sono Sarah. Indicai Sam. Lui non ... tuo figlio.
Osi insinuare che io non sappia riconoscere mio figlio?
disse lei, in preda alla rabbia. Ti ha mandato mio
marito, vero? Cerca sempre di confondermi.
Sono stanca, pensai. Ho bisogno di dormire.
Lei si chin e mi guard dritto negli occhi. Non so perch
l'avessi trovata spaventosa. Ora sembrava pi simpatica.
Bella e gentile. Stenditi un pochino, disse in tono
soave.
Stavo dimenticando mio fratello. Mi voltai verso di lui.
Stava svanendo nel buio. Sam? dissi.
Forse lui rispose. Devo andarmene.
Matty? grid Deirdre, di nuovo con la paura nella
voce. Gli tese le braccia.
"No, disse il mio fratellino. E parte di me sorrise. Bene
cos, Sammy.
Vagamente, lo vidi dirigersi verso la porta, con indosso
il suo pigiamino. Andiamo, Sarah, disse. Poi scomparve.
Maggie era ancora l. Aveva le lacrime agli occhi.
Persefone, pensai di nuovo. Mi sentivo male. Avevo bisogno di
dormire.
 buio nello specchio, ripet lei. Le ombre la stavano
circondando, inghiottendola. Maggie, che non avevo mai
conosciuto, il suo spirito intrappolato nel passato prima
ancora che io nascessi.
Ricordai l'oggetto nella scatola che Nanga mi aveva
mandato a cercare. La spilla con il nodo d'amore. Potevo
fare quest'ultima cosa. Me la tolsi dalla tasca e la poggiai
sul baule davanti a me. Forse vidi Maggie che la guardava.
Forse la vidi pronunciare una parola: Annie".
L'oscurit mi attorniava. L'intera stanza si inclin all'indietro,
come una casa in un tornado. La bambina, ormai
evanescente, si diresse verso la porta, dove si ferm a guardarmi.
Poi spar anche lei.
Lui non era Matty; lei non era Sarah, spieg la donna,
addolorata.
Sono io Sarah, dissi, poggiando la testa sul tappeto
intrecciato nella stanza rossa, bianca e gialla.
La bella signora s'inginocchi accanto a me e mi accarezz
la guancia. Sarah, disse, come se mi vedesse per la
prima volta. Sarah-Louise.
Una volta, pensai intontita, sono stata Sarah-Louise. Ma
quello era un sogno, non  vero? C'era ancora una persona
che doveva svegliarsi, mi resi conto con agghiacciante riluttanza.
La mia lingua si muoveva a stento. Non sono...
tua figlia.
Mia figlia, ripet la donna dolcemente, toccandomi
appena la testa. Non ricordavo di essere mai stata toccata
cos prima. Era cos dolce. Cos gentile. Il tocco di una brava
madre...
"No!" cercai di gridare, ma usc solo un sussurro. Parlare
mi faceva male e le lacrime mi scendevano dagli occhi.
Ma dovevo provarci. Non sono... tua figlia. Qual era l'altra
cosa? Ah, s. Tu stai dormendo.
Dormendo? Mi guard senza capire. Stupida donna.
 solo un sogno. Volevo solo sognare. Le mie lacrime
salate raggiunsero gli angoli della bocca. Vere, reali. Alzai
la testa di scatto. "Sarah-Louise ti tiene la mano. Riesci a
sentirla?
Ti sento, bambina mia, disse lei.
Svegliati, ringhiai. Non avevo quasi pi fiato per parlare.
Ha bisogno di te. Ha paura. Del Capitano.
Io ho paura del Capitano."
Devi. Aiutarla. Svegliati! Ha bisogno. Di sua madre.
Ha bisogno della sua brava madre, ripet lei. S. Finalmente
gli occhi le brillarono mentre capiva. Mio Dio.
Che cosa ho fatto? Io ho dimenticato, ma... lei non pu
affrontarlo da sola. Mi guard e mi accarezz di nuovo i
capelli, teneramente. Sei come la mia Sarah. Mi dispiace
per te, ma ora devo andare. Guard verso la porta. Sarah-Louise
ha bisogno di me." Le parole svanirono, come
un'eco. Poi non la vidi pi.
Sapevo di essere distesa sul pavimento polveroso di una
soffitta vuota. Non sentivo pi il mio corpo e il freddo mi
riempiva la testa. Pensai, quasi indifferente, questo  un
sogno da cui non ci si sveglia: se ti lasci andare, ci rimani
per sempre.
Poi quel pensiero mi scivol via dalla mente e non riuscii
a recuperarlo. Il contenuto della mia testa, immagini
piatte e distorte, fu risucchiato via e non riuscii a percepire
pi nulla.
Le pareti mi si strinsero addosso; la luce si fece sempre
pi fioca e spar dietro una porta troppo piccola per poterci
passare. Mi raggomitolai e ascoltai la tempesta che si stava
scatenando fuori da quella minuscola stanza. L'oscurit,
dentro di me, stava occupando ogni spazio. Le pareti mi
schiacciavano da tutti i lati. Il soffitto piomb su di me.
Tutta Amber House si stava ripiegando su di me. Era giunto
il momento.
Il momento di lasciarsi andare.
Una mano, grande, forte, calda, massiccia, afferr la mia
e mi fece balzare in piedi, circondandomi con le braccia.
Guardai in quegli occhi verdi che conoscevo. Avevamo
un legame lui e io, vero? Una corrente simile a un respiro
passava tra noi in quel luogo dove ci incontrammo, l'ultimo
luogo possibile. Eravamo nel mezzo di una tempesta
che ci circondava. Io dissi: Jackson...
... Jackson.  Un bambino piccolo con gli occhi verdi. La
macchina stava sbandando, le gomme stridevano, la donna
url, allungando il braccio indietro, con le dita che cercavano
freneticamente di slacciare la cintura di sicurezza del
seggiolino. E tutto fu inghiottito dal fuoco...
Poi ci fu il dolore, un dolore lancinante, terribile. Mi
afflosciai mentre lui mi sosteneva... il ragazzo con gli occhi
verdi. Shhh, shhh, mi disse, stringendomi forte con il
braccio martoriato. Sentii i mille tocchi di altri tempi, di altre
possibilit che mi attiravano in modo irresistibile, e lui
era l'unica cosa solida rimasta al mondo. Mi accarezzava
i capelli con le sue lunghe dita da chirurgo. Non andartene,
disse, resta con me. Rimani sveglia...
"... Sveglia. Mamma ha appena aperto gli occhi, Nanga,
cos.  Sarah-Louise stava abbracciando Nyangu, che mi cercava
guardando nel vuoto. Sentivo che mi cercava. Mi senti,
piccola Sarah? Forse. Devi ricordare...
... Devi ricordare,  disse nonna mentre infilava il pezzo
d'ambra in una taschina sotto il braccio dell'orso. Poi cominci
a ricucirla. Si chin per guardare Sammy negli occhi
e disse: Nanga disse che tu sarai l'unico a non dimenticare.
Diglielo: hai cambiato le cose una volta, puoi cambiarle ancora,
 possi... 
"... Possibile, termin il ragazzo, sempre stringendomi.
I suoi strani occhi verdi erano talmente pieni di speranza
da far male. Lo vedo anch'io. Vedo anch'io quello che
vedi tu, Sarah. Dobbiamo solo ricordare...
... Dobbiamo ricordare,  disse la mia bisnonna pazza,
posando la carta del Mondo capovolta su un tavolo coperto
da un panno, che quando la carta  capovolta, cos, significa
che gli eventi non sono ancora giunti a conclusione.  Una
bambina dagli occhi verdi e dalla pelle colore del miele era
appena dietro di lei e mi guardava. Ma ormai sono vicini
al termine, " concluse Fiona. Guard nel vuoto, verso di me,
con il viso in ombra e gli occhi stranamente brillanti. C'era
della piet in quegli occhi. Stai... 
"... Stai dormendo, Sarah? Sarah? Tesoro, svegliati.
...
.
...
Epilogo.
...
.
...
Mi sentivo le orecchie vuote, come se avesse dovuto
esserci un rumore, che per mancava. C'era solo il canto
degli uccelli. Un suono pieno di pace. Ero distesa sull'erba
sotto la vecchia quercia e qualcuno stava picchiettando
piano sulla mia mano. Sentii che l'aria mi riempiva i polmoni
di colpo, come se prima non avessi respirato e adesso
s. Faceva un po' male.
Guardai il viso nascosto dal sole alle sue spalle: un volto
d'ombra incorniciato di luce. Un viso cos simile a quello di
mia madre, ma pi dolce, pi semplice.
Maggie, dissi, ricordando dov'ero e perch. Mamma
ti ha mandato a cercarmi?
S, disse la zia. Tua mamma mi ha mandato.
 ora?
"S, disse di nuovo lei.  ora.
"Allora direi che dobbiamo rientrare. Presi Maggie sottobraccio.
Toccai la spilla che aveva sul colletto, quella che
portava sempre: un nodo d'amore che lei e mamma avevano
fatto da piccole. Lei una volta era stata sul punto di
morire; era entrata in coma per una caduta, e quando si era
risvegliata aveva voluto quella spilla; da allora la portava sempre.
La spilla fortunata, dissi.
S, rispose lei. Molto fortunata.
Eravamo sulla collina, all'interno del recinto di ferro
del cimitero di famiglia. Era la fine di ottobre e l'inverno
era arrivato presto. Nel giro di un fine settimana l'aria era
diventata fredda e gli alberi avevano cominciato a perdere
le foglie, che ora formavano coperte umide ai loro piedi.
Ci riunimmo davanti alla fossa aperta, come storni. Il
prete inton la preghiera con voce cupa. Il mio fratellino
Sammy giocava da solo a nascondino tra le tombe, solo lui
e l'Orso Peso. Noi sembravamo immobili, compresa mia madre.
Pap le prese la mano e vidi che lei ricambiava la stretta.
Dev'essere bello, pensai per la millesima volta, amare qualcuno in quel modo.
Fuori dalla recinzione, cerano Rose e Jackson, un po'
in disparte. Quando li guardai, Jackson distolse lo sguardo,
come se l'avessi beccato a fissarmi. Un po' pi in alto sulla
collina, separata dal gruppo, c'era una famiglia, tutti e tre
alti e biondi, padre, madre e figlio. Notai che alcuni dei
presenti li indicavano con discrezione. Erano vecchi amici
di mia madre, il senatore Hathaway, sua moglie e suo figlio Richard.
C' un tempo per tutto... ricordava il prete, salendo di
tono nella conclusione, "... un tempo per ridere e un tempo
per danzare. Io mi immagino che anche ora Ida stia danzando
al chiaro di luna, tra le braccia del suo amato Mark.
Guardai oltre il cimitero recintato, verso i campi e i boschi
della propriet di famiglia, verso la casa in lontananza,
accucciata dietro il folto dei giardini. Una raffica di vento
mi fece volare i capelli sul viso e mi sussurr all'orecchio.
I rami spogli del salice del cimitero frusciarono. Sentii l'eco
di alcune voci, forse di barcaioli sul fiume.
Sammy e io fummo gli unici ad alzare gli occhi.
Scendemmo gi per la collina per tornare a casa. Rose
aveva preparato la colazione. Io entrai quasi per ultima.
Avevo un gran mal di testa da quando Maggie mi aveva svegliato,
un dolore sordo che ancora mi intontiva.
La casa era piena di gente, molti gi con il piatto pieno
in mano. Parlavano piano, in piccoli gruppi. Di mia nonna,
immaginai. Da queste parti lei era stata un'istituzione. Attiva
in chiesa, nella comunit. Grande raccoglitrice di fondi
per la ricerca sulle funzioni cerebrali e sulle anomalie neurologiche.
Pur con tutta quella gente, la casa sembrava deserta
senza di lei. Per la prima volta sentii tutti i suoi angoli
come vuoti. Per la prima volta notai che i soffitti alti, i lunghi
corridoi e le stanze chiuse e inutilizzate sembravano
catturare i suoni e trattenerli come una pallida eco.
Ma forse era solo il mio mal di testa.
Trovai mamma nel salotto a destra delle scale. Era seduta
da sola sul divano, sulle ginocchia un piatto pieno e
intatto. Mi fece cenno di sedermi accanto a lei.
Pap dov'?
Ha accompagnato la signora Whipple alla macchina.
Come mai gli specchi sono coperti in tutta la casa?
Dev'essere stata Rose, rispose mamma.  un'usanza
del Sud. Per aiutare lo spirito della nonna nella traversata.
Sospir profondamente. Le posai la mano sul braccio.
Ha avuto una bella vita, non credi? disse lei.  successo
tutto cos all'improvviso. Un ictus. Non me lo sarei mai aspettato.
E gi, conclusi io.
Ma stamattina mi sono svegliata e non ero pi sorpresa.
Come se lo sapessi da settimane. La voce s'incrin, ma
lei si ricompose. Per sono contenta che siamo riusciti a
festeggiare il tuo compleanno prima di ricevere la notizia.
S, dissi. Anch'io.
Lei si premette una mano sulla tempia. Ho un mal di testa
terribile. Mi prenderesti un'aspirina, tesoro? Per favore?
Mi feci largo tra la folla verso le porte a vento della cucina,
in fondo al corridoio, ed entrai.
Rose si volt a fissarmi.
Oh, dissi, scusa. Mi ronzavano le orecchie e mi girava
un po' la testa.
"Qualcosa non va? chiese Rose.
"No. Ehm... non dovrebbe essere qui, Jackson?
Non avevo idea del perch l'avessi detto. E a quanto pareva
neanche Rose.
Ti serve qualcosa? Magari una bibita?
"Non so cosa darei per una Cherry Coke.
Lei and a rovistare nel frigorifero. Io andai al pensile
stretto dove sapevo che mia nonna teneva l'aspirina.
Non ti senti bene? chiese Rose vedendo le pillole,
mentre mi porgeva la bibita.
Mamma ha il mal di testa.
Dev'essere un'epidemia.
"En s, dissi. Grazie per la Coca."
Devo tornare di l a prendere un po' di piatti. Ci sono
briciole dappertutto. Avranno...
... gli scarafaggi nel divano, conclusi. Lei mi guard.
Scusa, ripetei. "Non volevo toglierti le parole di bocca.
Non dimenticare l'acqua, disse Rose, guardandomi in modo strano.
Eh?
Per tua madre.
Giusto," risposi.
Dopo aver dato l'aspirina a mia madre, andai a cercare
Sam. Lo trovai dove immaginavo: di sopra, nella stanza
nautica. Era la sua stanza ogni volta che venivamo a trovare
la nonna.
Era seduto alla scrivania, sulla sedia girevole, e girava
piano, dandosi delle spinte. Mi guard con aria interrogativa.
Tutto a posto, Sammy? dissi.
Mi fa male la testa, rispose lui alla fine. Per sto
bene.
Va bene, dissi. Allora torno gi. Mi voltai e feci per
andarmene.
 meglio ora di come era prima, comment lui.
Meglio? ripetei. Che cosa  meglio, piccolo?
Le cose, disse lui. Tipico di Sam. Un vero campione
dei dettagli. Ti devo dare una cosa, Sarah. Una cosa che
ho trovato.
Cos'hai trovato, Samvise?
Prese l'Orso Peso e infil un paio di dita paffute in una
taschina sotto il braccio del pupazzo. Pesc l'estremit di
una catenina. Il pendente all'altro capo usc per ultimo.
Il tesoro, pensai stupidamente. Che cos'? chiesi.
Lui lo pos sul palmo della mia mano. Era una pietra
liscia, giallo-arancione, trasparente. Ambra. E in mezzo
c'era un ragno, con le zampe lunghe e sottili. Mi venne la
pelle d'oca. Avevo sempre odiato i ragni.
"Questi sono velenosi. Il morso non guarisce mai.
Lo so, Sarah.
 bellissimo, dissi.
"Prego, disse lui annuendo.
"Grazie, piccolo. Me lo misi al collo. In quel momento
mi ricordai che c'era qualcuno che dovevo vedere, qualcosa
che dovevo dire. Devo andare, Sam, va bene? Devo cercare
Jackson.
Lui mi guard con occhio critico. S, disse. Devi cercare
Jackson.
Uscii. Raggiunsi le stalle e guardai dentro. I cavalli nitrirono
piano. Vagai per i prati sul davanti e attraversai tutto
il giardino. Scesi gli scalini di pietra fino al molo dov'era
ormeggiata la Amber.
Risalendo la collina verso la casa, deviai per entrare nel
labirinto. Lo percorsi fino a raggiungere il centro e salii gli
scalini del gazebo di metallo.
Lui era l.
Sorrise. Mi piaceva il suo sorriso. Caldo, gentile, sincero.
Conoscevo Jackson da sempre. Avevamo giocato insieme
qualche volta da bambini, quando venivo in visita con
i miei. Ormai non facevo pi caso alle cicatrici: Jackson
era solo Jackson. Perci era strano che notassi il suo sorriso.
E i muscoli sotto la camicia. E il modo in cui le sue
mani somigliavano a quelle di mio padre: mani da chirurgo,
grandi, squadrate, con le dita lunghe. Era strano che mi
domandassi come sarebbe stato se mi avesse preso il viso
tra le mani, per...
Interruppi quei pensieri. Vidi che mi stava osservando,
quasi come se avesse saputo cosa mi passava per la mente.
Mi allontanai un po'.
Spero che ora ci trasferiremo qui, dissi.
Lui annu. "Lo farete.
Sorrisi della sua sicurezza. Sai qualcosa che io non
so?
Oh, tante di quelle cose... disse lui con un sorriso.
Piantala, dissi, ridendo. Mi passai la mano sulla fronte.
Una volta... forse avevo un bozzo enorme. Giusto? Ora
la pelle era fresca e liscia. Ho fatto un sogno che vorrei
tanto ricordare. Ma  come se fosse al di l della mia portata,
sai cosa intendo? E c'era qualcosa... La voce divenne
un sussurro. Qualcosa di importante.
Dimmi, disse lui.
Le parole scivolarono via da sole. " possibile.
Lui sgran gli occhi. Occhi verdi pieni di speranza.
Perch avevo pensato una cosa simile?
Cosa deve succedere?" domandai, con un'urgenza che
non riuscii a comprendere.
Per un momento sembr che Jackson volesse dirmi
qualcosa, ma poi sorrise e basta. Aspettiamo e vediamo.
D'accordo?
Alz la mano, mi tocc l'angolo dell'occhio, mi mostr
il dito. Una lacrima.
Scintillava, riflettendo la luce. Chiusi gli occhi.
E se mi avesse sfiorato il mento? E se mi avesse dischiuso
le labbra con il pollice? E se si fosse chinato verso di me, cos
vicino che il suo respiro sarebbe diventato il mio e il mio il suo?
E se finalmente, finalmente... mi avesse baciata?
...
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...
FINE.
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Ringraziamenti.
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...
Come abbiamo imparato, per fare molte cose, nella vita, ci vogliono molte persone; anche per mettere l'idea di una storia sullo scaffale di una libreria. Dobbiamo molto a tante persone per aver trasformato Amber House in un libro. Prima di tutto alla nonna e al Comandante, Lore e Lundi Moore, che condividono l'amore per le vecchie cose, e al nostro ragazzo Sinjin Reed, che ama le storie e ha contribuito con molte idee contenute in questo libro. Loro tre ci hanno sempre sostenuto nei nostri progetti, per quanto folli. Poi c' la nostra prima lettrice e "critica, Jessica Wanderscheid. Jecie, il tuo entusiasmo ci ha dato la forza di andare avanti, anche durante la difficile fase della proposta agli agenti.
Grazie infinite alla nostra prima salvatrice, la straordinaria, gentile, accorta, paziente, indomita agente Jennifer Weltz della Jean V. Naggar Literary Agency. Amber House  un libro migliore grazie alle sue critiche e ai suoi suggerimenti. Grazie anche alle meravigliose Jessica Regel e Laura Biagi della JVNLA.
Ringraziamo ancora il cielo per la nostra seconda salvatrice, Cheryl Klein, il cui occhio esperto e meticoloso  semplicemente sbalorditivo. Sempre positiva e incoraggiante anche nelle critiche pi taglienti, Cheryl  l'editor che tutti gli autori dovrebbero avere la fortuna di incontrare.
Alla Scholastic ringraziamo la nostra impavida coordinatrice Elizabeth Starr Mayo, la designer Whitney Lyle e l'addetta stampa Lauren Felsenstein. Infine ringraziamo gli amici che hanno dedicato il loro tempo a leggere e commentare il libro: John Hicks, David Leiwant, David Naggar e Tammie Stickney. Grazie a Maureen Grady e Nancy Harewood, che hanno contribuito a
realizzare la prima versione della storia. Grazie a Deborah, che ha reso verosimili le parti riguardanti la navigazione, e al personale della Annapolis Small Boat Rentals, che ci ha dato una carta e una barca con cui esplorare le splendide acque del fiume Severn e della baia di Chesapeake. E grazie, di cuore, a tutti voi, gentili lettori.
...
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...
FINE.